L'annus horribilis delle imprese, per fortuna molte "italiane" sono tedesche

Bankitalia certifica il rallentamento dell'economia italiana: la crescita del Pil si ferma al 0,6% mentre crolla la domanda interna. Per gli economisti colpa dell'incertezza politica ed economica che tuttavia non colpisce tutte le imprese nello stesso modo

Rallenta l'economia italiana, secondo il Bollettino economico di Bankitalia la crescita del prodotto interno lordo si fermerà appena al 0,6% quest'anno, 0,4 punti in meno rispetto alle già cupe previsioni: particolarmente sfavorevole l'ultimo periodo del 2018 che ha peggiorato i dati di inzio anno, mentre si assiste ancor più al ridimensionamento dei piani di investimento delle imprese complice anche le prospettive di rallentamento del commercio mondiale.

pil italia 2019 proiezioni-2

Crescita interotta nel terzo trimestre 2018 e diminuita nel quarto secondo gli indicatori presi in esame dall'istituto di via Nazionale: per gli esperti economisti a minare l'economia italiana non sono tanto le esportazioni, ma la riduzione della domanda interna, in particolare degli investimenti e, in misura minore, della spesa delle famiglie.

"Nel trimestre estivo i consumi delle famiglie sono lievemente diminuiti. Le informazioni più recenti indicano che la spesa sarebbe rimasta debole anche nella parte finale dell’anno, a fronte di segnali ancora poco incoraggianti provenienti dal mercato del lavoro".

Economia al palo, pesano incertezza politica e guerra commerciale

Inoltre secondo il consueto sondaggio congiunturale condotto dalla Banca d'Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore, nel 2019 i piani di investimento delle imprese dell'industria e dei servizi sarebbero più contenuti a seguito sia dell'incertezza politica ed economica sia delle tensioni commerciali.

pil fiducia 2019-2

Inoltre come avevamo già avuto modo di riportare gli ultimi dati Istat certificano come la produzione industriale abbia registrato a novembre 2018 una marcata diminuzione sia su base congiunturale sia su base annua. Una tendenza negativa che conferma la complessiva debolezza dei livelli di attività industriale nel corso del 2018.

L'industria che non c'è più: produzione industriale mai così male da 4 anni 

Secondo gli ultimi dati pubblicati dall'Istat la produzione industriale italiana è scesa del 2,6% rispetto allo stesso mese del 2017. L'indice destagionalizzato mensile mostra un aumento congiunturale solo nel comparto dell'energia (+1,0%); variazioni negative registrano, invece, i beni intermedi (-2,4%), i beni strumentali (-1,7%) e i beni di consumo (-0,9%).

Economia al palo, ma non per le imprese italo-tedesche

Male per tutti? Non proprio. Ci sono alcune aziende che in questi anni hanno mantenuto il numero di addetti sostanzialmente stabile, anche nel periodo della crisi economica, in controtendenza rispetto alla media delle altre imprese: sono le controllate tedesche. Lo spiega una ricerca della direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo per la Camera di Commercio Italo-Germanica.

Positiva anche l'evoluzione del fatturato, con una crescita dell'11% fra il 2015 e il 2017, una performance migliore rispetto al totale delle aziende operanti in Italia, pari al 7,5%.

Ma quante sono le aziende "non più italiane"? Solo prendendo in considerazione le aziende attive in Italia partecipate da gruppi tedeschi sono 1.900 per un totale di 168mila addetti e un fatturato complessivo che supera i 72 miliardi di euro, pari al 2,5% del fatturato totale generato in Italia.

A livello settoriale le controllate tedesche in Italia si concentrano nella distribuzione, con circa 800 aziende, oltre 42 miliardi di euro di fatturato e 63mila addetti, e nel manifatturiero, con oltre 400 imprese, 19 miliardi di fatturato e 51mila addetti. Le partecipate tedesche incidono per il 9% sul fatturato totale della chimica in Italia, per il 6,2% nel farmaceutico e per il 4,8% nel settore auto e hanno una presenza significativa anche nella meccanica e nell'elettrotecnica.

Le partecipate tedesche, secondo la ricerca, presentano una forte capillarità e diversificazione territoriale, anche rispetto alle multinazionali controllate da altri Paesi. A livello regionale il 50% del fatturato delle aziende a controllo tedesco viene generato in Lombardia, seguita dal Veneto, con una quota del 18%. Jorg Buck, consigliere delegato della Ahk Italien, ha sottolineato che "si parla spesso in maniera critica del rapporto tra i nostri due Paesi e per questo crediamo che sia importante portare all'attenzione dell'opinione pubblica alcuni numeri che, invece, mostrano come gli investimenti tedeschi in Italia si concretizzino in un ecosistema produttivo che genera valore e crescita per tutto il sistema Paese. I dati presentati nello studio confermano infatti che le aziende tedesche cercano e trovano in Italia l'eccellenza che permette alla partnership italo-tedesca di prosperare e consolidarsi".

Fabrizio Guelpa, Responsabile Industry & Banking Research di Intesa Sanpaolo, ha sottolineato che "la presenza di imprese estere sul territorio nazionale è un potente fattore di crescita, in quanto caratterizzate da forti competenze e proiezione internazionale. Le imprese tedesche, in particolare, con la loro operatività hanno portato in Italia a benefici anche superiori rispetto a quelli delle multinazionali provenienti da altri Paesi".

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