Altro che taglio delle accise: in Italia il diesel più caro d'Europa (e anche la benzina non scherza)

Secondo una ricerca del Centro studi Impresalavoro, a pesare negativamente sul prezzo finale dei carburanti sono le tasse. Sono numeri preoccupanti in vista del probabile aumento dell’Iva

In diesel in Italia è il più caro d’Europa e il prezzo della benzina nel nostro Paese il quarto più alto tra quelli acquistabili in altri Stati dell’Ue. A rivelarlo è una ricerca del Centro studi Impresalavoro, sulla base delle elaborazioni dei dati del ministro dell’Economia e della Commissione Ue. 

Questi nel dettaglio i prezzi: il costo medio per un litro di diesel è di 1,487 euro contro una media europea di 1,329 euro, mentre quello della benzina è di 1,599 euro, rispetto a una media Ue a 28 di 1,439 euro. “Merito” soprattutto delle tasse, le famose accise che in tanti avevano promesso di tagliare, come ad esempio il vicepremier Matteo Salvini, e che invece continuano ancora a pesare. 

Accise e carburanti, in Italia il diesel più costoso d'Europa

Per quanto riguarda il costo della benzina, fare il pieno in Italia costa l’11% in più rispetto alla media europea. Peggio di noi e dei nostri 1,599 euro al litro fanno soltanto Paesi Bassi, Grecia e Danimarca, con rispettivamente 1,681 euro, 1,629 e 1,620. Il prezzo praticato in Italia è del 4,5% più alto rispetto a quello della Francia, l’11,4% rispetto alla Germania e addirittura il 26,3% più caro rispetto all’Austria. Il prelievo statale sul prezzo finale rappresenta il 63,5% rispetto al 60,2% della media europea, il 61,8% della Francia, il 61,6% della Germania e il 52,9% della Spagna. 

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Discorso simile quando si va a guardare il prezzo del diesel, addirittura il più alto d’Europa, come si è detto. Il costo al litro pari a 1,487 euro è decisamente superiore alla media europea, fissata a 1,329 euro, e supera anche quello di Germania (1,242) e Spagna (1,213).  In Italia l’incidenza statale sul diesel vale per il 59,6% mentre a livello europeo questa pesa per il 54,9% di media (ci supera solo il Regno Unito con un valore pari al 60,%).

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Attualmente, ricorda ImpresaLavoro, incidono sul prezzo del carburante ben 17 diverse accise, deliberate dal 1935 ad oggi. Nel conto finale per la benzina figurano le voci di spesa più disparate: "Dalla Guerra di Etiopia all’acquisto di autobus ecologici; dal Rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004 all’emergenza migranti causata dalla crisi libica. Senza dimenticare che attraverso l’aumento delle accise si sono affrontate le principali emergenze italiane: dal terremoto in Emilia (2012) fino ai terremoti in Friuli (1976) e Irpinia (1980) o alle alluvioni di Firenze (1966) e Liguria (2011). In molti casi si tratta chiaramente di voci di emergenze concluse ma su cui comunque continuiamo a versare allo stato importanti risorse ogni qualvolta facciamo il pieno di benzina alla nostra auto". 

Il gettito totale per accise nel nostro Paese nel suo complesso è aumentato di 5,2 miliardi negli ultimi dieci anni, dice il Centro Studi: "Le accise su prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi garantivano alle casse dello stato 20,3 miliardi nel 2008. Gli aumenti successivi hanno fatto crescere questa cifra del 25,6% in dieci anni portando il gettito del 2018 a 25,5 miliardi di euro, una cifra sostanzialmente stabile negli ultimi anni (25,4 miliardi nel 2016, 25,7 miliardi nel 2017)".

Il rischio di aumento dell'Iva e delle accise a gennaio 2020

“Questi numeri preoccupano soprattutto perché non sono state ancora individuate le risorse per disinnescare le clausole di salvaguardia - dice Massimo Blasoni, presidente del centro studi ImpresaLavoro - In assenza di coperture alternative, esse scatterebbero dal primo gennaio 2020 facendo aumentare l'Iva (dal 22 al 25,2% quella ordinaria e dal 10% al 13% quella agevolata) e le accise sui carburanti per un valore pari a 400 milioni di euro l'anno. Al momento il 63,5% del prezzo finale della benzina è costituito da tasse e non dimentichiamo che l'Iva si applica anche sulle accise”. 

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