Finanza, moda e cibo: da 20 anni la Francia fa shopping di aziende italiane

Sono 1.925 le imprese italiane grandi e piccole controllate da proprietari francesi: tra queste ci sono veri e propri 'gioielli del Made in Italy', ma non solo lusso. Le "imprese italiane francesi" danno lavoro nel nostro paese a più di 254 mila addetti

Il presidente della Repubblica di Francia Emmanuel Macron

Air France avrebbe deciso di sfilarsi dalla partita per il salvataggio di Alitalia per "motivi politico-istituzionali" dopo la decisione del governo francese di richiamare il proprio ambasciatore a Roma alla luce delle tensioni con l'Italia. La mossa, riferita al Sole 24 Ore "fonti autorevoli" e ammessa a mezza bocca dal vicepremier Di Maio, complicherebbe la ricerca di un partner industriale per Fs nell'operazione che punta al rilancio della compagnia aerea. Ma per un'Alitalia che da oltre 10 anni è sempre in predicato di finire sotto l'ombrello di Air France ci sono altre 1.925 imprese italiane grandi e piccole controllate da proprietari francesi: un 'microcosmo' produttivo che - secondo gli ultimi dati dell'Istat risalenti al 2016- dà lavoro nel nostro paese a più di 254 mila addetti.

Davanti alla Francia - di poco - solo Stati Uniti e Germania. Basterebbe questo dato per comprendere il peso che gli investimenti di Parigi hanno nella nostra economia. E lo scenario diventa ancora più importante se si guarda ai nomi coinvolti, veri e propri 'gioielli del Made in Italy', oggetto di uno shopping che negli ultimi 10 anni è andato avanti quasi senza interruzione.

Le imprese italiane di proprietà francese

Dal 1996 gli acquisti francesi in Italia ammontano a 100 miliardi di euro. Solo considerando il periodo compreso dall'ultima crisi - che ha esposto le nostre aziende - si contano 214 acquisizioni. Ma andiamo per ordine.

Tra i primi brand ad aver ceduto il timone ai nostri vicini di casa rientrano quelli legati alla moda e al lusso. Griffe come Gucci, Brioni, Pomellato e Bottega Veneta, finiti in una manciata d'anni nel portafoglio del colosso francese del lusso Kering (ex PPR) capitanato da François Pinault, o inglobati dal suo rivale Bernard Arnault. Il patron di LVMH (Moët Hennessy Louis Vuitton) negli anni ha infatti rilevato diverse maison, facendo incetta di aziende del lusso Made in Italy.

Nel 2001, dopo aver già acquistato Emilio Pucci, Arnault mette gli occhi su Fendi, che acquista con una joint venture in tandem con il gruppo Prada, la cui quota viene successivamente rilevata dalla stessa LVMH. Poi è la volta di Bulgari, rilevata nel 2011 con un'operazione a 9 zeri e due anni più tardi nel colosso di Arnault finisce anche Loro Piana. Quindi nel 2015 è la volta del marchio di gioielleria Repossi. L'ultima operazione italo-francese coinvolge invece la Luxottica di Del Vecchio, che ha deciso la fusione con Essilor (ma con la quotazione soltanto alla Borsa di Parigi, con grande dispiacere di Piazza Affari). Peraltro va riconosciuto come dall'ingresso in Gucci nel 1999 Kering abbia moltiplicato i posti di lavoro a Firenze e a Milano, e lo stesso - in maniera anche maggiore - è avvenuto in Bottega Veneta, Loro Piana, Fendi e Bulgari.

Non è solo il lusso, tuttavia, a scatenare gli appetiti dei francesi. La vicenda Mediaset-Vivendi, sfociata in una tormentata battaglia legale, è un esempio calzante. Il gruppo di Bollorè ha avviato una vera e propria scalata nel gruppo di Cologno, raggiungendo il 28,8% del capitale dopo aver rinunciato all'acquisto di Premium. Parallelamente, il gruppo - che controlla anche Canal+ e Universal Music - è cresciuto in Telecom Italia, toccando quota 23,94% dell'azionariato.

A fare shopping in Italia sono anche i francesi di Edf, il gruppo energetico che nel 2012 compra Edison con un'opa che si conclude con l'acquisizione del 98,104% del capitale sociale di Edison. Nello stesso anno iniziano le trattative con Gdf Suez e Suez, che attualmente detiene una quota di Acea pari a oltre il 23% del gruppo energetico capitolino.

Nel carrello della spesa transalpina sono finite anche Parmalat, Eridania e la catena di supermercati GS. Dopo il crac, nel 2011 Parmalat viene a conquistata da Lactalis, mentre i supermercati Gs cambiano insegna nel 2010 diventando Carrefour, leader mondiale della grande distribuzione, che 10 anni prima aveva rilevato il gruppo fondato negli anni Sessanta da Guido Caprotti (fratello del patron dell'Esselunga, Bernardo) e Marco Brunelli. Nel 2016 Epi ha acquistato la tenuta Greppo produttrice del Brunello di Montalcino mentre dallo scorso anno le più grandi saline marine d'Europa, quelle di Margherita di Savoia in Puglia (con una produzione di 800.000 tonnellate all'anno), sono di proprietà della francese Salins.

L'ombra francese si è proiettata presto anche nella finanza, dove diverse banche negli anni hanno cambiato bandiera. A partire da Bnl, la Banca Nazionale del Lavoro che dal 2006 passa sotto il controllo di Bnp-Parisbas, che ne acquista il 48% da Unipol lanciando poi un'opa sul totale del capitale azionario. Anche Crédit Agricole si rende protagonista di un altro acquisto ghiotto. Dopo la fusione tra Sanpaolo Imi e Banca Intesa, nel 2007 Intesa Sanpaolo gli cede il controllo di Cariparma e Banca Popolare Friuladria. Nello stesso anno, Assicurazioni Generali cede il 100% di Nuova Tirrenia a Groupama per un controvalore di 1.250 milioni di euro, che comporterà per il gruppo una plusvalenza di circa 240 milioni. Fra i 'colpi' anche la vendita di Pioneer che da Unicredit è passata nelle mani della francese Amundi per oltre 3,5 miliardi di euro.

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