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Flat tax, la nostra intervista all'ideatore della "tassa piatta" italiana

Saranno i numeri a dimostrare se genererà gli effetti sperati. Per ora l'Istat, nelle sue stime preliminari, ha certificato che il Pil nel quarto trimestre 2018 è sceso dello 0,2%. La nostra intervista ad Armando Siri, oggi sottosegretario al ministero delle infrastrutture e dei trasporti

 

Pagare meno, pagare tutti. E' il tormentone che da sempre accompagna la battaglia della Lega sulla riforma del sistema fiscale. La Flat tax, l’aliquota fissa al 15% per tutti, è diventata priorità nell’agenda del governo pentastellato. Fisco più semplice, emersione del nero, stimolo all’occupazione, ai consumi, agli investimenti: per la Lega, la tassa piatta italiana è la chiave di volta per la crescita economica del Paese. Per i detrattori significa una riduzione delle entrate nelle casse dello Stato, cioè tagli ai servizi pubblici fondamentali. Non solo: la nuova manovra fiscale è una tassa che favorirà i più ricchi. 

“L’Italia ha bisogno di uno shock fiscale, ha bisogno di abbassare drasticamente le tasse per far ripartire la crescita”. Abbiamo sentito Armando Siri della Lega, l’ideatore della tassa piatta italiana, oggi sottosegretario al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

L’introduzione della tassa unica avverrà in modo graduale. Quest’anno la Flat tax al 15% riguarderà le partite iva e imprese con ricavi inferiori ai 65mila euro. Nel 2020 verrà applicata nella misura del 20% a fronte di un innalzamento dei ricavi di liberi professionisti e imprese, da 65.001 a 100.000 euro; nel 2021 infine, stando alle intenzioni del governo, la flat tax verrà estesa anche alle famiglie. 

Una manovra che ci costerà 60 miliardi di euro. Per la Lega la spesa verrà assorbita dalla crescita economica che una riduzione delle tasse genererà. Se sarà così i dati lo diranno. Quelli Istat dell’ultimo trimestre 2018 danno l’Italia in recessione con il valore del Pil pari a -0,2%. Per ora i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

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