L'Italia che si svuota: nuove generazioni in fuga dal Belpaese

La maggior parte degli italiani pronta a emigrare per motivi di lavoro. In più i migranti vedono sempre più il nostro Paese come un passaggio verso Stati più accoglienti. L'analisi di Coldiretti/Ixè

Nonostante quanto emerge dal dibattito politico nel 2013 l’immigrazione nel nostro Paese è diminuita del 12,3%: gli stranieri residenti registrati nel 2013 sono 307mila, 43mila in meno rispetto al 2012. Sale invece il numero di cittadini stranieri che lasciano l’Italia: il 14,2% ha cancellato l’iscrizione all’anagrafe nostrana. Non solo: sempre più italiani vanno all'estero o ne hanno l'intenzione. Il 51% dei nostri concittadini è pronta a emigrare per motivi di lavoro, in particolare la popolazione al di sotto dei 35 anni.

Il Belpaese è senza prospettive e sempre più si sta svuotando: è quanto emerge dal report Istat e dall'analisi condotta da Coldiretti e Ixè. Il 2013 è stato l'anno record della migrazione dei nostri concittadini, dall'Italia verso Paesi che offrono maggiori opportunità. Osservando i grafici di "Migrazioni della popolazione residente", diffusi dall'istituto di statistica, ci si rende conto che il fenomeno si è intensificato con l'arrivo e l'acuirsi della crisi. Il report fa riferimento ai dati relativi al 2013 ma per il 2014 la situazione non sembra andare verso un miglioramento, come sottolinea Coldiretti:
 

La situazione sembra peggiorare nel 2014 e il motivo principale che spinge i giovani a lasciare l'Italia è il fatto che il 19% consideri il Paese fermo in cui non si prendono mai decisioni, una percentuale del 18% punta il dito sulle tasse e il 17% chiama in causa la mancanza di lavoro a pari merito con la mancanza di meritocrazia.


Sono soprattutto giovani e giovanissimi che la pensano così, perché il futuro nostro Paese sembra essere meno ricco di opportunità: il 59% dei ragazzi tra i 18 e i 19 anni è pronto a partire. Ma come è possibile che l'Italia sia di nuovo un paese di migranti, come all'inizio del secolo scorso? Il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo prova a spiegarlo: 
 

In un Paese vecchio come l'Italia la prospettiva di abbandono evocata dalla maggioranza dei giovani italiani è una perdita di risorse insopportabile se si vuole tornare a crescere



Il problema alla base sembra essere la crisi e la "stagnazione" del paese, un termine che oltre il suo significato economico, assume un significato sociale: l'Italia sembra ferma e per potersi assicurare un futuro, coloro che iniziano a costruirlo hanno intenzione, sin dal principio, di gettare le basi da un'altra parte. Per queste ragioni aumentano gli italiani che decidono di trasferirsi all’estero: sono stati 82mila, con una crescita del 20,7% rispetto al 2012. Coloro invece che sono tornati nel 2013 dopo un periodo di residenza fuori dai confini nazionali sono 28mila, mille in meno rispetto al 2012. A differenza delle migrazioni di inizio '900, oggi chi va via nel 31% dei casi ha la laurea. Le mete sono svariate: Regno unito, Germania, Svizzera, Francia. 

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