Caso F-35, ultima possibilità: "Quei 10 miliardi spendeteli per il futuro del Paese"

A meno di dire addio al progetto, per gli F-35 l'Italia spenderà (almeno) ulteriori 10 miliardi di euro. Anche nel cuore dell'estate non si ferma la mobilitazione: la società civile alza la voce. Entro il 2020 la decisione definitiva: lo snodo fondamentale si avvicina, deciderà il governo

Ansa

Anche nel cuore dell'estate non si ferma la mobilitazione "contro" gli F-35. La Campagna "Sbilanciamoci!", che da 20 anni  riunisce 46 organizzazioni e reti della società civile italiana impegnate sui temi della spesa pubblica e delle alternative di politica economica, tiene alta l'attenzione sull'argomento: "Entro il 2020 l’Italia dovrà decidere in via definitiva (aderendo o meno ai contratti “multi-year”) se acquistare tutti i 90 cacciabombardieri F-35 previsti dal piano di acquisizione. Al momento attuale il governo ha confermato che verranno sicuramente confermati i primi 28 velivoli previsti (alcuni dei quali ancora in produzione e contratti annuali sottoscritti solo per le fasi iniziali)". 

"Al momento il ministero ha autorizzato a procedere al completamento della prima fase del progetto, che vedrà la realizzazione e la consegna di 28 velivoli entro il 2022. I velivoli al momento consegnati sono 13 i cui contratti sono stati completamente finanziati come da programma" ha confermato il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta.

F-35, l'appello: "Quei 10 miliardi spendeteli per il futuro del Paese"

Numeri alla mano (conti effettuati da Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci! e Rete della Pace), "se si continuerà su questa rotta il costo, di solo acquisto, per lo Stato sarà di (almeno) ulteriori 10 miliardi di euro. Negli anni recenti (ed anche grazie alle nostre mobilitazioni) in molti hanno chiesto di mettere fine all’avventura dei cacciabombardieri F-35: associazioni e movimenti, esponenti del mondo della Chiesa e della politica, della cultura e dell’arte, del mondo del lavoro". Quindi l'appello: "A chi sta al Governo e in Parlamento diciamo: quei soldi spendeteli per la pace, per i diritti, per il lavoro. Spendeteli per il futuro di questo Paese: per l’istruzione, la sanità, l’occupazione. Gli F-35 non creano un lavoro davvero dignitoso e certamente non nella misura ottenibile investendo tutti questi miliardi in altri settori. Chiediamo al Parlamento e al Governo di mettere la parola “fine” a questa sciagurata avventura. Che si può ancora fermare: dipende anche da tutti noi".

Nel corso degli anni il progetto F-35 ha attirato su di sé molte critiche da parte di analisti militari. Qualcuno l'ha persino soprannominato "Fiasco 35" per alcuni presunti problemi di software e per i costi elevatissimi. Secondo i sostenitori del progetto una della caratteristiche rivoluzionarie è che il velivolo F35 può "assolvere a più missioni simultaneamente, senza bisogno di tornare alla base per essere riconfigurato". Sono otto i Paesi alleati degli Stati Uniti che prendono parte al programma F-35: Regno Unito, Canada, Danimarca, Olanda, Norvegia, Italia, Turchia e Australia. Alcuni Paesi hanno rivisto al ribasso il numero di aerei che intendono acquistare nei prossimi anni. Per l'Italia la fornitura iniziale prevista era di 131 velivoli per Aeronautica e Marina, poi scesa a 90 nel 2012.

F-35, la decisione dell'Italia sul progetto entro la fine del 2020

Secondo le organizzazioni della società civile che da anni si occupano del "dossier" F35, i 10 miliardi che si dovrebbero ancora spendere per questi caccia nei prossimi 10 anni si potrebbero invece investire in: 100 elicotteri per l'elisoccorso in dotazione ai principali ospedali, 30 canadair per spegnere gli incendi durante l’estate, 5.000 scuole messe in sicurezza a partire da quelle delle zone sismiche e a rischio idrogeologico, 1.000 asili nido pubblici a favore di 30.000 bambini oltre a 10.000 posti di lavoro per assistenti familiari nel settore della non autosufficienza. Semplificazioni, certo, ma d'impatto. 

"Tra il 2019 e il 2020 anche il nostro Paese dovrà decidere se sottoscrivere un contratto di acquisto pluriennale, diverso dagli acquisti annuali flessibili che sono stati condotti finora - spiegava qualche tempo fa Francesco Vignarca di Rete Disarmo - per cui siamo allo snodo fondamentale: dopo tale passaggio non sarà più possibile tornare indietro e risparmiare alcun euro, anzi il continuo lievitare dei costi ci costringerà ad aumentare anche i fondi attualmente stanziati. Facciamo dunque appello a chi ha sempre dichiarato la propria contrarietà agli F-35: abbiate coraggio di una decisione che porterà benefici veri al Paese". Il governo Conte sarà chiamato nei prossimi mesi a prendere posizione. Il M5s è sempre stato critico sul tema, ma al momento gli F35 non sembrano essere una priorità nel dibattito politico; le valutazioni tecniche sarebbero ancora in corso. Per molti mesi i vertici politici della Difesa (dalla Ministro Elisabetta Trenta in giù e anche per voce del leader politico Di Maio) hanno ribadito la necessità di uno stop e di una nuova valutazione del programma, anche con ipotesi di riduzione del profilo di acquisto. I vertici militari hanno invece continuano a ribadire la necessità di tali aerei per l’operatività futura sia di Aeronautica che di Marina. Ilvelivolo può assolvere a più missioni simultaneamente, senza bisogno di tornare alla base per essere riconfigurato: una "rivoluzione" per il settore.

La storia del progetto JSF (Joint Strike Fighter)

Oltre agli Stati Uniti, il principale cliente e finanziatore, al progetto JSF (Joint Strike Fighter) - quello che riguarda la produzione degli F35 - hanno contribuito anche Regno Unito, Italia, Paesi Bassi, Canada, Turchia, Australia, Norvegia e Danimarca con un totale di 4.375 milioni di dollari nella fase di sviluppo. La partecipazione italiana al programma Joint Strike Fighter avviene come partner di secondo livello. Dopo le fasi preliminari che hanno comunque visto l’esborso da parte italiana di alcune centinaia di milioni di euro la decisione definitiva di adesione al progetto (sulla base del Memorandum of Understanding firmato nel 2007) è avvenuta con votazioni delle commissioni competenti di Camera e Senato nell’aprile 2009.

Grazie anche all’azione di pressione sull’opinione pubblica e le istituzioni di campagne e mobilitazioni volute dalla società civile italiana la questione degli F-35 è diventata di grande rilievo tra il 2011 e 2012, in corrispondenza con l’inizio della crisi economica. In quel frangente l’allora Governo Monti decise una riduzione del profilo di acquisizione con numero totali di velivoli previsti passato da 131 a 90 (60 in versione convenzionale e 30 in versione a decollo corto e atterraggio verticale da imbarcare sulla portaerei Cavour), pur non andando mai a toccare in maniera definita e chiara il budget complessivo del progetto. A tirare le fila e a prendere una decisione definitiva sulla partecipazione italiana al progetto sarà con ogni probabilità questo esecutivo: in ballo ci sono miliardi di euro.

Non solo F-35: l'Italia nella top ten del mercato mondiale delle armi

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