Nuove ombre sul futuro dell'ex Ilva, ordinato spegnimento dell'altoforno 2: "Non è sicuro"

La Procura della Repubblica della città dei due mari ha disposto la chiusura dell'Altoforno 2 dello stabilimento siderurgico ritenuto non sicuro: come si è arrivati a questo punto. Sindacati delusi al termine dell'incontro al Mise con ArcelorMittal e il vicepremier Luigi Di Maio

Ansa

Nuove ombre sull'ex Ilva di Taranto. La Procura della Repubblica del Tribunale della città dei due mari ha disposto la chiusura dell'Altoforno 2 dello stabilimento siderurgico ritenuto non sicuro. L'impianto dell'ex Ilva venne sequestrato nel 2015 dopo un infortunio mortale sul lavoro, accaduto l'8 giugno di quell'anno. Morì quattro giorni dopo l'operaio Alessandro Morricella, 35 anni, di Martina Franca, travolto da un getto di ghisa incandescente proprio in quell'altoforno. Un decreto del governo Renzi bloccò quel provvedimento di sequestro.

Era stata concessa la facoltà d'uso. A seguito della richiesta degli amministratori dell'ex Ilva in amministrazione straordinaria di dissequestro dell'impianto, presentata al gup, è emerso che il piano che all'epoca venne presentato dall'azienda per la messa in sicurezza non è stato rispettato in toto. In questo modo è divenuto attuale quel provvedimento di sequestro all'epoca bloccato dal decreto legge. Va chiarito che vista la natura degli impianti, le operazioni di chiusura e di spegnimento non si compiono da un giorno all'altro. L’altoforno 2 è uno dei tre attualmente operativi. Per il momento il sostituto procuratore Antonella De Luca ha delegato ai carabinieri la notifica del provvedimento. 

Ilva, Bentivogli (Fim): "Di Maio chiederà sospensione spegnimento"

Sindacati delusi al termine dell'incontro al Mise con ArcelorMittal e il vicepremier Luigi Di Maio. Le aspettative di Fim Fiom Uilm e Usb su una possibile inversione di marcia della multinazionale circa la messa in cassa integrazione dal 1 luglio scorso per 1400 lavoratori del sito ex Ilva di Taranto sono state sostanzialmente disattese: ArcelorMittal ha ribadito ragioni e numeri che hanno dettato il provvedimento legato sostanzialmente alla crisi del mercato dell'acciaio nonostante Di Maio si attenda ''una apertura maggiore''. Ne' al momento è stata fatta luce sulla decisione del colosso franco-indiano di chiudere il sito Ilva a fronte della soppressione dell'immunita' penale nei confronti degli atti dei vertici, voluta dal governo M5S- Lega. Le rassicurazioni date da Di Maio a Mittal che non deve temere nulla se rispetterà il piano ambientale non pare abbia al momento fatto breccia nel Gruppo che resta in attesa di capire come evolverà il tema. ''Voglio essere ben chiaro: non esiste alcuna possibilità che l'immunità penale torni", aveva ripetuto ancora Di Maio ai vertici di ArcelorMittal. L'azienda comunque, aveva subito rassicurato, non avrebbe nulla da temere se ''dimostra buona fede continuando nell'attuazione del piano ambientale''. E potrebbe essere questo il punto di mediazione per evitare la chiusura di Taranto che la multinazionale aveva fissato il 6 settembre: ''se si chiede di precisare questo concetto attraverso interpretazioni autentiche anche per norma, siamo assolutamente disponibili'', assicura Di Maio che su questo mette al lavoro i tecnici del governo rinviando alla prossima settimana un nuovo round sull'Ilva.

"L'incontro si è aperto con una preoccupante novità che riguarda l'atto della Procura di Taranto che decreterebbe lo spegnimento dell'Altoforno 2 , una notizia che, insieme alla richiesta di cassa per fronteggiare il calo del 40% delle importazioni in Europa di coils, ci preoccupa moltissimo". Così' il leader Fim, Marco Bentivogli sul decisione della Procura. "Il Ministro Di Maio ha comunicato durante l'incontro che il Governo sta interloquendo con la Procura e hanno chiesto di sospendere il provvedimento di spegnimento", annuncia ribadendo la preoccupazione del sindacato. "La notizia di oggi del possibile spegnimento si somma agli altri problemi riguardanti la cassa e lo scudo penale, complicando non solo la gestione dell'accordo ma soprattutto il rilancio industriale e l'ambientalizzazione".

Ilva Taranto, voci sulla possibile chiusura del 6 settembre

Sono settimane molto complesse a Taranto. Il 26 giugno scorso l'ad di ArcelorMittal, Geert Van Poelvoorde aveva annunciato che senza una soluzione al problema della protezione legale lo stabilimento potrebbe chiudere il 6 settembre. "L'entrata in vigore del Decreto Crescita non consentirebbe ad alcuna società di gestire l'impianto oltre il 6 settembre, una data che è stata fissata dal governo, a meno che non sia garantita la necessaria tutela ambientale" spiega poi in una nota ArcelorMittal Italia, precisando "che non sarebbe possibile per nessuna società gestire lo stabilimento di Taranto senza identificare una soluzione costruttiva all'attuale contesto, come comunicato la settimana scorsa da ArcelorMittal Sa".

Ilva, nuova era: "Non vale la pena produrre acciaio senza piena salute" 

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