Cambiare lavoro: i segnali per capire se è arrivato il momento di andare via

Cambiare lavoro fa paura, ma quando il corpo e la mente ti suggeriscono che è arrivato il momento di farlo, prendi il coraggio a due mani e agisci. I 4 segnali da non trascurare

Foto repertorio Ansa

Il mondo è fatto di persone di ogni tipo: c’è chi non rinuncerebbe mai ai suoi rituali e chi, al contrario, sente il fisiologico bisogno di sperimentare in continuazione per dare un gusto sempre nuovo alle sue giornate. Chi si accontenta di poco e gode di quello che ha e chi, al contrario, non riesce mai a saziarsi e divorerebbe il mondo, senza lasciare briciole ad alcuno. Il punto è che, quando dobbiamo prendere una decisione, dobbiamo fare i conti col tipo di persona che siamo e valutare l’impatto che può avere sulle nostre vite e sul nostro mondo. Cambiare lavoro, ad esempio, non è un gioco da ragazzi; ci sono mille considerazioni da fare e tante precauzioni da prendere. Ma diciamocelo apertamente: ciò che blocca la maggior parte dei lavoratori insoddisfatti è la paura di non farcela, il timore di lanciarsi nel vuoto e di capitombolare rovinosamente. Non c’è da vergognarsene: l’ignoto spaventa tutti (tranne gli impavidi o i sedicenti tali), ma quando i segnali si fanno inequivocabili, è meglio non trascurarli troppo a lungo.

Cosa può spingerti a cambiare lavoro

Il lavoro è sacrificio e il sacrificio implica una fatica quotidiana che non tutti sono disposti a sopportare. Per questo, il numero di lavoratori lagnosi supera di gran lunga quello dei lavoratori che si lamentano raramente. Ma attenzione: una cosa è inveire contro il capo che ha promosso il collega più sfaticato dell’ufficio, altra cosa è convincersi che sia arrivato il momento di andare via. Una scelta così complicata, come quella di cambiare lavoro, non può essere presa a cuor leggero, ma basandosi su motivazioni più che robuste. Ecco alcune delle più diffuse e condivisibili:

  • il lavoro che fai non ti piace
  • passi ore ed ore a spezzarti la schiena e guadagni una miseria
  • l’ambiente è insostenibile: ti rivolgono a stento la parola e tutti sembrano usciti da un funerale
  • trascorri talmente tante ore in ufficio che tua moglie si è ormai convinta che tu abbia un’amante e fai fatica a ricordare il viso di tuo figlio.

4 segnali da non trascurare

Sono tutte valide motivazioni che potrebbero giustificare la tua voglia di andare via, ma non giungere a conclusioni affrettate e fermati ancora un po’ a riflettere: sei sicuro che siano gli altri a non andare bene o sei tu ad approcciarti alle cose e alle persone, in maniera sbagliata. Ci sono dei momenti, segnati da forti crisi personali, in cui tutto sembra colorarsi di nero e  in cui facciamo fatica a distinguere ciò che ci capita a prescindere dalla nostra volontà da ciò che, invece, attiriamo con la nostra negatività. Le frustrazioni personali possono contaminare anche il lavoro, istillandoci la voglia di mandare tutto all’aria. Ma è il caso di farlo? Non sempre. Devi imparare a leggere i segnali: alcuni suonano come dei veri campanelli d’allarme, altri sono spie di un disagio superabile e passeggero. E’ il caso di pensare seriamente alla possibilità di cambiare lavoro se:

  • avverti un persistente senso di fastidio per quello che fai: hai perso ogni tipo di entusiasmo, ti annoi mortalmente e sei sopraffatto da una forma di apatia che non riesci a scrollarti di dosso. Stare in ufficio non ti procura più alcuna emozione (né positiva né negativa) e non ti senti più coinvolto nella vita aziendale. Tutto, insomma, ti lascia indifferente;
  • ti sei reso conto che, ogni volta che qualcuno ti rivolge la parola o bussa alla tua porta per un consulto, senti il bisogno di allontanarlo immediatamente. Sei perennemente nervoso e tendi a chiuderti in un isolamento che ti ha procurato la nomea di eremita tra i colleghi;
  • nonostante gli sforzi profusi e l’entusiasmo che metti in quello che fai, il capo non è mai soddisfatto. Le continue lamentele dei superiori indicano che non sei fatto per quel mestiere o che hai a che fare con persone dispotiche e incontentabili. In entrambi i casi, è meglio prendere in considerazione l’idea di cambiare aria;
  • quando esci dall’ufficio, l’argomento lavoro è per te un tabu. Non ne parli con nessuno e al solo pensiero di dover accennare a quello che fai e alle persone con cui sei costretto a trascorrere interminabili ore ogni giorno ti assale un senso di nausea che non ti lascia scampo.

Ascolta quello che il corpo e la mente ti dicono

Non solo: secondo gli esperti, spesso, è il corpo a parlare in maniera eloquente. Non ci credi? Eppure è così. Se ogni mattina fatichi seriamente ad alzarti dal letto, nonostante le abbondanti ore di sonno messe nel forziere, il tuo corpo ti sta dicendo che non vuole andare al lavoro. E se ogni domenica sera, all’idea di dover affrontare un’altra settimana di lavoro, il tuo umore crolla verticalmente, ti comunica qualcosa di molto simile. Non sono cose da trascurare, specie se hai realizzato che il tuo modo di essere e di interagire in ufficio non corrisponde minimamente al modo in cui ti comporti all’esterno. In pratica: se quando varchi la porta dell’azienda, ti trasformi in una persona molesta e dai (tuo malgrado) il peggio di te, le cose non si mettono bene.

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Cambiare lavoro fa paura, ma quando il corpo e la mente ti suggeriscono che è arrivato il momento di farlo, prendi il coraggio a due mani e agisci. Non senza esserti preso il tempo che ti serve per organizzarti come si deve e per ponderare ogni mossa con oculatezza. Fare le tende e traslocare altrove implica un dispendio di energie e di risorse non indifferente: sei pronto a rimetterti in gioco? E sei sicuro che la tua scelta non inficerà i tuoi rapporti personali? Ad ogni modo, devi pensare innanzitutto a te, lasciati le avversità alle spalle e preparati ad affrontare una nuova avventura. “Il più grande spreco nel mondo è la differenza tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare” (Ben Herbster). O tra ciò che facciamo per “campare” e ciò che potremmo fare per sentirci realizzati.

In collaborazione con BiancoLavoro
 

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