Ilva, nuova era: "Non vale la pena produrre acciaio senza piena salute"

Rimossa l'insegna simbolo di Taranto. Incoraggiante il piano industriale e ambientale di Arcelor Mittal all'insegna di "salute e sicurezza". Ma quei lavoratori in cassa integrazione a zero ore chiedono più attenzione: forse sarà decisivo l'incontro del 21 novembre

La rimozione della storica insegna dell'Ilva - ANSA

È finita un'era.  La grande insegna con la scritta Ilva sullo sfondo blu della palazzina che ospita gli uffici della direzione del siderurgico di Taranto è stata rimossa e presto sarà sostituita con quella di ArcelorMittal. I lavori sono in corso all'esterno dello stabilimento; il vicepresidente e AD di ArcelorMittal Italia, Matthieu Jehl, ha raccontato nel corso di un'incontro con la stampa le prospettive e i piani per l'Ilva.

"Non vale la pena produrre acciaio senza piena salute"

"Salute e sicurezza" sono tra gli aspetti più importanti che costituiscono il piano industriale e ambientale, in sette punti, per il rilancio dello stabilimento siderurgico di Taranto e di tutte le aziende ex Ilva. "Non c'è una tonnellata di acciaio che vale la pena di produrre se non possiamo ritornare a casa in piena salute", ha spiegato Jehl. "Questo, per noi, è un valore importante", ha aggiunto. "Arcelor Mittal ha una storia di successo in tanti anni e siamo ovviamente molto contenti di aggiungere Arcelor Mittal Italia dentro la famiglia di Arcelor Mittal". Quindi ha evidenziato che la multinazionale è il "maggior produttore di acciaio al mondo, presente in 60 Paesi, con 200mila dipendenti. Siamo leader in tutti i principali mercati del mondo, leader in ricerca, sviluppo e in tecnologia". "Il piano ambientale e il piano industriale vanno insieme, non c'è l'uno senza l'altro. Noi produrremo 6 milioni di tonnellate di acciaio all'anno alla fine del Piano ambientale (tra 5 anni, ndr). Già fare 6 milioni non è facile, oggi la produzione è 4,5 milioni all'anno. Crescere a 6 milioni è già una sfida. Su questo siamo già al lavoro".

Ambiente e salute al centro del piano

"Non c'è possibilità di produrre per il lungo termine senza la sostenibilità" aggiunge Jehl che, affiancato da quasi tutto il management team del gruppo in Italia. L'industria dell'acciaio - ha aggiunto - è di lungo termine: tutti gli investimenti che facciamo non sono per l'anno prossimo ma per i 20, 25, forse 50 anni, nel senso che dobbiamo assolutamente lavorare sul tema della sostenibilità. Salute, sicurezza e ambiente "sono il cuore anche del nostro programma per Arcelor Mittal Italia".

Il piano industriale e ambientale per il rilancio dell'azienda siderurgica ex Ilva che dal primo novembre è passata sotto il controllo del gruppo multinazionale franco-indiano prevede anche tanti interventi per le manutenzioni che non sarebbero state fatte negli ultimi anni: il Revamping completo dell’Altoforno5 e il nuovo contenitore Bof dell’Acciaieria 1 per un investimento di 260 milioni di euro, l'ammodernamento meccanico e l’automatizzazione degli impianti di finitura (250 milioni), la Centrale elettrica Taranto (60 milioni), installazione e sostituzione caldaie (55 milioni) e altri interventi ancora per decine di milioni. ArcelorMittal aderisce "a rigide norme di salute e sicurezza e promuove miglioramenti per raggiungere livelli 'world-class' grazie a certificazioni indipendenti, monitoraggio sulla sicurezza e Training, ovvero formazione "take care" per tutti i lavoratori".

Cosa ne pensano i sindacati

Mittal ha selezionato il personale da prendere in distacco da Ilva (10.700 in tutto il gruppo di cui 8.200 solo a Taranto) con criteri non del tutto chiari, e le scelte ovviamente non vanno giù agli esclusi. ArcelorMittal Italia ha già anticipato ai sindacati la propria volontà di intervenire laddove siano stati riscontrati oggettivi errori nei criteri di selezione del personale.

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I sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm, Usb, FLMUniti CUB chiedono di far svolgere lavori di pubblica utilità ai lavoratori dell'Ilva di Taranto che sono stati collocati dal primo novembre in cassa integrazione a zero ore con l'amministrazione straordinaria e non sono stati selezionati da Arcelor Mittal Italia con la formula del distacco da Ilva. I lavoratori - è stato annunciato - adesso intendono portare questa loro proposta all'attenzione della Regione Puglia. Lavori che potrebbero riguardare strade, piazze, verde pubblico, scuole e tutti quei settori che hanno bisogno di interventi di ripristino e di manutenzione. In una lettera inviata alla Regione Puglia, le sigle sindacali ne sollecitano il "coinvolgimento nella gestione della Cigs come peraltro già avvenuto per l'anno 2017". Si chiede alla Regione "eventuale disponibilità a mettere in campo ogni sostegno utile a garantire una integrazione salariale per tutti quei lavoratori posti in Cigs da Ilva in amministrazione straordinaria, anche con l'individuazione di ulteriori attività e/o percorsi formativi". 

Per 300 dei cassintegrati potrebbero esserci opportunità di lavoro nelle attività di bonifica che effettueranno i commissari Ilva con le risorse della transazione Riva - bonifica che non riguarda il perimetro produttivo dell'acciaieria di competenza, invece, di Mittal . Ma non si conoscono altri dettagli. Se ne saprà di più tra due settimane: Ilva in amministrazione straordinaria ha già calendarizzato per il 21 novembre un incontro con le rappresentanze sindacali. Esiste un'altra possibile soluzione, ovvero una proposta di assunzione da parte di Mittal, da metà 2023 ed entro il 2025, se fra cinque anni, al completamento del piano industriale e di quello ambientale, dovessero ritrovarsi ancora disoccupati e non avessero optato per l'incentivo per l'esodo volontari anticipato. L'Ilva di Taranto volta pagina: la speranza è che nessun lavoratore venga lasciato indietro.

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