Fisco, è questione di tempo: i rimborsi Iva al rallentatore sono un problema

Le 238 ore che ogni anno servono alle aziende del Belpaese per tutti gli adempimenti fiscali sono molto superiori alla media europea secondo il rapporto 'Paying Taxes 2020'. Un'impresa "spreca" mediamente 42 ore per richiedere il rimborso Iva

Ansa, repertorio

Il carico del Fisco resta "di primissimo livello" in Italia, è del 59,1% dei profitti commerciali per le imprese, in aumento di 6 punti rispetto a una precedente misurazione: è quel che emerge dal rapporto ‘Paying Taxes 2020’ realizzato dalla Banca Mondiale e da Pwc, che in base al mix tra peso del fisco e fatiche annesse e connesse, assegna al nostro Paese il 128esimo posto su 190. La classifica tiene conto di tre indicatori (peso del fisco, tempi di pagamento e sviluppo digitale). Proprio sull'ultimo punto ci sono buone notizie, ma procediamo con ordine.

Quanto tempo il Fisco "ruba" alle aziende

Le 238 ore che ogni anno servono in Italia per tutti gli adempimenti fiscali sono di fatto in linea con la media globale (che è di 234 ore), ma molto superiori alla media europea di 161 ore. In Italia un'azienda "spreca"  mediamente 42 ore di tempo effettivo per richiedere il rimborso Iva; sei volte più tempo rispetto alla media dei nostri colleghi europei, che impiegano solo 7 ore. Inoltre per ottenere alla fine il tanto sospirato rimborso Iva le aziende italiane devono aspettare più di un anno: in molti Paesi europei quattro mesi sono più che sufficienti.

Il rimborso Iva è stato facilitato dopo l’ultima modifica della legge 193/2016, nella quale il limite massimo senza dover presentare documenti e certificazioni (es. Visto di conformità) è stato alzato a 30.000 euro. Se dalla dichiarazione annuale Iva  risulta che l'ammontare detraibile aumentato delle somme versate mensilmente è superiore a quello dell'imposta relativa alle operazioni imponibili, il contribuente ha diritto di computare l'importo dell'eccedenza in detrazione nell'anno successivo, oppure di chiedere il rimborso IVA in specifiche ipotesi e sempre e comunque in caso di cessazione di attività. 

Come mai in Italia è salito il carico fiscale?

Ma come mai sale il carico fiscale secondo questa ricerca? Il carico fiscale e contributivo sulle imprese italiane è aumentato nel 2018 al 59,1% dal 53,1% della precedente classifica a fronte di una media globale 2018 pari al 40,5 ed europea del 38,9% soprattutto per il venir meno degli sgravi contributivi introdotti come misura temporanea e poi non stabilizzata, "in conseguenza del mutamento della politica economica del paese", si legge nel rapporto. Per questo motivo la riduzione dell'aliquota Ires intervenuta nel 2017 e la previsione del "super ammortamento" per l'acquisizione di nuovi beni strumentali non hanno consentito di assorbire l'impatto negativo del venir meno della decontribuzione. 

Fisco, Italia ok per lo sviluppo digitale 

Non solo ombre, ci sono anche luci. Se da un lato i tempi per il rimborso Iva superano e di parecchio i livelli sovranazionali, dall'altro si registra una forte celerità nella correzione degli errori in dichiarazione. Servono in media 5 ore alle imprese italiane per correggere i propri errori dichiarativi, contro le 7 ore europee e le 14,6 mondiali. Un piccolo primato. L'Italia si distingue poi per lo sviluppo digitale, grazie a una stretta integrazione tra soluzioni tecnologiche adottate dal contribuente e dall'Amministrazione finanziaria, a seguito dell'introduzione della fatturazione elettronica e del sistema di interscambio (SDI). Fisco, non è solo questione di soldi, ma anche di tempo: su questo c'è ancora molto da fare.

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