Intorno solo ristoranti, la libreria però non si arrende: "Il nostro è un servizio civile"

Aperta nel 1989 in pieno centro a Roma, Fahrenheit 451 resiste all'assalto mentre intorno sono rimasti solo locali e case vacanze e l'editoria non riesce ad uscire dalla crisi. "Lavoriamo anche per la formazione del cittadino", racconta a Today la proprietaria, Catia Gabrielli

Catia Gabrielli circondata da amici e clienti affezionati della libreria Fahrenheit 451 di Roma (foto Facebook)

Birrerie, osterie, pizzerie, bottiglierie, aperitivi, vinerie. Le vetrine che si affacciano su Campo de' Fiori, nel cuore di Roma, sono ormai soltanto attività di ristorazione, così come nel dedalo di vicoli che circonda la storica piazza dove fu bruciato vivo Giordano Bruno. A destra della statua, eretta al centro della piazza nel 1889, c'è però chi ancora resiste: è la libreria Fahrenheit 451, fondata esattamente un secolo dopo la posa del monumento al filosofo simbolo del libero pensiero. Era il 1989 quando Catia Gabrielli decise di aprire questa libreria dedicata soprattutto alle arti figurative. "Dal primo giorno sono stata aperta tutti i giorni fino a mezzanotte, adesso chiudo alle otto. Mi sembra indicativo", racconta la signora Gabrielli a Today. Cosa è successo in questi quasi trent'anni? Sono cambiate le librerie e i lettori. E' cambiata la società. Anche Roma è diversa. La crisi ha cambiato tutto. 

Resistere, contro tutto e tutti

"Le vendite sono crollate negli anni e lo dimostra il fatto che in Italia non ci sono più praticamente librerie. C'è ancora qualche pazzo tignoso come noi che si incaponisce e resiste ma ormai è più una questione dal punto di vista affettivo, perché questo è il mio mestiere: sono cresciuta facendolo ed è anche un lavoro che non finisci mai di imparare, può avere sempre nuove svolte di creatività e ricerca", spiega Gabrielli. A dicembre un'anonima cliente ha deciso di "regalare" alla libreria l'anteprima del suo romanzo storico per un crowdfunding il cui risultato, sebbene non abbia risolto le problematiche della libreria, si è rivelata una bellissima esperienza ed "è stato molto importante per misurare la solidarietà del pubblico, visto che per anni ci siamo sentiti abbandonati". Una strada, quella del crowdfunding, che è già stata replicata dalla libreria con uno spettacolo su David Bowie "offerto" da un gruppo di ragazzi, e che potrebbe anche ripetersi in futuro. Ma il momento è difficile, molto.

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"In centro non ci sono più i cittadini"

"Quando io ho aperto, Campo de' Fiori non era una piazza molto frequentata la sera. In qualche modo ho contribuito, nel mio piccolo, a modificare forse anche come la città veniva usufruita. Il quartiere all'epoca era abitato da chi faceva teatro, attori più o meno famosi e artisti, gente che magari non aveva una grandissima ricchezza ma che aveva la possibilità di viverlo davvero. Ora invece sono stati mandati via. Gli affitti sono aumentati in maniera vertiginosa, con valutazioni fuori dalla realtà, e lo stesso è accaduto ai negozi. C'è solo questo boom dell'alimentazione e gli appartamenti ormai sono tutti bed&breakfast e case vacanze. Non ci sono più i cittadini", dice amara Catia Gabrielli, secondo la quale governi e amministrazioni "dovrebbero limitare e calmierare gli affitti, aiutare quelle attività che magari non producono grandi profitti ma sono essenziali e contribuiscono alla vivibilità del cittadino, del quartiere e della bellezza della città". Il centro storico più grande del mondo "è diventato uno schifo, Roma a mio parere è ormai una città poco invitante per i turisti e cominciano ad accorgersene anche quelli che hanno investito nei b&b e simili: troppa offerta e poco turismo. Perché non ritornare all'equo canone? Roma era una città di artigiani, piccole attività, diversificate, era piena di librerie: qui dietro c'è addirittura Piazza dei librai! Questo era un quartiere servito da varie librerie, man mano sono state tutte sradicate". 

La situazione difficile dell'editoria

Ma il problema ovviamente non è solo Roma. L'editoria italiana da decenni versa in condizioni difficili e gli interventi, lungi dall'aiutare le piccole realtà, sembrano invece pensate per aiutare i grandi colossi per permettere loro di combattere contro il gigante Amazon. "L'editoria è in mano dei monopoli", denuncia Gabrielli che, come tanti librai indipendenti, si batte contro la Legge Levi in favore di un provvedimento che guardi a quello che invece è stato fatto in Francia, dove infatti le librerie - pur con qualche difficoltà - riescono ancora a sopravvivere. "Uno sconto del 15 per cento è a unico vantaggio dei monopoli per difenderli da quello esterno di Amazon. Anche il lettore ne verrà danneggiato, pensa di fare il furbo comprando scontato e non si rende conto che i prezzi sono aumentati a monte perché ormai quei libri vengono prodotti per essere venduti già scontati". Il nuovo assetto del mercato "ha fatto danni grandissimmi, a partire dalla scomparsa di realtà come la nostra, che sono belle proprio perché diversificate". Il tax credit per le librerie annunciato lo scorso novembre dal ministero dei Beni culturali Dario Franceschini è una buona notizia, ammette Gabrielli, ma quegli sgravi fiscali non potranno essere risolutivi. 

"Un giorno questo Paese si sveglierà"

"Noi siamo qui che resistiamo, ma ogni libraio si fa carico di questi problemi sulle proprie spalle, per passione ma anche perché il fatto che non vogliamo cedere all'abbrutimento di questa città. Quello che facciamo è un grandissimo servizio civile", ribadisce Gabrielli. "Diamo lustro a questa città, molto più della puzza di alimenti di basso livello che sta riempiendo questo centro, dobbiamo salvaguardarlo e non ridurlo a una schifezza". Eppure, in questo contesto così drammatico, Gabrielli resta ottimista: "Sono sicura che questo Paese si sveglierà da questo torpore idiota e si renderà conto di quanto ha pagato e perduto. Nel caso delle librerie, non siamo delle attività commerciali e basta: siamo altro. Lavoriamo anche per la formazione del cittadino, dei giovani. Abbiamo la responsabilità di aiutarli a trovare la strada e formarsi". 

Un po' come gli "uomini-libro" immaginati da Ray Bradbury nel romanzo da cui la libreria ha preso il nome: clandestini ai margini della società che imparando a memoria i libri custodiscono e tramandano il patrimonio letterario dell'umanità in attesa di un futuro dove la cultura non farà più paura. 

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