Diamanti a prezzi 'gonfiati', multate banche e broker: rimborsi per i consumatori

Dopo due istruttorie l'Antitrust ha deciso di sanzionare due società, la Idb e la Dpi, che tramite le banche vendevano le pietre preziose a cifre superiori ai prezzi di mercato. Le associazioni dei consumatori: “Scattino subito i rimborsi”

I diamanti esposti durante l'International Diamond Week tenutosi in Israele a febbraio (FOTO ANSA)

Vendevano diamanti a prezzi molto superiori alle quotazioni di mercato, convincendo i clienti a spendere cifre esorbitanti, stabilite a tavolino dai 'venditori' e molto lontane dalle linee base degli indici internazionali. Una 'truffa' milionaria che, secondo l'Antitrust, aveva anche un secondo effetto negativo per gli acquirenti delle pietre preziose: rivendere dei diamanti acquistati a cifre fuori mercato era una sfida quasi impossibile per qualsiasi esperto del settore. 

Così, al termine di due istruttorie, l'Antitrust ha ritenuto “gravemente ingannevoli e omissive le modalità di offerta dei diamanti da investimento da parte di Intermarket Diamond Business - IDB S.p.A. (Idb) e Diamond Private Investment - DPI S.p.A. (Dpi), anche attraverso gli istituti di credito con i quali rispettivamente operavano: Unicredit e Banco Bpm (per Idb); Intesa Sanpaolo e Banca Monte dei Paschi di Siena (per Dpi)".

Le sanzioni

Nel comunicato pubblicato dall'Autorità per la concorrenza vengono specificate le sanzioni ai danni di Idb, Dpi e istituti di credito. La prima sanzione è da 9,35 milioni, così suddivisi: 2 milioni per Idb; 4 milioni per Unicredit; 3,35 milioni per Banco Bpm; mentre per la seconda, da 6 milioni di euro,  Dpi dovrà sborsare un milione, Banca Intesa 3 milioni e Mps 2 milioni. 

Nella nota ufficiale, l'Antitrust espone in maniera chiara quali siano state le scorrettezze delle due aziende venditrici Dpi e Idb: “ I profili di scorrettezza riscontrati per entrambe le società hanno riguardato le informazioni ingannevoli e omissive diffuse attraverso il sito e il materiale promozionale dalle stesse predisposto in merito:

  • al prezzo di vendita dei diamanti, presentato come quotazione di mercato, frutto di una rilevazione oggettiva pubblicata sui principali giornali economici;
  •  all’andamento del mercato dei diamanti, rappresentato in stabile e costante crescita;
  • all’agevole liquidabilità e rivendibilità dei diamanti alle quotazioni indicate e con una tempistica certa;
  •  alla qualifica dei professionisti come leader di mercato”.

Oltre alle due aziende sopracitate, sono finiti nei guai anche alcuni istituti di credito, “ principali canali di vendita dei diamanti per entrambe le imprese, utilizzando il materiale informativo predisposto da Idb e Dpi, proponevano l’investimento a una specifica fascia della propria clientela interessata all’acquisto dei diamanti come un bene rifugio e a diversificare i propri investimenti”.

“Il fatto ’investimento fosse proposto da parte del personale bancario e la presenza del personale bancario agli incontri tra i due professionisti e i clienti – continua l'Antitrust parlando delle banche -  forniva ampia credibilità alle informazioni contenute nel materiale promozionale delle due società, determinando molti consumatori all’acquisto senza effettuare ulteriori accertamenti”.

Al procedimento hanno partecipato anche diverse associazioni dei consumatori, come Altroconsumo, originaria segnalante, Movimento Difesa del Cittadino e Codacons. All'indomani del comunicato dell'Antitrust diverse associazioni hanno manifestato la loro soddisfazione per questa decisione, che rappresenta una svolta per i consumatori.

Confesercenti: "Banche e società smentite dall'Antitrust"

Confesercenti scrive: “Le stesse banche e società che, fino a qualche giorno fa rispondevano alle lettere inviate dalle associazioni dei consumatori sostenendo la correttezza del proprio operato, ora sono state smentite all’Antitrust.L’Autorità, ritenendo gravemente ingannevoli ed omissive le modalità di offerta dei diamanti come forma di investimento, ha sanzionato per complessivi 15,35 milioni di euro le società Intemarket Diamond Business (Idb) e Diamond Private Investment (Dpi), unitamente agli istituti di credito con cui rispettivamente operavano, cioè Unicredit e Banco Bpm (per Idb) e Intesa Sanpaolo e Mps (per Dpi), per aver indotto talune fasce di risparmiatori all’acquisto di questa tipologia di prodotti, incuranti del rispetto delle norme a tutela dei consumatori ed a prezzi di vendita di molto superiori rispetto al reale valore dei diamanti”.

Cosa fare 

Cosa possono fare adesso i consumatori traditi? Confesercenti si sta già muovendo per “predisporre ogni azione utile ad ottenere il rimborso delle cifre investite per l’acquisto di diamanti. Si invitano, pertanto, tutti coloro che sono risultati coinvolti nella vicenda a prendere immediati contatti con le sedi di Confconsumatori per avviare le più opportune tutele”.

Sul caso è intervenuta anche l'Aduc che, citando anche il servizio andato in onda su Report, chiede alle banche di rimborsare i consumatori: “l discorso è assai semplice: le banche devono risarcire tutti i clienti. Nei nostri diversi articoli sulla vicenda abbiamo ripetutamente riferito come ad Intesa Sanpaolo avessero iniziato a risarcire i clienti che andavano in agenzia a protestare "con le buone" senza farsi abbindolare dai falsi 'tavoli coi consumatori'. Abbiamo anche pubblicato il documento che prova l'acquisto dei diamanti da parte di Intesa Sanpaolo. Abbiamo anche un caso risolto positivamente che riguarda un cliente Unicredit".

"Ora che le sanzioni sono pervenute sebbene ricordiamo che sono appellabili da parte di tutti i soggetti, si ha un'arma consistente in più per reclamare verso le banche complici consapevoli della vendita piramidale di diamanti. Ed è ciò che ora Aduc inizierà a fare per conto dei sempre più numerosi clienti che da un anno si rivolgono a noi. Ancora, i clienti devono sempre ricordare di possedere un'arma assai forte che è l'arma della concorrenza: una (presunta) grande banca non può affermare che non era a conoscenza del reale valore dei diamanti e di come lavorasse un suo partner commerciale. Se davvero fosse, vorrebbe dire che per i clienti è assai meglio non avere mai più a che fare con la (presunta) grande banca per alcun motivo”.

Anna D'Antuono, avvocato e consulente dell'Aduc, conclude con un consiglio: “Non  lasciate i diamanti in custodia presso la Idb e la Dpi”.

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