Italia in recessione, l'allarme di Bankitalia: dito puntato contro il governo

Incertezza sui conti, mancati investimenti pubblici per la crescita: Visco scuote il governo M5s-Lega

Il governatore della Banca D'Italia Ignazio Visco presenta il suo ultimo libro "Anni difficili" presso l'Opificio Golinelli. Bologna, 21 Gennaio 2019. ANSA / GIORGIO BENVENUTI

L'economia frena, l'Italia rallenta. "L'incertezza sulla politica di bilancio non si è dissipata", dice senza mezze misure Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, nel suo intervento al 25esimo Congresso Assiom Forex. Come ricorda infatti il numero uno di Palazzo Koch, "l'accordo con la Commissione è stato raggiunto per il 2019, ma per il 2020-21 restano da definire numerosi aspetti e, specialmente, il futuro delle cosiddette clausole di salvaguardia, il cui importo è stato portato all'1,2% del prodotto nel 2020 e all'1,5% nel 2021. Se fossero disattivate senza prevedere misure compensative, il disavanzo si collocherebbe intorno al 3 per cento del Pil in entrambi gli anni", dice Visco.

Italia in recessione, allarme di Visco: "Economia in frenata, servono riforme"

Lo spread, anche se diminuito dal picco di metà novembre, "resta elevato, circa il doppio dei valori medi dei primi quattro mesi dello scorso anno". "Dal picco della metà di novembre - ricorda infatti Visco - il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani a dieci anni e i corrispondenti titoli tedeschi è diminuito di circa 80 punti base. Il premio per il rischio sulle obbligazioni pubbliche italiane, pari a 250 punti base nella media di questa settimana, resta tuttavia elevato. E' circa il doppio - ricorda il governatore - rispetto ai valori medi dei primi quattro mesi dello scorso anno". "Un premio elevato per il rischio sovrano aggrava lo squilibrio dei conti pubblici, pregiudica la capacità della politica di bilancio di sostenere l'economia, comprime le risorse disponibili per gli investimenti in infrastrutture". "La diminuzione del valore dei titoli di Stato incide negativamente sui risparmi accumulati dalle famiglie e determina perdite in conto capitale per gli investitori istituzionali, quali assicurazioni e fondi pensione, e per le banche, ripercuotendosi sulle loro condizioni di finanziamento sui mercati; ne risente la capacità degli intermediari di fornire credito al settore privato e sostenere, per questa via, l'attività produttiva".

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Secondo il governatore Visco, "l'innesco di questo circolo vizioso è frenato dalla durata media relativamente elevata del debito pubblico, dalle condizioni espansive della politica monetaria, dai livelli di patrimonializzazione degli istituti di credito. Si tratta di fattori favorevoli - dice ancora - che possono però risultare insufficienti in presenza di movimenti repentini dei mercati finanziari, un rischio che abbiamo già sperimentato in passato".

"Questo rischio va evitato tenendo alta l'attenzione all'equilibrio dei conti pubblici nel breve come nel lungo periodo e attuando con decisione un disegno organico di riforme volte a preservare la fiducia dei risparmiatori e a riguadagnare quella degli investitori. L'obiettivo ultimo, da conseguire con continuità e determinazione, non può che essere quello di uno stabile ritorno su un sentiero di sviluppo economico e sociale".

Le prospettive dell'economia italiana ''sono oggi meno favorevoli di un anno fa. Sono gravate dal rischio al ribasso che ha in parte origine estera, ma che continuano a riflettere in misura significativa le debolezze del nostro Paese''. Tra queste debolezze, sottolinea il governatore, ''in primo luogo l'incertezza sulla crescita, oltre che sull'orientamento della politica di bilancio e sulla ripresa di un percorso credibile di riduzione del peso del debito pubblico sull'economia''. "Sulle prospettive per l'anno in corso - spiega ancora Visco - e sulle proiezioni per il successivo biennio, che prefigurano il ritorno della crescita attorno all'1%, gravano fattori di rischio rilevanti, di origine sia internazionale sia interna. Tra i primi - ribadisce il governatore - i principali riguardano l'andamento degli scambi con l'estero, le vulnerabilità dei paesi emergenti e le modalità di uscita del Regno Unito dall'Unione europea. Sul fronte interno rileva ancora l'andamento dei tassi di interesse sui titoli di Stato".

La (mancata) crescita dell'economia italiana

La politica monetaria decisa dalla Bce da sola non basta. Per "poter fruire appieno dei benefici derivanti dalle condizioni espansive" è necessario "il contributo delle riforme volte a ridurre le debolezze strutturali della nostra economia, debolezze che accentuano le difficoltà congiunturali". "Occorrono progressi decisi - spiega Visco - nella creazione di un ambiente più favorevole all'innovazione e all'attività d'impresa, va incentivata la partecipazione al mercato del lavoro, innalzata la qualità del capitale umano, aumentata l'efficienza dei servizi pubblici. Dal 1999 il tasso di crescita annuo dell'economia italiana è risultato in media inferiore di un punto a quello dell'area dell'euro. In assenza di risultati consistenti sul piano strutturale, quelli che a livello internazionale sono rallentamenti di natura congiunturale tendono da noi a trasformarsi in un ristagno o in un calo dell'attività produttiva".

Titoli di Stato e banche: cosa ha detto Ignazio Visco

"L'ammontare di titoli pubblici da collocare annualmente sul mercato continua a essere ingente: quasi 340 miliardi per il solo rinnovo dei titoli in scadenza nel 2019, che si sommano ai circa 50 previsti a copertura del disavanzo". L'Italia, esorta il governatore, "per assicurare un effettivo sostegno all'attività economica la politica di bilancio, deve preservare la fiducia nel percorso di riequilibrio dei conti pubblici e nella prospettiva di riduzione del rapporto tra debito e prodotto". Lo smaltimento dei crediti deteriorati da parte dei grandi gruppi bancari italiani "è coerente con i piani concordati con la Vigilanza". "Le richieste di aumento dei tassi di copertura delle consistenze, rivolte a tutte le banche significative dell'area dell'euro, tengono conto delle specifiche condizioni di ciascuna di esse. Diverranno operative a partire dal prossimo anno, prevedono il raggiungimento della piena copertura in un lasso di tempo che si estende fino al 2026 per le banche con incidenze nette relativamente elevate", spiega ancora Visco.

Gli istituti di credito italiani "devono proseguire sulla strada del rafforzamento dei bilanci e del recupero di adeguati livelli di efficienza e redditività", che rimane "condizione necessaria per affrontare le sfide che caratterizzano il settore finanziario a livello globale". "Ritengo necessario tornare a riflettere in ambito europeo, anche sulla base dell'esperienza della FDIC (Federal Deposit Insurance Corporation) statunitense, su istituti e misure che mirino a rendere meno traumatica e meno costosa possibile l'uscita dal mercato degli intermediari di minore dimensione". "La possibilità di accedere alla procedura di risoluzione, pur con le concrete difficoltà di attuazione del bail-in, è comunque prevista solo per le banche di maggiori dimensioni, per le quali si rilevi un interesse pubblico tale da giustificare il ricorso alle risorse del Fondo di risoluzione unico. Nel caso di crisi di intermediari di minori dimensioni, un ordinato processo di liquidazione potrà aver luogo solo in corrispondenza di un intervento rapido e generalizzato di un intermediario interessato all'acquisizione di attività e passività. In assenza di un tale intervento, non vi sarebbero alternative alla procedura di liquidazione ordinaria".
 

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