Mafia, quei ritardi (inspiegabili) nel sostegno ai lavoratori delle aziende sequestrate

Grido d'allarme della Cgil: "È una vergogna che, ad un anno dall'approvazione del nuovo Codice antimafia, il governo non abbia ancora provveduto ad emanare il regolamento per l'attuazione del Fondo dedicato al sostegno del reddito dei lavoratori"

Foto: Ansa (repertorio)

L'impegno nella lotta alla mafia deve passare ancora di più dalla tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate: l'appello al governo è della Cgil. Il tema è complesso. "È una vergogna che, ad un anno  dall'approvazione del nuovo Codice antimafia, il governo e in particolare il ministero del Lavoro, non abbiano ancora provveduto ad emanare il regolamento per l'attuazione del Fondo dedicato al sostegno del reddito dei lavoratori delle aziende sequestrate alla mafia. Dov'è l'impegno tanto sbandierato di contrasto al potere mafioso?". Se lo chiede Luciano Silvestri, responsabile legalità e sicurezza per la Cgil nazionale. I lavoratori non devono essere lasciati soli, e non devono andare perse le forze produttive sane del Paese.

Appello al governo: "Un'arma potente di contrasto alle mafie"

Per il dirigente sindacale "tutto è pronto: il Fondo è stato già costituito, le risorse sono state stanziate, e sono state definite le platee di lavoratori che possono usufruirne, ma le richieste, frutto di accordi, giacciono al Ministero senza poter avere nessuna risposta". Silvestri punta il dito contro il governo che "non si accorge che il provvedimento riguarda migliaia di aziende sequestrate e di altrettanto numerosi lavoratori con un patrimonio importante di professionalità. Aziende che, grazie all'impegno di Tribunali, di Amministratori Giudiziari e del Sindacato, stanno operando per rilanciare le attività in un nuovo circuito di legalità dando così un contributo all'occupazione e all'economia". 

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Il riutilizzo e il rilancio delle aziende sequestrate, conclude il dirigente sindacale, "rappresenta un'arma potente di contrasto alle mafie perché consente allo Stato, come indicato dalla legge Rognoni-La Torre, di riconquistare attraverso il lavoro il controllo sociale del territorio che la mafia aveva acquisito".

Per prima la legge 109 del 1996 per il riutilizzo dei beni sequestrati alla criminalità organizzata ha fatto emergere diverse zone d'ombra. La normativa ha consentito alla Stato di riprendersi migliaia di beni tra palazzi, appartamenti, terreni e aziende. Poi la legge 17 ottobre 2017 n. 161 ha introdotto disposizioni e misure volte a implementare la salvaguardia dei livelli occupazionali e la tutela dei lavoratori nelle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata. Il 6 luglio 2018 è entrato in vigore il decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 72 sulla tutela del lavoro nell'ambito delle imprese sequestrate e confiscate, che introduce misure di sostegno al reddito e un particolare regime di "sanatoria" in materia di irregolarità contributiva.

L'impatto può essere molto positivo sulle prospettive di mantenimento sul mercato di queste ultime. I benefici, consistenti tra l'altro in un sostegno al reddito pari al trattamento straordinario di integrazione salariale per una durata massima di 12 mesi, vengono concessi dal Ministero del lavoro a dipendenti, sospesi o impiegati a orario ridotto. Possono beneficiare del trattamento anche i lavoratori "irregolari", per i quali il datore di lavoro non ha adempiuto in tutto o in parte agli obblighi contributivi e assicurativi, e questo succede spesso nelle aziende appartenute balla criminalità.

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Le aziende sequestrate alla mafia in Italia

In base a dati estratti da Infocamere aggiornati al 2017 e riportati dal Sole 24 Ore le aziende sequestrate alle organizzazioni criminali sono più di 17mila  e impiegano centinaia di migliaia di addetti: una platea vastissima di lavoratori. Dall’inizio della crisi economica di dieci anni fa le aziende confiscate alla mafia sono aumentate del 70 per cento, a dimostrazione della efficacia della azione giudiziaria e allo stesso tempo della pervasività della criminalità nel sistema economico italiano.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, la Campania ha il 18% delle imprese sequestrate attive, circa 3mila, altrettante si trovano nel Lazio; 2.600 sono in Sicilia e 2.500 in Lombardia. Sempre in base ai dati 2017 riportati dal quotidiano economico, le imprese sequestrate per il 19,2% appartengono al commercio, mentre per il 15,3% alle costruzioni. Ma ormai la pervasività del fenomeno malavitoso ha intaccato anche altri comparti: il 9,7% riguarda le attività immobiliari, il 9,3% le attività manifatturiere.

Le statistiche mettono in chiaro che poche di queste aziende riescono a sostenere il costo della legalità, perché nelle prime fasi di regolarizzazione dell’attività illecita l’amministrazione giudiziaria si trova a gestire aziende che hanno operato in condizioni "favorevoli", dalla mancanza ad esempio in alcuni casi di adempimenti contrattuali e contributivi, all'assenza di costi per la sicurezza, fino all'evasione fiscale.

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"Sfatare la convinzione che con la mafia si lavora, con lo Stato no"

Molte di queste aziende una volta risanate, finiscono fuori mercato, alimentando pericolosamente la convinzione diffusa nelle zone più depresse di Italia, che "con la mafia si lavora, con lo Stato no". Le aziende confiscate alla mafia sono, tra le diverse proprietà sottratte alla criminalità, quelle più difficili da gestire ma anche le più strategiche, per il loro portato non solo economico e occupazionale, ma anche simbolico nella lotta alla criminalità organizzata.

Una grossa percentuale  delle aziende sequestrate fallisce. Le cause sono i problemi burocratici derivanti dai procedimenti di sequestro, ma anche il fatto che spesso si tratta di aziende che possono sopravvivere soltanto in un mercato non competitivo.  Inoltre si tratta di realtà spesso piccole, giovani e attive in settori a forte concorrenza. Una sfida complessa. Ma dare ossigeno alle aziende e ai lavoratori che presentano concrete possibilità di rimanere sul mercato è doveroso. Si chiede al mondo politico nel suo complesso uno scatto in avanti per approvare il regolamento per l'attuazione del Fondo dedicato al sostegno del reddito dei lavoratori delle aziende sequestrate alla mafia appare doveroso. Creare e tutelare il lavoro danneggiando le mafie è nell'interesse di tutti.

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Commenti (1)

  • Sí però intanto queste aziende non versavano nulla, evasione fiscale ai massimi livelli...chi li mette i soldi? Avete provveduto a sequestrare tutto fino all 7° generazione? E ti credo che poi vogliono tutti L'AUTONOMIA!!!

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