Ex Ilva, Conte: "Inaccettabili 5mila esuberi, non ci facciamo prendere in giro"

"Non è accettabile lasciare 5mila lavoratori e quindi 5mila famiglie senza lavoro e senza futuro" dice il premier al termine del Consiglio dei Ministri, assicurando che "non lasceremo soli gli operai". Due giorni di tempo all'azienda per ripensarci

Lo stabilimento di Taranto - Ansa

Giuseppe Conte definisce "inaccettabili" le posizioni di Arcelor-Mittal e chiede all'azienda di prendersi due giorni di tempo per ripensarci.

Sulla vicenda dell'ex Ilva "non ci facciamo prendere in giro". E' quanto ha detto mercoledì a tarda sera il premier Giuseppe Conte, al termine del Consiglio dei Ministri, parlando in conferenza stampa, dopo l'incontro avuto con i vertici di ArcelorMittal e annunciando per giovedì (oggi, ndr) la convocazione dei sindacati che sono già sul piede di guerra e hanno indetto uno sciopero per l'8 novembre. "Non è accettabile lasciare 5mila lavoratori e quindi 5mila famiglie senza lavoro e senza futuro" dice il premier, assicurando che "non lasceremo soli gli operai". 

Ex Ilva, Conte: "Inaccettabile qualsiasi piano di esuberi"

"Per me è inaccettabile qualsiasi piano di esuberi", dice Conte. "C'è un rischio di impresa, parliamo di un player globale attrezzatissimo, profondo conoscitore del mercato. È inaccettabile che dopo un anno si metta in discussione il piano. È inaccettabile la proposta che oggi ci è stata fatta"."Nessuna responsabilità sulla decisione dell'azienda può essere attribuita al governo", precisa comunque, perché da parte dell'esecutivo c'è la massima disponibilità "a tenere aperta una finestra negoziale 24 ore su 24, d'ora in avanti".

"Non è lo scudo la causa di disimpegno dell'azienda" attacca Conte. "Chi non sta rispettando i patti?", si chiede il presidente del Consiglio. "A noi - spiega - sta a cuore il rilancio di quel polo industriale". "Noi - ribadisce - chiediamo il rispetto del piano industriale". "Abbiamo invitato ArcelorMittal a prendersi un paio di giorni per proporci qualche soluzione", aggiunge il premier, per "farci una proposta per assicurare continuità dei livelli occupazionali, produttivi e ambientali". Si lavora perché il vertici di Mittal "possano ritornare al nostro tavolo con delle proposte accettabili e plausibili". "Invitiamo l'azienda a rimediare queste sue iniziative, non accettiamo che ci siano iniziative di tutela giudiziaria dal loro punto di vista". "Siamo determinati a difendere con il massimo rigore, a fare tutto quello che è necessario per rilanciare Taranto".

Patuanelli: "Arcelor Mittal non è in grado di rispettare il suo piano industriale"

Dopo il premier ha parlato il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. "Riteniamo che non ci sia una reale motivazione strutturale" nella decisione di ArcelorMittal, sottolinea. Quella dell'Ex Ilva "è una vertenza industriale". L'azienda" ha chiarito sin dal 12 settembre che, a prescindere dagli elementi di contorno, il problema è la loro incapacità di rispetto del piano industriale", afferma Patuanelli sottolineando che i livelli di produzione sono pari a 4 milioni di tonnellate, con la conseguenza di 5mila persone in meno, quando già quest'anno avrebbero dovuto attestarsi a 6 milioni.

"Il piano - dice ancora Patuanelli - è stato proposto in un bando di gara". "Arcelor Mittal non è in grado di rispettare il suo piano industriale e non possono essere i lavoratori e Taranto a pagare", dice Patuanelli. "A prescindere da ogni altra condizione la società oggi dice che non riesce a produrre più di 4 milioni di tonnellate e che queste non sono sufficienti a remunerare l'investimento. Ma Mittal ha vinto la gara per Ilva promettendo 6 milioni di tonnellate e 8 milioni dal 2024".

L'europarlamentare M5s di Taranto contro la Commissione Ue

La Commissione europea "non può lavarsi la coscienza" qualificando la scelta di Arcelor Mittal di ritirarsi dall'ex Ilva come "la decisione di una società privata". Lo afferma, da Bruxelles, l'europarlamentare di Taranto del M5s Rosa D'Amato, che da anni segue da vicino la vicenda dell'acciaieria, informando regolarmente proprio la Commissione sugli sviluppi della situazione.

I commissari alla Concorrenza, Margrethe Vestager, e all'Ambiente, Karmenu Vella, ha affermato D'Amato, "erano stati messi al corrente sulle condizioni normative e ambientali dello stabilimento di Taranto", e "l'affermazione del portavoce della Commissione secondo cui la questione ambientale sarebbe migliorata, è errata: difatti il Ministero dell'Ambiente aveva avviato il riesame dell'Aia (l'Autorizzazione ambientale integrata per l'attività degli impianti, secondo le norme Ue, ndr), e ritenuto che occorre una Viaas (Valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario, ndr), ovvero effettuare preliminarmente le verifiche sugli effetti sanitari, sulla base sia dello scenario emissivo riferito alla produzione di 6 milioni di tonnellate/anno di acciaio, attualmente autorizzata, che di quello previsto al completamento degli interventi elencati nel Dpcm del 29 settembre 2017".

Inoltre, ha continuato l'europarlamentare di Taranto, "ho posto all'attenzione della Commissione europea gli effetti della cosiddetta 'esimente penale'" concessa inizialmente ad Arcelor Mittal, "e mi era stato risposto che Arcelor Mittal InvestCo Italy S.r.l. resta responsabile, in base al principio 'chi inquina paga'". Infine, D'Amato nota che "risulta ancora aperta la procedura di infrazione 2013_2177 sulla violazione delle Direttive 2008/1/Ce sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento (Ipcc) e 2010/75/Ue sulle emissioni industriali (direttiva Ied). Altro che il 'No Comment' della Commissione", ha concluso.

Ilva, arcivescovo Taranto: "Ora politica faccia scelte coraggiose"

"Adesso è arrivato il momento di fare scelte coraggiose e innovative" secondo monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, che parla della crisi che riguarda la città e l'Ilva. "La città è smarrita e confusa, anche rassegnata. A partire dai primi sequestri della magistratura ha vissuto più volte momenti di tensione. Questa volta, però, siamo davvero ad un crocevia determinante".

"Fin dall'inizio, è sembrato che gli affittuari non fossero convinti del loro impegno. È mancato quindi lo sguardo lungo della politica, sono mancati statisti in grado di immaginare e programmare un futuro diversificato per Taranto. Oggi tutti parlano di quanto sia importante questo stabilimento per l'Italia, del suo valore per il Pil, mi sarei aspettato che si parlasse anche di quanto tutto questo è costato alla città, ai tarantini. Taranto ha pagato quello che Papa Francesco chiama: "debito ecologico". Ha prodotto acciaio per tutta l'Italia ed ha avuto in cambio di posti di lavoro molti morti, adulti e bambini. Taranto è in coda in tutte le classifiche per la qualità della vita, e in quelle per la disoccupazione giovanile. È evidente che sono necessari investimenti promossi dal governo nazionale, dall'Europa per percorrere strade nuove in vista di una progressiva decarbonizzazione, per emanciparci dalla monocultura dell'acciaio. Invece la politica si è persa dietro sterili contrapposizioni".

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giuseppe conte ansa-12

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