Tasse, cuneo fiscale troppo alto: alle aziende conviene ancora produrre all'estero

Tra il 2015 e il 2017 solo lo 0,9% delle imprese ha riportato in Italia attività precedentemente svolte all'estero mentre sono oltre 700 quelle che hanno scelto l'Europa o anche paesi d'oltreoceano per produrre pagando meno tasse

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio alla Camera in una foto di archivio Ansa

Il nostro Paese pecca ancora di attrattiva anche per i nostri stessi investitori: solo lo 0,9% delle imprese ha dichiarato di aver trasferito in Italia, nel triennio 2015-2017, attività precedentemente svolte all'estero. Lo dimostrano i dati Istat pubblicati oggi.

Per la maggior parte la scelta di delocalizzare e mantenere all'estero parte delle attività è dettata da una semplice logica di riduzione dei costi. Come si evince dall'indagine dell'istituto di statistica in particolare le industrie manifatturiere ad alta tecnologia ritengono fondamentale la riduzione del costo del lavoro e dei costi d’impresa.

In Italia cuneo fiscale a livelli record 

Cartina tornasole anche il tipo di attività delocalizzata che solo per il 43% attiene al core business dell'azienda mentre sono più semplici da portare in Paesi con un costo del lavoro minore le attività di supporto come servizi amministrativi, contabili e gestionali.

Ma dove va chi delocalizza? Il 59,6% dei trasferimenti all’estero risulta indirizzato verso paesi comunitari, mentre allargando lo spettro si vedono importanti trasferimenti anche verso l'India (8%), Nord America (5%) e Cina.

Chi se ne va e chi invece arriva in Italia

Nel trienno 2015/17 oltre una grande impresa su venti ha trasferito in Italia attività o funzioni aziendali precedentemente svolte all’interno dell’impresa.

Sono maggiormente le grandi imprese (7,4%) e le imprese appartenenti a gruppi (5,8%) a trasferire attività al di fuori dell’impresa stessa. Nell’industria, il 55,4% delle imprese dichiara di aver delocalizzato l’attività principale e il 64,5% le attività di supporto; percentuali che sono rispettivamente pari a 35,7% e 97,3% nei servizi.

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Come attirare investimenti in Italia

Un forte incentivo per determinante il trasferimento in Italia di quote produttive sarebbe -a detta dei rispondenti- una riduzione della pressione fiscale (l’84,5% delle imprese), politiche per il mercato del lavoro (79%), politiche di offerta localizzativa (75,5%) e incentivi per l’innovazione, Ricerca e Sviluppo (70,9%).

Sono altrettanto importanti, per le imprese industriali, finanziamenti per l’acquisto in macchinari, e per le imprese attive nei servizi politiche per l’offerta di lavoro qualificato, ad esempio technology skilled workers.

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Rallenta la grande fuga di aziende

Tra i dati Istat c'è qualche aspetto positivo e questo viene dal rallentamento della fuga all'estero delle imprese, con una riduzione di ben dieci punti percentuali. Nel periodo 2015-2017 soltanto il 3,3% delle medie e grandi imprese -700 circa- ha trasferito all'estero attività o funzioni svolte in Italia, contro il 13,4% del periodo 2001 - 2006. 

La tendenza al ridimensionamento del fenomeno è confermata a livello europeo. Infatti la percentuale di imprese europee che trasferiscono oltre i confini nazionali attività o funzioni aziendali è passata dal 16,0% del 2001-2006 al 3,0% del 2015 – 2017.

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