Lavorare nobilita i datori di lavoro: salari inadeguati, in Italia peggio che in Europa

Per un italiano su dieci lavorare non vuol dire certezza o serenità, anzi: nel nostro paese il tasso di occupati a rischio di povertà è pari all'11% dell’intera forza lavoro nazionale, due punti percentuali sotto alla media europea. Lo dicono i dati elaborati da Oxfam: "Rotto il legame tra produttività e prosperità"

"Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa." Lo dice l'articolo 36 della costituzione italiana, un articolo tradito dallo status quo evidenziato dai dati pubblicati da Oxfam, l'organizazione internazionale di contrasto alla povertà. In Italia, meno che in Europa, avere un lavoro non significa essere al riparo dalla povertà: più di un occupato su 10 tra i 15 e i 64 anni infatti non ha un reddito adeguato, nonostante nell'ultimo ventennio la produttività del lavoro abbia registrato una crescita vertiginosa. In poche parole la ricchezza prodotta è finita nelle casse dei soliti noti. 

Lo conferma una semplice controprova alla statistica sulla distribuzione della ricchezza: tra il 2006 e il 2016 (grande recessione compresa) il reddito delle famiglie è aumentanto. Se chi legge queste righe non si trova d'accordo, contestando il fatto che dodici anni fa la condizione economica della propria famiglia era migliiore di quella attuale, allora si trova fuori da quel 20% di italiani che si sono potuti spartire 72 miliardi di euro.

Chi sono gli italiani più ricchi

In Italia ci sono 151 miliardari (in dollari, dati Forbes): le sette persone più ricche detengono la ricchezza del 30% più povero (ovvero circa 80 miliardi di euro),

I 14 paperoni italiani posseggono il 30% della popolazione più povera

Secondo i dati pubblicati dall'associazione il 10% degli italiani possiedono oggi oltre 7 volte la ricchezza della metà più povera della popolazione. Un risultato ancora più sconfortante guardando alla concentrazione di ricchezza: la ricchezza dell’1% più ricco degli italiani è oltre 30 volte la ricchezza del 30% più povero dei nostri connazionali e 415 volte quella detenuta dal 20% più povero della popolazione italiana. 

Nel 2016 la distribuzione della ricchezza nazionale netta (il cui ammontare complessivo si è attestato, in valori nominali, a 9.973 miliardi di dollari) vedeva il 20% più ricco degli italiani detenere poco più del 69% della ricchezza nazionale, il successivo 20% (quarto quintile) controllare il 17,6% della ricchezza, lasciando al 60% più povero dei nostri concittadini appena il 13,3% di ricchezza nazionale. Il top-10% della popolazione italiana possiede oggi oltre 7 volte la ricchezza della metà più povera della popolazione. Confrontando il top1% della popolazione italiana con i primi decili più poveri, il risultato è ancora più sconfortante. La ricchezza dell’1% più ricco degli italiani (in possesso oggi del 25% di ricchezza nazionale netta) è oltre 30 volte la ricchezza del 30% più povero dei nostri connazionali e 415 volte quella detenuta dal 20% più povero della popolazione italiana

Rielaborando i dati dalle indagini sui livello di reddito e dei consumi del World Panel Income Distribution Database di Lakner e Milanovic, Oxfam ha ricostruito e analizzato la distribuzione del surplus di reddito pro capite registrato nel periodo 1988-20114 su scala globale. Quasi il 46% dell’incremento del reddito disponibile pro-capite globale è stato appannaggio del 10% più ricco della popolazione mondiale a fronte di appena il 10% ricevuto dalla metà più povera della popolazione del pianeta.

I dati italiani rivelano per il periodo in esame un incremento complessivo del reddito nazionale pari a 220 miliardi di dollari (a parità del valore di acquisto nell’anno di riferimento 2005). Come per la ricchezza, anche per il reddito disponibile pro-capite nazionale quasi la metà dell’incremento (45%) è fluito verso il top-20% della popolazione, di cui il 29% al top-10%. In particolare, il 10% più ricco della popolazione ha accumulato un incremento di reddito superiore a quello della metà più povera degli italiani. La sperequazione desta ancor più allarme se ci si sofferma sulla quota di incremento del reddito ricevuta nell’arco degli oltre vent’anni in esame dal 10% più povero dei nostri connazionali: un risicato 1% corrispondente ad appena 4 dollari pro-capite all’anno.

L'indagine esorta la classe politica italiana a prendere provvedimenti efficaci, identificando come urgenti e prioritari misure di contrasto delle disuguaglianze.

La rielaborazione di Oxfam si basa su dati, modello econometrico e metodologia di stima utilizzati da Credit Suisse nella background research relativa ai più recenti Global Wealth Report e Global Wealth Databook

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