Crisi Fca, a Melfi produzione “a singhiozzo”: "Si lavora due giorni a settimana"

I turni di blocco della produzione sono passati da 42 a 50 e il prezzo più alto lo pagano i lavoratori. Usb: "Busta paga più bassa anche di 600-700 euro al mese"

Lo stabilimento Fca di Melfi (FOTO ANSA)

Continua il momento negativo della Fca di Melfi. Nello stabilimento in provincia di Potenza i turni di blocco della produzione di "Jeep Renegade" e "500X" sono aumentati, passando da 42 a 50, con un a conseguente riduzione di circa 21.500 vetture. Come confermato dai sindacati Uilm e Fiom-Cgil, la decisione è stata presa dall'azienda, con il blocco ''legato all'andamento di mercato e più complessivamente alla situazione tecnica-produttiva-organizzativa". Secondo la Fiom, si tratta del "terza modifica peggiorativa" del calendario degli stop alla produzione ad ottobre, che conferma "il crollo pesantissimo delle richieste che i due modelli prodotti nello stabilimento lucano stanno subendo".

Fca Melfi, la denuncia Usb: ''Per i lavoratori 600-700 euro in meno ogni mese''

Come spesso succede, a pagare il prezzo più alto delle crisi aziendali sono i lavoratori, come denunciato in una nota ufficiale dell'Unione Sindacale di Base, Usb: ''Si lavora uno/due giorni alla settimana, con ripercussioni salariali enormi (600/700 euro in meno al mese), l'azienda ricorre all'utilizzo dei giorni di ferie personali dei lavoratori per abbassare la percentuale di cds e rientrare nei tetti stabiliti per legge, un escamotage che non risolve certamente il problema. I lavoratori vivono questa condizione di incertezza e miseria con estrema rassegnazione, dettata da un forte senso di isolamento e abbandono, e questo è un altro aspetto estremamente preoccupante''.

''Come USB di Basilicata e di stabilimento – continua la nota - all'indomani dell'accordo sui cds nel lontano giugno 2018, denunciammo che la strategia di rientro occupazionale, così come preannunciata, era totalmente sterile e che l'azienda non sarebbe riuscita a rispettare gli impegni che aveva annunciato. Purtroppo sta andando esattamente come avevamo previsto. Certo non ci voleva la palla di vetro per capirlo, ed è proprio per questo che oggi monta ancor più la rabbia tra i lavoratori più attenti a queste dinamiche, era tutto facilmente prevedibile ma quasi nessuno ha avuto l'onestà di denunciare il rischio, anzi i sindacati complici che hanno continuato a sostenere che la situazione volgeva al meglio, adesso si rifugiano nel silenzio più assordante''.

Ma le preoccupazioni dei sindacalisti non sono tanto per la situazione attuale, ma soprattutto per quanto potrebbe accadere nei prossimi mesi, soprattutto se le condizioni lavorative non dovessero migliorare: ''Purtroppo siamo orientati a pensare che da qui a pochi mesi la situazione potrebbe addirittura peggiorare, le voci sulla fermata totale dello stabilimento lucano per diversi mesi diventano sempre più insistenti e i dati sulle immatricolazioni dei modelli prodotti a Melfi lo confermano''.

Fca di Melfi, il piano industriale "è un'incognita"

''Per quanto riguarda il piano industriale per la Fca di Melfi, siamo di fronte a una vera e propria incognita.Il nuovo modello, la Jeep Compass, potrebbe teoricamente iniziare ad essere prodotto già domani, le linee di produzione sembrano essere complete ma la situazione sembra sospesa nel vuoto''.

Secondo Usb, si sono perse le tracce sia dei motori ibridi che di quelli elettrici: ''Le motorizzazioni ibride che servirebbero a ridare un minimo slancio diventano ogni giorno che passa un miraggio, quasi una leggenda metropolitana se non fosse tutto drammaticamente vero. Del motore elettrico si è persa ogni traccia, nessuno oggi può affermare che verranno montati veramente sulle vetture in produzione.''

Una situazione di stallo che, come sempre, si ripercuote negativamente sui lavoratori dello stabilimento lucano, che vivono nell'incertezza, appesi alla speranza sempre più remota che accada qualcosa di positivo alla Fca in grado di dare vigore anche al comprensorio.

''A questo punto diventa superfluo – conclude Usb - se non addirittura ridicolo, elemosinare l'intervento di istituzioni e azienda, è chiaro che viaggiano ognuno per conto proprio e nessuno nella direzione auspicata dai lavoratori. Bisogna organizzarsi e contare sulle proprie forze, i lavoratori devono prendere coscienza che nessun dirigente aziendale, politico o fintamente rappresentativo è al loro fianco e quindi devono tornare a lottare uniti senza contare su altri se non su se stessi''.

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