Taranto, tutta la preoccupazione dei sindacati: "Dal governo solo parole"

"Fino ad oggi sul futuro degli stabilimenti dell'ex gruppo Ilva" dal Governo sono arrivate "solo parole e vagonate di cassa integrazione". La denuncia, alla vigilia dell'udienza del Tribunale del Riesame a Taranto che il 30 dovrà decidere definitivamente sullo stop o meno dell'altoforno 2, arriva dal leader Uilm, Rocco Palombella

Una parte dello stabilimento di Taranto (Ansa)

E' un enorme punto di domanda il futuro dell'ex Ilva di Taranto. "Fino ad oggi sul futuro degli stabilimenti dell'ex gruppo Ilva" dal Governo sono arrivate "solo parole e vagonate di cassa integrazione". La denuncia, alla vigilia dell'udienza del Tribunale del Riesame a Taranto che il 30 dovrà decidere definitivamente sullo stop o meno dell'altoforno 2, arriva dal leader Uilm, Rocco Palombella.

"Nella conferenza di stampa di fine anno, il Presidente del Consiglio Conte ha parlato di modello Ilva ma non si capisce quale e in cosa consisterà questo modello vincente che vuole realizzare il Governo. Le sue due visite a Taranto non hanno spostato di una virgola gli effetti dirompenti che potrà avere la vicenda sulla vita di migliaia di lavoratori. Finora ci sono stati solo annunci ad effetto, compresa la conferenza stampa di fine anno. La presenza del presidente Conte e le sue parole non hanno rassicurato nessuno. Anzi rimane un clima pesante di grande incertezza e preoccupazione", aggiunge.

Il premier ha assicurato che "a breve" ci saranno "soluzioni per l'Ilva e anche per la città di Taranto". La visita del presidente del Consiglio a Taranto alla vigilia di Natale è "una testimonianza della continua attenzione e costante premura del governo nazionale per una comunità ferita e sofferente" aveva detto Conte qualche giorno fa.

Ilva, Palombella: "Nessuno parla della sentenza del Riesame del 30 dicembre"

"Nessuno parla della sentenza del Riesame del 30 dicembre sull'altoforno 2 ma lo spegnimento dell'impianto potrebbe portare a gravissime e irreversibili conseguenze produttive e occupazionali. Con lo spegnimento dell'altoforno 2, ci sarebbero anche le fermate di due cokerie , dell'acciaieria 1, di due colate continue, di un treno nastri e conseguenze sui tubifici. Si arriverebbe a una produzione, con solo due altoforni, a circa 3 milioni di tonnellate e 6 mila lavoratori in cassa integrazione" continua Rocco Palombella, che riporta sotto i riflettori il confronto con Arcelor Mittal sul futuro degli stabilimenti

"Noi continueremo a batterci per evitare che, oltre al disastro, ci sia la beffa. Si sta giocando col fuoco. Non vogliamo essere complici di chi impunemente sta giocando sulla pelle di migliaia di lavoratori e cittadini italiani" continua per nulla tranquillizzato dal preaccordo raggiunto tra Governo e A.Mittal circa la trattativa che da gennaio Fim Fiom e Uilm porteranno avanti con la multinazionale franco-indiana.

Al momento nessuno conosce i dettagli del piano industriale del Governo, "e dopo il pre accordo tra le due parti siamo più preoccupati di prima. Sono stati bloccati investimenti di ambientalizzazione, è stata prorogata, senza accordo sindacale, a partire dal 1 gennaio la cigo a 1400 lavoratori, che si sommano ai 1900 in cigs in Amministrazione straordinaria e il cui destino è legato alla ripartenza della produzione. Poi ci sono migliaia di lavoratori del sistema degli appalti che in questi giorni hanno ricevuto la lettera di messa in cassa integrazione e che non ricevono lo stipendio da oltre 3 mesi", dice il sindacalista.

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