Via dall'Italia, ma verso dove? 20 paesi e 6 rischi per chi vuole investire all'estero

L'anno appena iniziato presenta uno scenario internazionale complesso, ma non privo di opportunità per le imprese che si affacciano sui mercati esteri

Turbolenze nei paesi emergenti, rallentamento dell'economia statunitense, protezionismo, volatilità del mercato azionario Usa, crescente indebitamento globale e disorderly Brexit: questi i sei principali pericoli del 2019 per le imprese che operano all'estero. A segnalarli è Sace Simest, partner assicurativo-finanziario di Cassa depositi e prestiti per le imprese che esportano e investono all’estero.

Siamo sempre meno e sempre più anziani: crescono stranieri e italiani in fuga 

Il vademecum che emerge dalla nuova edizione del Focus On ''Mappa dei Rischi. I 6 'pericoli' del 2019: conoscerli per gestirli''. Un anno in cui si delinea uno scenario internazionale più complesso, ma non privo di opportunità per le imprese che si affacciano sui mercati esteri. Una conoscenza approfondita dei rischi corredata da un adeguato disvelamento delle opportunità è imprescindibile, per indirizzare le imprese verso la crescita, sottolinea Sace Simest.

peso investimenti pil-2

''L'export è il driver principale della nostra economia e una scelta strategica per le imprese italiane. Per chi opera sui mercati internazionali la conoscenza dei rischi è imprescindibile, ma è un esercizio solo parziale se non la si affianca a un'adeguata analisi delle opportunità - ha dichiarato Beniamino Quintieri, Presidente di Sace-. Se generalmente i mercati emergenti esibiscono maggiore vulnerabilità a possibili shock esogeni, nondimeno alcuni si configurano destinazioni strategiche delle nostre esportazioni, come la Cina e gli Emirati Arabi Uniti, mercati più noti, ma anche il Brasile, l'India e il Vietnam. Sace Simest è un partner chiave in grado di fornire alle nostre imprese la conoscenza e gli strumenti per continuare a crescere anche in questa nuova fase dell'economia globale.''

Quali pericoli nel 2019

I 6 principali pericoli per l'anno in corso derivano innanzitutto dall'incertezza su economia e mercato azionario degli Stati Uniti, guerra dei dazi e Brexit, nonché da leitmotiv quali la fragilità di alcuni paesi emergenti e il crescente indebitamento mondiale.

rischi imprese 2019-2

Quali opportunità nel 2019

È fondamentale però non lasciare che i rischi che si profilano sul mercato internazionale oscurino un quadro ancora ricco di opportunità per l'export italiano. Per il 2019, le geografie più promettenti per le esportazioni italiane saranno Brasile, India, Indonesia e Vietnam, geografie con un profilo di rischio medio-elevato, sono mercati emergenti destinati a ricoprire crescente importanza nel prossimo futuro, così come la Russia si conferma un mercato strategico, dal quale si attendono segnali di costanza nei progressi.

In termini di rischio-opportunità, tra le migliori destinazioni spiccano Emirati Arabi Uniti, il Qatar, la Colombia, la Repubblica Ceca e la Cina, nonostante la decelerazione a cui andrà incontro. Gli Stati Uniti, destinazione tradizionale del nostro export, rimangono una meta a elevato potenziale, anche se risentiranno dell'imminente rallentamento economico.

rischio guerre 2019-2

Fra i Paesi a rischiosità medio-elevata, andranno presidiati anche quei mercati in cui non sono scontati elevati rendimenti ma che possono comunque regalare ottime soddisfazioni ai nostri esportatori, quali Marocco, Senegal e Kenya. La Turchia, nonostante la battuta d'arresto e le innegabili difficoltà, sembra ancora un mercato su cui si possa puntare in un'ottica di lungo periodo e con le necessarie cautele.

Rischio credito

Per quanto riguarda il rischio di credito, la Mappa dei Rischi 2019 restituisce un'immagine di eterogeneità tra economie avanzate ed emergenti: fra gli upgrade negli avanzati, Slovenia, Islanda, Grecia e Austria hanno registrato i più significativi progressi grazie soprattutto a un miglioramento del loro profilo bancario. Fra gli emergenti si segnalano i miglioramenti di Paesi quali Russia, nonostante le incertezze connesse al quadro geo-economico, e Polonia e Croazia, dove è diminuito il rischio sovrano. Peggiorate Turchia, Argentina e alcuni mercati nel Golfo (Oman e Bahrain). In India e Indonesia i rischi connessi al deprezzamento delle valute e alla pressione sulle riserve valutarie sono mitigati da fondamentali economici solidi. Discorso analogo per il Brasile, dove il rischio-incertezza connesso al nuovo corso politico è mitigato dalle grandi riserve valutarie, un sistema finanziario stabile e un debito contenuto

rischio politico 2019

Rischio politico

Le condizioni finanziarie più stringenti possono esacerbare il rischio di rifinanziamento in Paesi come il Pakistan e lo Sri Lanka. Le turbolenze che hanno riguardato principalmente Turchia e Argentina sembrano aver avuto effetti minori anche in Sudafrica, primo mercato per l’export italiano in Africa Subsahariana e che vale circa 2 miliardi di euro. In America Latina si è aperta una fase di incertezza legata alla conduzione di politica economica che il nuovo presidente Obrador porterà avanti in Messico e il neo eletto presidente Bolsonaro perseguirà in Brasile.

rischio credito 2019

In campo economico, sebbene siano ancora i mercati emergenti a presentare le maggiori criticità, grandi timori riguardano l'economia statunitense. L'ipotesi di una recessione già nell'anno in corso ha poche probabilità di realizzarsi, mentre è atteso un rallentamento dell'economia. Rimane poi grande incertezza sul protezionismo, con le aspettative sull'attuale tregua nella guerra dei dazi ostaggio dell'imprevedibilità degli attori in gioco. Dal punto di vista finanziario è ancora Washington al centro delle paure del mercato: una politica eccessivamente restrittiva da parte della Fed non solo genererebbe tensioni sui listini di Wall Street, ma potrebbe nuovamente ripercuotersi sugli emergenti, con effetti concreti anche per le nostre imprese esportatrici.

Eventuali ulteriori deflussi di capital dai mercati emergenti infatti, innescherebbero rialzi dei tassi d'interesse e una contrazione del credito concesso alle imprese locali, che avrebbero minori opportunità di investire. Inoltre le valute di queste geografie si deprezzerebbero, con effetti avversi sulle importazioni dei nostri prodotti e provocando anche un aumento del rischio di mancato pagamento. Emblematici i casi di Argentina e Turchia nel 2018, dove il nostro export è diminuito di circa il 10%. Permane l'annosa questione dell'indebitamento globale, salito a 244 mila miliardi di dollari nel terzo trimestre 2018 (il 318,2% del Pil mondiale) e che continua a destare preoccupazione per eventuali default sovrani, specie nei paesi di minori dimensione, e privati.

Infine, una Brexit nel caos, dopo che la Camera dei comuni ha respinto l'accordo stipulato da Theresa May con l'Ue, semina incertezza, mentre sale la probabilità di un'uscita con un no deal, ma restano aperti tutti gli scenari. A questi rischi si aggiungono i timori più recenti di un rallentamento più marcato del previsto in Cina e nei Paesi dell'Area dell'euro, che rappresenterebbero un problema per le nostre imprese.

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