La “10 Years Challenge” dell'Italia: Pil e investimenti giù, cresce solo la disoccupazione

Il gioco social applicato ai dati economici dello Stivale: ecco cosa è successo negli ultimi 10 anni secondo i dati della Cgia di Mestre. Intanto i 5 Stelle fanno il confronto con il governo Berlusconi: “La musica è cambiata”

Foto di repertorio

Sui social network impazza l'hashtag #10YearsChallenge, l'ultima sfida per gli utenti di Facebook e simili in cui le persone postano una loro foto attuale e una di 10 anni prima, così da mostrare cosa è cambiato in un decennio. Un gioco che ha riscosso un grande successo tra il popolo social, soprattutto tra i personaggi dello spettacolo e del mondo della politica. Ma cosa ne uscirebbe se applicassimo lo stessa sfida social all'Italia? Come sono cambiati i principali indici economici del Paese negli ultimi 10 anni? Che confronto uscirebbe da una “10 Years Challenge” sullo Stivale?

Purtroppo il risultato non è proprio incoraggiante, anzi, tra il 2007, anno in cui si può collocare l'inizio della crisi globale, e le ultime stime del 2018, la situazione è andata peggiorando. In discesa Pil e investimenti, così come il reddito e i consumi delle famiglie. Cresce la disoccupazione, mentre l'unica nota positiva arriva dall'export. Sono i dati riportati nell'analisi condotta dall'Ufficio Studi della Cgia di Mestre che mostra, cosa è cambiato dal punto di vista economico nell'ultimo decennio

#10YearsChallenge Italia, Pil da recuperare, investimenti a picco

Secondo l'analisi della Cgia di Mesttre, rispetto l’anno ante-crisi (2007) dobbiamo ancora recuperare 4,2 punti percentuali di Pil e ben 19,2 punti di investimenti. A distanza di 10 anni, inoltre, i consumi delle famiglie sono inferiori di 1,9 punti e il reddito disponibile, sempre delle famiglie, è in calo di 6,8 punti. 

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#10YearsChallenge Italia, mondo del lavoro ancora debole

In materia di lavoro, l’occupazione è aumentata dell’1,7 per cento, mentre il tasso di disoccupazione è cresciuto dell’84,4 per cento. Se, infatti, nel 2007 il tasso di coloro che era alla ricerca di un’occupazione si attestava al 6,1 per cento, nel 2018 è salito al 10,5 per cento. Bene, invece, l’export: a distanza di un decennio le vendite all’estero sono cresciute del 13,9 per cento. Schermata 2019-01-19 alle 14.40.44-2

Alla base del calo del Pil, spiega la Cgia, soprattutto il crollo degli investimenti pubblici e privati e la diminuzione dei consumi delle famiglie (che costituiscono il 60% circa dell’intera ricchezza prodotta dal Paese ogni anno). Un trend sul quale ha pesato l’aumento dei disoccupati - solo in piccola parte compensato dall’aumento dell’occupazione - che ha ridotto notevolmente la disponibilità di reddito delle famiglie, in particolar modo al Sud. Nel 2018 il numero degli occupati presenti in Italia (23,3 milioni) ha superato il livello del 2007 (22,9 milioni).

Tuttavia, è crollato il numero delle ore lavorate sceso a 43,2 miliardi (-6,1 per cento che in termini assoluti equivalgono a -2,7 miliardi di ore). Inoltre, nonostante si sia superato il numero del 2007, sono cresciuti in misura rilevante i lavoratori dipendenti con contratti a termine (+22,4 per cento rispetto al 2007), ovvero un aumento netto dei precari.

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#10YearsChallenge Italia, le previsioni per il futuro

Quanto all'immediato futuro, la Cgia di Mestre ammette come diversi elementi - dal rallentamento dell’economia mondiale alla Brexit e alla fine del Quantitative easing - rendono estremamente difficile prevedere come andrà l’economia italiana. L'associazione prevede per l'anno in corso una crescita dello 0,8%, grazie, in particolar modo, all’incremento dell’1,9% degli investimenti, del +1,1% dei consumi delle famiglie che dovrebbe far scendere la disoccupazione dello 0,2%e aumentare gli occupati dello 0,4%. Infine, non è da escludere, secondo la Cgia, neppure il varo di una manovra correttiva già prima dell’estate.

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“Sebbene negli ultimi 5 anni il Pil sia tornato a crescere -sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo - rispetto l’anno pre-crisi siamo meno ricchi, sono franati gli investimenti, spendiamo meno e abbiamo più disoccupati. L’unica cosa veramente positiva è che il nostro 'made in Italy' vola e continua a conquistare i mercati stranieri. Stando alle previsioni di crescita che nel triennio saranno ben al di sotto dell’1% annuo, molto probabilmente il nostro Paese recupererà i 4 punti di Pil persi dal 2007 non prima del 2024: praticamente 17 anni dopo”.

#10YearsChallenge Italia, e in politica?

Come la maggior parte di voi ricorderà, tra il 2008 e il 2009 a ricoprire il ruolo di presidente del Consiglio c'era Silvio Berlusconi, con il suo governo che restò in carica fino al novembre del 2011, prima delle dimissioni del Cav e dell'avvento dei Monti e dei tecnici. Ma cosa succedeva in quegli anni? A sfruttare il gioco #10YearChallenge in questo senso è stato il Movimento 5 Stelle, che in un post sul Blog delle Stelle ha fatto un confronto tra le misure recentemente approvate dal governo gialloverde, come reddito di cittadinanza e Quota 100, e alcune contestate misure del governo Berlusconi, come il   Lodo Alfano, il ddl Intercettazioni e il decreto Gelmini con i tagli alla scuola. “A distanza di dieci anni la musica è decisamente cambiata – si legge sul blog - Dicevano che non si poteva fare ma stiamo dimostrando che non è così”. Chissà se gli elettori la penseranno allo stesso modo.

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Commenti (4)

  • Poveri ritardati quelli del m5s. L' approvazione delle misure non conta niente. Bisogna vedere che cosa ne deriverà.

  • Eeeeh ma è colpa dei Salvini e di maio ovvio

  • Potrei farla io la previsione, senza spendere una marea di soldi per statistiche e caxxate varie...Basta vedere chi ci governa e le idee malsane che hanno per gonfiare solo le loro tasche, ma presto toccheremo il fondo...

  • e per questo ringraziamo prima il pdl e poi la sinistra!

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