La legge Fornero irrompe in campagna elettorale: cosa prevede e chi vuole abolirla

Cancellarla consentirebbe di andare in pensione prima, ma con grossi problemi di copertura finanziaria. Il ministro Padoan: "Sarebbe un gravissimo errore"

Un abbraccio tra il senatore Mario Monti e la professoressa Elsa Fornero in occasione del premio "Ezio Tarantelli", Roma 19 novembre 2013. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

La riforma sulle pensioni varata dal governo Monti nel 2011 (ma entrata in vigore il primo gennaio 2012) irrompe nella campagna elettorale per le politiche del 4 marzo. La legge Fornero sul sistema pensionistico è tornata di grande attualità con l'avvicinarsi delle elezioni, tra chi come il centrodestra in caso di vittoria promette di abolirla e chi invece ne difende l'impianto di base. Ma cosa prevede la riforma che porta il nome dell'ex ministro del Lavoro nel governo Monti? E quali sono i suoi meriti?

Pensioni, cosa prevede la legge Fornero

Innalzamento dell'età pensionabile, utilizzo del metodo contributivo e adeguamento dei requisiti all'aspettativa di vita: sono alcuni dei punti principali contenuti nella legge Fornero, la riforma del sistema previdenziale varata dal governo Monti. Una normativa tuttora al centro dell'attenzione pubblica per gli "effetti collaterali" che potrebbe avere in futuro sul trattamento pensionistico dei lavoratori. La riforma Fornero ha infatti innalzato l'età pensionabile, stabilendo i requisiti di pensionamento in base all'età anagrafica, e sostituito le pensioni di vecchiaia con quelle 'anticipate', cancellando il sistema delle quote (somma di età anagrafica e anzianità contributiva).

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Tra le novità introdotte dalla riforma anche l'estensione del metodo contributivo a tutti i lavoratori, compresi quelli esclusi dalla riforma Dini del 1995 che quindi stavano usufruendo del più vantaggioso sistema retributivo. In altre parole, la pensione viene così calcolata in base ai versamenti effettuati dal lavoratore e non agli ultimi stipendi percepiti. La legge Fornero ha inoltre previsto un adeguamento periodico dei requisiti di pensionamento in funzione dell'allungamento della speranza di vita e l'aumento dei versamenti contributivi per una serie di categorie occupazionali, tra cui lavoratori autonomi, commercianti e artigiani.

I conti pubblici e l'ipotesi cancellazione della legge Fornero 

La legge Fornero entrò in vigore in gran fretta il primo gennaio 2012, poche settimane dopo la nascita del governo tecnico di Mario Monti, perché all’epoca gli interessi sul debito erano schizzati alle stelle. La legge ha stabilizzato la spesa pubblica italiana - assicurando risparmi per 80 miliardi dal 2012 al 2021 - e ha ridato credibilità all’Italia nella gestione del nostro debito pubblico (il quarto più alto nel mondo). Gli investitori, soprattutto esteri, dubitavano che l’Italia fosse in grado di ripagare il debito. La Fornero alzò l’età per lasciare il lavoro, bloccò per tre anni gli aumenti automatici per le pensioni più alte e fece scattare per tutti il sistema di calcolo contributivo.

Insomma, un sistema più "avaro" ma più equo e più semplice di quello precedente. Chi oggi vorrebbe abolirla dovrebbe tener presente che la riduzione dell'età per accedere alla pensione è un punto spinoso perché va garantito l'equilibrio del sistema previdenziale, visto che la cancellazione della legge Fornero ha un costo che viene valutato in circa 140 miliardi di euro. Secondo i calcoli della Ragioneria generale dello Stato, i conti salgono se si considerano i risparmi cumulati fino al 2060: cancellare la legge Fornero significa rinunciare a 350 miliardi di euro.

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Abolire la legge Fornero? "Un errore gravissimo"

Abolire la riforma Fornero, come prevedono i programmi elettorali del centrodestra, "sarebbe un gravissimo errore", perché "è uno dei pilastri del sistema pensionistico italiano e della sostenibilità finanziaria del Paese". Lo ha affermato, rispondendo ad alcuni giornalisti italiani questo pomeriggio a Bruxelles, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, a margine della conferenza sul prossimo bilancio pluriennale dell’Ue. "Naturalmente – ha aggiunto Padoan – della correzioni sono sempre possibili, come per esempio nel caso dell’ultima legge di bilancio, in cui sono stati rivisti i meccanismi relativi agli addetti ai lavori usuranti, che hanno permesso di mitigare l’impatto dell’adeguamento dell’età pensionabile. Si possono sempre migliorare le riforme, ma abolirle – ha concluso il ministro – sarebbe del tutto fuori luogo".

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