"Ancora sforzi per l'Italia": ce lo chiede l'Europa

Secondo le raccomandazioni della Commissione europea, "servono sforzi aggiuntivi, anche nel 2014, per rispettare i requisiti del Patto di stabilità". Il ministro Padoan esclude manovre correttive, ma l'Italia deve crescere e Bruxelles non ci crede troppo

ROMA - E' arrivato il tanto atteso giudizio di Bruxelles sulle politiche economiche dell'Italia, le riforme e il rispetto dei patti di bilancio. Si tratta di una sorta di pagella sui conti pubblici dei Paesi membri, molto attesa per il nostro Paese per sondare "l'appoggio" e la flessibilità che l'Europa è disposta a concedere a Matteo Renzi e al suo governo per affrontare le riforme. Non sono tutte rose e fiori. 

In primis, ed è una buona notizia, è stata evitata all'ultimo minuto la bocciatura della richiesta italiana di far slittare di un anno il pareggio di bilancio, ma la Commissione europea ha comunque sottolineato più volte l'esigenza di interventi aggiuntivi nel 2014 e nel 2015 per ridurre il deficit strutturale che al momento non è in linea con le richieste del Patto di stabilità alla luce delle regole sul debito.

«L'Italia ha fatto uno sforzo di consolidamento del bilancio, che le ha permesso di uscire dalla procedura di disavanzo eccessivo», ha riconosciuto il commissario europeo degli Affari economici e monetari Olli Rehn , «ma dato che le condizioni di mercato possono cambiare e dato l'elevatissimo debito pubblico, deve essere mantenuto un livello di consolidamento del bilancio continuo». Come? Attraverso la fiscalità e la riduzione della spesa pubblica. Uno degli strumenti per raggiungere l'obiettivo è inoltre la privatizzazione.

Occorre, insomma, «evitare nuovi ritardi». Il problema, secondo quanto si legge nel testo delle raccomandazioni rese note dalla Commissione europea su iniziativa del commissario italiano Antonio Tajani, è che «il raggiungimento degli obiettivi di bilancio non è totalmente suffragato da misure sufficientemente dettagliate soprattutto dal 2015».

L'Italia deve «rafforzare le misure di bilancio per il 2014» visto lo «scarto» nel rispetto della «regola di riduzione del debito» e «nel 2015 deve operare un sostanziale rafforzamento della strategia di bilancio» per poter «assicurare che il debito sia su un percorso discesa sufficiente». Il testo prosegue: «Le previsioni di primavera della Commissione indicano una non conformità con il parametro della riduzione del debito nel 2014 poiché l'aggiustamento strutturale prospettato (soltanto 0,1% punti percentuali del Pil) è inferiore a quello richiesto di 0,7% punti percentuali». Nessun regalo o rinvio esplicito quindi. Come ha spiegato il commissario degli Affari economici e monetari Olli Rehn «un rinvio degli obiettivi di bilancio nel medio termine non metterebbe l'Italia in una buona posizione, considerando inoltre», ha aggiunto, «che questo vincolo è sancito anche dalla Costituzione». Come a dire che ormai non è solo l'Europa a chiedere di rispettare i patti. Senza dimenticare poi che «l'Italia è in una situazione comunque fragile», ha ricordato, «e se cadesse in recessione, tutte le nostre misure e raccomandazioni saranno riviste», è il messaggio di Rehn.

PADOAN E RENZI FIDUCIOSI - Malgrado le richieste di ulteriori sforzi per il 2014, per il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan «la Commissione Ue apprezza riforme italiane». «Debito alto, lo sapevamo: acceleriamo riforme e privatizzazioni per ridurlo in modo sostenibile», ha twittato sul suo profilo. Anche il premier Matteo Renzi ha espresso soddisfazione, escludendo una nuova manovra correttiva. Concetti approfonditi poco dopo da una nota del ministero dell'Economia, che ha evidenziato come dal rapporto della Commissione Ue emerga «una chiara conferma e un supporto al programma di riforma avviato dal governo e un invito a proseguire speditamente». Secondo via XX settembre, «vi è anche un forte apprezzamento per l'Agenda di Riforma 2014, contenuta nel Programma nazionale di riforma di aprile che, con il suo preciso e serrato cronoprogramma definisce la strategia del governo e lo impegna al rispetto delle scadenze indicate. La Commissione condivide pienamente le priorità suggerite dal governo, iniziando dalla piena attuazione della delega fiscale e delle deleghe del Jobs Act. A breve saranno varate le due importanti riforme sulla giustizia e sulla pubblica amministrazione, indispensabili per creare un contesto amministrativo e un ambiente imprenditoriale più favorevole allo sviluppo del Paese e capace di essere nuovamente attrattivo per gli investitori esteri».

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