Ecobonus e sismabonus: le imprese anticiperanno lo sconto sulle ristrutturazioni

Chi ha diritto alla detrazione potrà scegliere se ricevere tutti i soldi subito sotto forma di sconto o farseli restituire dal Fisco in dieci rate annuali. La novità è contenuta nel d.l. Crescita e come era facile immaginare sta facendo infuriare le associazioni di categoria

Foto di repertorio

Nel così detto D.l crescita c’è una novità importante che riguarda ecobonus e sismabonus. Parliamo delle agevolazioni concesse a chi esegue interventi di efficienza energetica o interventi relativi all'adozione di misure antisismiche. L’importo da portare in detrazione dalle imposte può variare dal 50% al 85% della spesa in base alle caratteristiche dell’intervento. Per quanto riguarda la sostituzione della caldaia ad esempio si ha diritto ad uno sconto che va 50 al 65% a seconda dell’impianto di riscaldamento che si decide di installare (qui la guida dell'Agenzia delle Entrate).

Ecobonus e sismabonus: le novità nel decreto crescita

Bene, dov’è la novità? L’articolo 10 del d.l 30 aprile 2019 stabilisce che "il soggetto avente diritto alle detrazioni può optare, in luogo dell’utilizzo diretto delle stesse, per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e a quest’ultimo rimborsato sotto forma di credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione, in cinque quote annuali di pari importo (…)".

Le imprese anticiperanno al privato l'importo della detrazione

In poche parole il contribuente che usufruisce della detrazione potrà scegliere se farsi restituire l’importo in dieci rate annuali (com’è accaduto finora) o se farsi fare lo sconto direttamente dalla ditta che esegue i lavori. In sostanza sarà possibile scegliere se ricevere tutti i soldi subito o farseli restituire in dieci rate annuali. Non c’è bisogno di un indovino per capire che la prima opzione sarà quella più gettonata.

Per le imprese però il discorso è molto diverso: chi esegue i lavori, in sostanza, potrà farsi carico (non c'è infatti nessun obbligo) di anticipare la spesa portata in detrazione per conto del Fisco che restuirà indietro i soldi in 5 rate annuali. Anche qui non c’è bisogno di un indovino per capire che una norma siffatta non può che essere vista con il fumo negli occhi dalle associazioni di categoria.

Ecobonus, le associazioni di categoria: "Norma disastrosa per le imprese"

Secondo la Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa (CNA) l’articolo 10 del d.l. "sembrerebbe un tentativo di favorire la concentrazione del mercato della riqualificazione energetica nelle mani di pochi operatori, con conseguente alterazione della concorrenza". "Le conseguenze - spiega ancora la CNA - sarebbero disastrose per le PMI e le imprese artigiane che, non solo sono costrette ad anticipare liquidità, ma spesso, non possono vantare ingenti crediti di imposta nei confronti del fisco tali da consentire la compensazione. L'articolo 10, sembra quindi, sostenere la crescita dei grandi operatori, unici ad avere capienza fiscale consistente, e affossare le piccole imprese che non vantando alcun credito di imposta, non sarebbero competitive sul mercato".

Ma un po’ tutte le associazioni del settore sono sul piede di guerra. Per l’Unicmo, Unione Nazionale delle Industrie delle Costruzioni Metalliche dell'Involucro e dei serramenti, la misura rischia "di alimentare una domanda che non potrà essere soddisfatta dal mercato". Infatti, si legge, "la struttura portante del mercato italiano dei serramenti è costituita da migliaia di PMI con una capienza fiscale che esaurirebbe in pochi interventi la propria possibilità di ‘anticipare’ al cliente lo sconto del 50%, un comparto peraltro già tartassato dall'iniqua ritenuta d'acconto dell'8% sui bonifici bancari e postali per ecobonus e bonus casa". Insomma, le associazioni di categoria non ci stanno e sono decise a farsi sentire.

Il decreto, in vigore dal 1° maggio, dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni da entrambi i rami del Parlamento.

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