Fisco, entrate record dal gioco d'azzardo: in Europa nessuno come noi

Nessuno Stato europeo incassa quanto l'Italia da giochi e scommesse: ossigeno puro per i conti pubblici (ma la ludopatia è una vera e propria piaga sociale)

Il gettito fiscale proveniente da giochi e scommesse è sempre più rilevante: il doppio di Francia e Regno Unito, il quadruplo di Spagna e Germania. Nessuno gioca e scommette quanto gli italiani, secondo un nuovo rapporto dell'Ufficio parlamentare di bilancio, l'Autorità indipendente dei conti pubblici.

E' un settore, quello dei giochi, che non conosce crisi: le imprese coinvolte sono circa 6.600 con ben oltre 100.000 occupati, il 20 per cento facenti capo alla filiera diretta e l’80 per cento a quella indiretta (punti vendita, tabaccherie, bar, autogrill, edicole). Senza contare l’indotto del settore (costruttori di giochi e componenti elettronici, commercio dei macchinari, noleggiatori e gestori di attrezzature, ricevitorie, sale bingo, gaming hall), che numeri alla mano è quasi raddoppiato dal 2006 al 2011.

Azzardo, una 'droga' per adulti: quadruplicati i giocatori problematici 

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Quanto "trattiene" il Fisco?

Tra il 2000 e il 2016, la raccolta complessiva da giochi, indice dell’ampiezza del mercato, è aumentata di cinque volte, passando in termini reali da 20 a circa 96 miliardi di euro. Nel 2016, le vincite hanno superato i 77 miliardi e il payout, cioè la percentuale della raccolta che in media viene restituita ai giocatori sotto forma di vincita/premio, si è attestato a circa l’80 per cento. Il restante 20 per cento, pari a una spesa effettiva dei giocatori (differenza tra raccolta e vincite) di oltre 19 miliardi, si è ripartito tra le entrate erariali, circa 10 miliardi (10,5 per cento della raccolta) e il fatturato del settore, oltre 9 miliardi (8,5 per cento della raccolta).

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Le regioni dove si gioca di più

A livello geografico informazioni interessanti sono fornite dalla raccolta pro capite (ossia il rapporto tra la raccolta e la popolazione adulta, 18-74 anni) e dal rapporto tra la raccolta e il reddito disponibile delle singole regioni. 

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L’Abruzzo è la regione con la raccolta pro capite più alta (1.767 euro), seguito dalla Lombardia e dall’Emilia Romagna (rispettivamente 1.748 e 1.668 euro). Nel Mezzogiorno i valori medi della raccolta sono invece generalmente più bassi della media complessiva (rispettivamente 1.291 e 1.475 euro). Il secondo indicatore fornisce invece una approssimazione della propensione alla spesa per il gioco d’azzardo. In questo caso, i dati mostrano una maggiore propensione nelle regioni del Mezzogiorno, con una percentuale dell’8,3 per cento, a fronte di una media nazionale del 7,2 e di quella del Nord pari al 6,5 per cento. In questo caso, spicca la propensione relativamente più elevata in Campania e in Abruzzo (rispettivamente 10,2 e 9,7 per cento).

Da cosa nasce il boom?

La crescita del mercato dei giochi - si legge nel rapporto dell'Ufficio parlamentare di bilancio - è stata la forte innovazione nelle modalità di gioco con la diffusione di internet e la possibilità di effettuare giocate attraverso la rete, on line e su eventi live.

Nonostante l’ordinamento italiano non lo consentisse, si è assistito a un crescente flusso di scommesse verso i bookmakers esteri, che, operando legalmente nei rispettivi Stati, potevano, grazie a internet, accettare le puntate provenienti dall’Italia. Nel 2006, quindi, è stata avviata una graduale apertura del mercato italiano, con la legislazione nazionale che ha dovuto adeguarsi alle richieste della Commissione europea a garanzia dei principi di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi sanciti dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Ad oggi, gli operatori dello Spazio economico europeo (EEA) possono accettare scommesse da quanti risiedono in Italia a condizione che siano in possesso di regolare licenza italiana o siano in accordo d’affari con un altro soggetto titolare di licenza italiana.

Giochi e dipendenza 

A fianco dei giochi più tradizionali, associati alle lotterie e alle scommesse effettuate su rete fisica, che negli ultimi anni hanno fatto registrare una certa stabilità nei volumi delle giocate e nella spesa effettiva dei giocatori, i giochi online e quelli associati agli apparecchi da intrattenimento sono quelli che mostrano la dinamica più accentuata. Questa modalità di fruizione espone peraltro i giocatori a maggiori rischi di dipendenza. 

Proprio per limitare l’espansione di forme di ludopatia, a giugno dello scorso anno la L. 96/2017 ha previsto un incremento delle aliquote di imposta e ha stabilito che la riduzione del 35 per cento del numero di nulla osta di esercizio degli apparecchi new slot (cosiddetti AWP), prevista nella legge di stabilità per il 2016, dovesse essere resa operativa in due fasi: la prima, ossia la riduzione a 345.000 nulla osta, è stata attuata entro il 31 dicembre 2017; la seconda, ovvero il passaggio a 265.000, è stato regolato con il decreto direttoriale dell’ADM del 30 marzo 2018 le cui modalità di attuazione sono state appena indicate nel successivo decreto direttoriale del 30 aprile.



Secondo i dati più recenti a disposizione, il gettito del settore dei giochi è pari a quasi 10 miliardi di euro l'anno, corrispondente allo 0,6 per cento del PIL e a oltre il 2 per cento delle entrate tributarie complessive. Il gettito (al netto delle vincite) complessivo è aumentato in modo significativo tra il 2006 e il 2010, passando da 6,7 a 8,8 miliardi di euro, grazie agli elevati tassi di crescita (superiori in media al 17 per cento annuo) relativi al comparto dei giochi di nuova generazione. Dal 2011, il gettito si è stabilizzato sugli 8 miliardi, nonostante la netta contrazione del gettito dei giochi tradizionali. 

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Rispetto ai principali paesi europei, l’Italia mostra un livello di tassazione superiore in tutto l’ultimo decennio, con un gettito (se escludiamo il picco registrato in Italia nel 2016) più che doppio rispetto a Francia e Regno Unito, e quasi quattro volte quello di Spagna e Germania.

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Da quali giochi il gettito maggiore

Analizzando i singoli comparti del settore dei giochi va innanzitutto rilevato che nell’ultimo decennio il gettito relativo al comparto delle scommesse è rimasto marginale. La stabilità del gettito erariale sarà garantita anche nel futuro dal comparto dei giochi tradizionali (lotto, lotterie, ecc.), che negli ultimi anni sta manifestando una sostanziale stabilità nella raccolta. Il comparto scommesse, grazie al recente cambio di base imponibile (a essere tassato è ora il margine lordo e non più la raccolta) e alla sanatoria che ha recentemente portato all’emersione dei cosiddetti centri di trasmissione dati (CTD), potrebbe invece garantire all’erario incrementi di gettito.

Quale futuro

La regolamentazione della tassazione del settore mira a tutelare i consumatori e l’interesse collettivo. Un aumento della tassazione, pur non massimizzando il gettito, permette di internalizzare i costi sociali causati dalle ludopatie e più generalmente associati al gioco d’azzardo.

Inoltre è stato ampiamente dimostrato che nei casi di dipendenza dal gioco e dal fumo, una maggiore tassazione può influenzare positivamente il processo decisionale degli individui e ridurne i rischi sociali.

Ludopatia

Secondo altri studi degli ultimi anni il fenomeno ludopatico in Italia è una piaga sociale in continua espansione. Secondo gli ultimi dati, contenuti nei rapporti Espad e Ispad del Cnr, il 43% della popolazione tra i 15 e i 64 anni ha giocato almeno una volta delle somme di denaro. Inoltre il problema del gioco d'azzardo è strettamente legato a quello sociale.

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Giocano il 56 per cento di coloro che hanno un reddito medio-basso e l'86 per cento di coloro che sono in cassa integrazione, secondo alcuni report.

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Commenti (2)

  • Dite di stare attenti perché da dipendenza patologica, ma riempite le tv di pubblicità, ipocrisia governativa.

  • che bel primato da esserne fieri, il mio unico rammarico è che la tassazione sul gioco d'azzardo è veramente bassa, "chissà perché"

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