Lavoro, più di 10 milioni non lo cercano nemmeno: disastro occupazione al Sud

La fotografia del Paese nell'ultimo cartogramma diffuso dall'Istat. Solo 39 residenti su 100 hanno un'occupazione, gli inattivi in età da lavoro sono il 22% del totale

Foto di repertorio

Quale è la partecipazione al mercato del lavoro della popolazione residente in Italia? Secondo l’ultimo cartogramma pubblicato sul sito dell’Istat e riferito al terzo trimestre del 2019, nel nostro Paese gli occupati sono circa 23 milioni e 485mila persone. Di questi i lavoratori dipendenti sono 18 milioni e 183mila, mentre quasi 3 milioni e mezzo svolgono un lavoro part time.

In soldoni nel nostro Paese lavorano circa 39 residenti su 100 e di questi quasi 6 svolgono un'attività a tempo parziale. Per avere un quadro completo della situazione bisogna ovviamente considerare gli inattivi in età non lavorativa che rappresentano il 34,7% dei residenti.

Quanti sono gli italiani che non cercano lavoro

Anche così però i numeri sono impietosi: gli inattivi in età lavorativa sono 13 milioni e 268mila (il 22,2% del totale) e ci sono più di dieci milioni di italiani che non cercano lavoro e si dicono (per i motivi più svariati) indisponibili a lavorare. Quasi tre milioni di persone si dicono invece disponibili a lavorare, pur non cercando attivamente un’occupazione.

Infine ci sono le persone in cerca di un lavoro, e si tratta purtroppo di un’assoluta minoranza: appena il 3,9% della popolazione residente.

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Lavoro, un problema mai risolto

I numeri dell’Istat confermano che il lavoro era e resta un problema strutturale mai risolto. Secondo l’Ocse l’Italia ha un tasso di occupazione di dieci punti percentuali più basso rispetto alla media dei Paesi industrializzati, una classifica che ci vede agli ultimi posti, poco sopra Turchia e Grecia.  

Tra i Paesi dell’area Ocse i livelli occupazionali più elevati (dati del 4° trimestre 2018) si registrano in Islanda (86%) e Svizzera (80%). In Francia il tasso di occupazione si attesta intorno al 65,%, in Germania e nel Regno Unito è di dieci punti più alto, ma anche la Spagna, con un tasso di occupazione del 62,1%, riesce  a fare meglio di noi.

Secondo i dati Istat, nel terzo trimestre del 2019 il tasso di occupazione in Italia è salito al 59,2%, ma il gap con gli altri Paesi resta. "L’occupazione - scrive l’istituto di statistica - rimane pressoché invariata rispetto al trimestre precedente, in un contesto di calo della disoccupazione e dell’inattività. Queste dinamiche del mercato del lavoro si inseriscono in una fase persistente di debole crescita dei livelli di attività economica, confermata, nell’ultimo trimestre, da una variazione congiunturale dello 0,1% del Pil".

Insomma, la stagnazione prosegue. Secondo l’Istat peraltro "gli occupati a tempo pieno tornano a diminuire" mentre aumentano quelli a tempo parziale.

A pesare come un macigno è il problema (irrisolto) del mezzogiorno: se al nord e al centro il tasso di occupazione è grossomodo in linea con la media Ocse (vedi tabella in basso) al Sud è pari ad appena il 45,5% della popolazione in età lavorativa. Un vero e proprio disastro. 

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