Crescita, il decreto col bonus per la casa che può diventare un "condonino"

Bonus in arrivo per la valorizzazione edilizia, tra cui la possibilità di variazione volumetrica: lo si legge nella bozza del decreto legge cosiddetto 'Crescita', un provvedimento con cui il governo intende invertire la rotta dell'economia in Italia. 

Non è un condono, ma nel decreto legge crescita vi sono alcuni aspetti che possono essere appetibili per i proprietari di casa: nella bozza del provvedimento del governo sono infatti previsti alcuni bonus per la valorizzazione dell'edilizia, tra cui la possibilità di variazione volumetrica.

Le imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare che acquistano e, entro i successivi 10 anni, demoliscono e ricostruiscono l'edificio potranno beneficiare di diversi incentivi: una tantum di 200 euro per l'imposta di registro e le imposte ipotecaria e catastale; possibilità di variazione volumetrica e alienazione rispetto al fabbricato preesistente. 2019.

Inoltre nella bozza del decreto legge crescita visionato dall'Adnkronos sarebbero previste nuove risorse per il Fondo di garanzia prima casa. Un rifinanziamento da 200 milioni di euro per l'anno in corso prevedendo tra l'altro la riduzione degli accantonamenti a copertura del rischio passando dal 10% all'8% dell'importo garantito.

Norme che sembrano a tutti gli effetti rispondere alle richieste di Confedilizia che con il suo presidente Giorgio Spaziani Testa aveva richiesto "misure di stimolo per il settore immobiliare".

Decreto crescita: cosa cambia in 8 capitoli

Sono otto i capitoli contenuti nella bozza del decreto legge crescita, visionato dall'Adnkronos, con cui il governo intende invertire la rotta dell'economia in Italia. Il provvedimento comprende

  1. Misure fiscali per la crescita economica;
  2. tutela del made in italy;
  3. rilancio degli investimenti privati;
  4. interventi per semplificazione e promozione del sistema produttivo;
  5. interventi in materia di energia;
  6. misure per promuovere l'internazionalizzazione delle imprese e l'attrazione degli investimenti;
  7. programmazione e pianificazione degli investimenti;
  8. nuova finanza per l'impresa.

Decreto crescita, misure per lo sviluppo

Nel decreto crescita sono previste misure ad hoc per aiutare il Sud con un unico piano operativo da finanziare attraverso il 'Fondo per la progettazione degli interventi infrastrutturali'.

Secondo il Governo gli incentivi pensati per le Zone economiche speciali non sono sufficienti e per questo si vorrebbe finanziare con 300 milioni di euro un 'Piano grandi investimenti - Zes' per il biennio 2019-2020. La norma consentirebbe l'attivazione di un apposito strumento finanziario che favorisca investimenti diretti, in forma di debito o di capitale di rischio.

Il decreto prevede altresì contributi ai Comuni per interventi di efficientamento energetico e sviluppo territoriale sostenibile.

Il ministero dello Sviluppo economico potrà infatti procede all'assegnazione automatica di contributi, nel limite massimo di 600 milioni di euro per l'anno 2019.

Gli interventi e le forniture devono essere avviati entro il 15 ottobre 2019 e le risorse dovranno essere destinate alla realizzazione di progetti per: l'efficientamento dell'illuminazione pubblica; il risparmio energetico negli edifici di proprietà pubblica o destinati all'uso pubblico; l'installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Gli enti locali dovranno utilizzare le risorse anche per lo sviluppo territoriale sostenibile, ivi compresi interventi per l'adeguamento e la messa in sicurezza di scuole, edifici pubblici e patrimonio comunale, per l'abbattimento delle barriere architettoniche, nonché progetti in materia di mobilità sostenibile.

Decreto crescita, nascono le Società di investimento semplice.

Il decreto crescita preve una nuova forma giuridica per le società, la Società di investimento semplice, acronimo Sis,

La nuova forma giuridica ha come ''oggetto esclusivo l'investimento collettivo del patrimonio raccolto in Pmi non quotate su mercati regolamentati'', che si trovano nella fase ''di sperimentazione, di costituzione e di avvio dell'attività''.

Dunque potranno investire esclusivamente in start up non quotate, e potranno beneficiare del vantaggio fiscale dell'esenzione dalle tasse dei redditi di capitale. Le nuove società si costituiscono con capitale fino a 25 milioni, raccolto presso investitori professionali o anche tramite business angels.

Decreto crescita, incentivi per finanziamenti con obbligazioni

Il decreto crescita prevede 70 milioni di euro destinati ad incentivi per le imprese che si finanziano attraverso canali alternativi, rispetto al tradizionale prestito bancario, come l'emissione di obbligazioni.

La norma mira a sostenere progetti di sviluppo aziendale, un contenuto strategico per il sostegno alla crescita e alla competitività del Paese e da una rilevante dimensione finanziaria, caratterizzati da una soglia prevista da 2,5 a 10 milioni di euro. 

Come vi avevamo già dato conto con il decreto crescita nasce il 'marchio storico di interesse nazionale' per tutelare le aziende in crisi che potranno essere aiutate dallo Stato: le imprese dovranno cercare un acquirente per lo stabilimento in difficoltà e, nel caso di fallimento, il marchio sarà amministrato dallo Stato, per essere riassegnato.

Le persone fisiche o giuridiche con marchi d'impresa vecchi di almeno mezzo secolo, o per le quali sia possibile dimostrare l'uso continuativo da almeno cinquanta anni, si potranno iscrivere nell'apposito registro. 

L'intervento mira a disincentivare iniziative che prevedano la chiusura dei relativi stabilimenti produttivi con eventuale delocalizzazione all'estero.

Stop alle Pizzerie 'Mafia' e magliette 'Marina'

Con il decreto crescita arriva anche la stretta sulle parole che fanno pensare all'Italia, e che vengono utilizzate proprio per attirare possibili clienti. Una norma che mira a tutelare maggiormente i segni riconducibili alle forze dell'ordine e alle forze armate e i nomi di regioni e comuni.

In particolare si vieta la registrazione di marchi d'impresa che contengano parole 'italian sounding' e, più in generale, di figure o segni lesivi dell'immagine o della reputazione dell'Italia.

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