Stipendi, trasparenza e meritocrazia: cosa vogliono i lavoratori italiani

L'Osservatorio JobPricing ha pubblicato il “Salary Satisfaction 2018”, uno studio sulla soddisfazione dei lavoratori in relazione alla retribuzione e al tipo di mansione svolta

Foto di repertorio

In Italia, ormai si sa, trovare un lavoro è già un'impresa titanica, ma per quei 'fortunati' che un'occupazione ce l'hanno, la vita non è poi così 'rose e fiori' come si potrebbe immaginare. Tra la mancanza di meritocrazia, gli stipendi bassi e la poca trasparenza, i lavoratori italiani sempre più insoddisfatti.

A rivelarlo è il “Salary Satisfaction Report 2018” realizzato dall'Osservatorio JobPricing, che per il terzo anno consecutivo ha analizzato la soddisfazione dei lavoratori e la relazione con il trattamento retributivo, portando alla luce quali sono i fattori che spingono gli italiani a cercare lavoro altrove, spesso anche oltre confine. 

Insoddisfazione complessiva 

Il primo dato che balza agli occhi è l'insoddisfazione complessiva. In una scala da 1 a 10, la soddisfazione dei lavoratori italiani nel 2018 si ferma a 3,7 punti, 0,2 in meno rispetto alla rilevazione dello scorso anno. Secondo l'analisi, i lavoratori meno soddisfatti sono quelli che percepiscono uno stipendio fisso, mentre chi riceve un trattamento retributivo vario, con bonus, benefit e incentivi, si è dimostrato maggiormente soddisfatto.

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Il dato complessivo è il risultato dei cinque fattori analizzati da JobPricing: la percezione di essere pagati in maniera equa rispetto ai colleghi, la competitività sul mercato, la relazione tra performance e retribuzione, la trasparenza dei meccanismi di ricompensa e la meritocrazia. 

Stipendi, la mappa provincia per provincia

Equità interna e competitività esterna

Con una valutazione di 5 (sempre in una scala da 1 a 10) l'equità di retribuzione è il fattore analizzato che con l'indice più positivo. Tradotto in parole semplici, la maggior parte dei lavoratori crede di ricevere una retribuzione equa rispetto alle altre persone che nella medesima azienda svolgono lo stesso lavoro. 

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Discorso simile, ma con un leggero ribasso, per il confronto retributivo con aziende che operano nel medesimo settore. Qui il valore è di 4.9, ma gli intervistati si dividono a metà.

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Scarsa retribuzione

I soldi non fanno la felicità, ma certamente sono uno dei fattori che contribuiscono al poter vivere una vita serena ed economicamente autonoma. Secondo lo studio di JobPricing, i lavoratori sono poco soddisfatti della retribuzione che percepiscono, in base al contributo fornito per il raggiungimento degli obiettivi aziendali. Come detto in precedenza, risulta più contento chi lavora con la possibilità di accedere a bonus, premi e incentivi. 

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Trasparenza? Poca

Un altro fattore che influisce negativamente sulla soddisfazione dei lavoratori è la carenza di trasparenza, soprattutto per quanto riguarda i riconoscimenti di merito. Le aziende che hanno una politica retributiva formalizzata e nota, hanno dipendenti più soddisfatti.

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Meritocrazia, questa sconosciuta

Ecco l'argomento che riscuote il maggior disaccordo. Secondo due lavoratori su cinque, la meritocrazia in Italia non esiste. E come dargli torto.

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Cosa interessa ai lavoratori?

Il rapporto "Salary Satisfaction 2018" si conclude con le principali 'leve' che spingono un lavoratore ad accettare un'occupazione. Al primo posto troviamo la retribuzione fissa, unico fattore tangibile tra i più importanti, seguito dalle relazioni interpersonali, i contenuti del lavoro e la possibilità di carriera, ritenuti più importanti anche dei benefit o di altri premi.  

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La retribuzione fissa rimane anche il fattore principale nei casi di cambio di lavoro.

In conclusione, lo studio mette in evidenza un mal di pancia diffuso tra gli italiani, che non sembrano abbastanza soddisfatti del proprio pacchetto retributivo. Considerando che l'Italia è la 'lumaca' d'Europa per la crescita di salari e stipendi, questa insoddisfazione diventa comprensibile.

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