Flat tax, come funziona e a chi conviene davvero l'aliquota unica

Secondo il ministro Pier Carlo Padoan la proposta del centrodestra creerebbe un buco nei conti pubblici "di decine di miliardi". Ma l'economista ex dem Nicola Rossi va controcorrente: "Il vero regalo ai ricchi è il sistema attuale". Facciamo chiarezza

Immagine d'archivio

Secondo il ministro Pier Carlo Padoan la Flat tax proposta dal centrodestra creerebbe un buco nei conti pubblici "di decine di miliardi e dovremmo ricorrere a operazioni di aggiustamento sicuramente dolorose".

"Se il governo di centrodestra come primo atto la dovesse avviare - ha affermato Padoan ad Agorà, su Rai3 - lo choc per la credibilità dell’Italia sarebbe enorme". Ma è davvero così? Com'è noto la proposta divide anche gli economisti. C'è chi, a sinistra, considera l'aliquota unica un regalo ai ricchi e alle persone ad alto reddito, e c’è chi ritiene che possa essere la chiave di volta per rilanciare l’economia. E allora come stanno le cose? Per prima cosa facciamo un po' di chiarezza e cerchiamo di capire cos'è la Flat tax.  La proposta del centrodestra prevede in sostanza un'imposta sul reddito ad aliquota unica  al posto dell'attuale imposta sul reddito, ovvero l'Irpef.

L’importo dell’Irpef non sarà calcolato in base alla fascia di reddito (la normativa attuale ne prevede cinque), ma sarà uguale sia per chi guadagna 13mila euro l’anno che per chi ha un reddito di centinaia di migliaia di euro. La proposta di Forza Italia, che salvo sorprese dovrebbe essere condivisa anche da Lega e Fratelli d'Italia, è di fissare al 23% il peso di quest’aliquota.

Con quali soldi? Secondo Fi la flat tax verrebbe finanziata dal taglio delle 'tax expenditures', vale a dire le deduzioni e detrazioni fiscali attualmente in vigore. Il centrodestra conta inoltre di recuperare parte dell'investimento dall’aumento dei consumi grazie alla maggiore disponibilità economica dei contribuenti e dalla lotta all'evasione. 

Come funziona davvero la Flat tax

Un po’ a sorpresa la Flat tax è stata promossa dal presidente dell’Istituto Bruno Leoni ed ex parlamentare del Pd, Nicola Rossi, che oggi in un'intervista al ‘Giornale’ ha spiegato con un esempio abbastanza semplice come funziona l’aliquota unica e perché, a patto di prevedere una quota esente fissa e di una aliquota proporzionale, la progressività dell’imposta può essere comunque garantita. Piccola premessa: la proposta di Forza Italia prevede di estendere la no tax area ai redditi fino ai 12mila euro, contro gli 8mila attuali.

Ebbene, spiega Rossi, se i redditi fino a 12mila euro saranno totalmente esentati, chi ne guadagna ad esempio 13mila, dovrà pagare il 23% solo su mille euro (ovvero la differenza tra il suo reddito e la soglia della no tax area). "Se si guadagnano 20mila euro, l'aliquota del 23 per cento si paga su ottomila euro. Sono circa 2.000 euro, pari a una tassazione del 10 per cento. L'aliquota sale fino ad arrivare a un massimo del 25 per cento per i redditi più elevati". Secondo Rossi il vero regalo ai ricchi  non è la Flat tax, ma il sistema a scaglioni in vigore oggi. "I ricchi solitamente hanno redditi da capitale, non da lavoro". 

"Il sistema attuale - spiega Rossi - è un paradiso per le persone più abbienti, anche perché molte detrazioni, deduzioni, bonus e trattamenti di favore sono utilizzati soprattutto dai ricchi. Dubito che nei quartieri più poveri si utilizzi il bonus giardini, si scarichino le spese per il veterinario o la palestra". 

Una certa progressività dunque sarebbe garantita. Un grafico pubblicato tempo fa su Lavoce.info, rende evidente che la Flat tax proposta da Fi converebbe a tutti, ma la progressività dell'imposta sopra una certa soglia di reddito è inferiore a quella attuale. In altre parole chi ha di più ci guadagnerebbe di più.

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(Foto LaVoce.info)

Flat tax, cosa non convince nell’aliquota unica

Ovviamente però c’è il rovescio della medaglia: come spiegano Massimo Baldini e Leonzio Rizzo su La Voce, infatti, bisogna considerare anche "la perdita di servizi e trasferimenti derivante dal minor gettito".

E poi, come evidenziato di recente da Roberto Petrini su Repubblica, "seppure si cancellassero con un tratto di penna tutte le attuali detrazioni e deduzioni, come prevedono i progetti del centrodestra, le risorse non basterebbero: rimarrebbero da trovare 46 miliardi (ipotesi Lega) o 57,3 miliardi (ipotesi Berlusconi). Nonostante questa ciclopica operazione la riduzione del peso fiscale non ci sarà: le aliquote saranno più basse ma saranno compensate, a seconda delle singole posizioni fiscali, dalla scomparsa delle detrazioni e delle deduzioni, le basi imponibili si allargheranno, le addizionali comunali e regionali Irpef morderanno di più".

Berlusconi illustra le caratteristiche della flat tax

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