Vietato controllare le email dei dipendenti, viola la privacy

La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha stabilito che monitorare le email e le altre comunicazioni elettroniche di un impiegato sul posto di lavoro equivale a una violazione del diritto ad avere una vita privata e una propria corrispondenza

Il controllo delle email dei dipendenti viola il diritto al rispetto della vita privata

Un cittadino rumeno era stato licenziato dopo che il suo datore di lavoro aveva controllato le sue email e il contenuto del pc aziendale, ma ha vinto il ricorso presentato alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo: Bogdan Mihai Barbulescu era stato accusato dall'azienda per la quale lavorava di aver utilizzato sul posto di lavoro internet, telefono e fotocopiatrice per fini personali. 

Il controllo delle email dei dipendenti viola il diritto al rispetto della vita privata

Lo ha stabilito la Grande Camera della Corte di Strasburgo ribaltando una precedente sentenza ha condannato la Romania per violazione dell'articolo 8 sul diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza. 

Secondo la Corte di Strasburgo, le comunicazioni sul posto di lavoro rientrano nel concetto di "vita privata" e "corrispondenza" tutelati dall'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti umani. I giudici hanno stabilito che "un datore di lavoro non possa ridurre a zero la vita sociale privata di un impiegato", secondo la nota della della Corte .

"Il diritto al rispetto per la vita privata e la privacy della corrispondenza continua a esistere, anche se sono previste delle restrizioni sul posto di lavoro". 

Le regole per i controlli aziendali

Pur riconoscendo che il datore di lavoro possa limitare l'uso delle comunicazioni elettroniche sul posto di lavoro, secondo i giudici di Strasburgo, il monitoraggio è giustificato se serve a evitare che i sistemi di telecomunicazione della società siano danneggiati o che vengano condotte online attività illegali.

Inoltre il datore di lavoro dovrebbe comunicare i controlli sui suoi impiegati prima di iniziare il monitoraggio sulle comunicazioni elettroniche

Nel caso affrontato dalla Corte, un lavoratore romeno aveva creato nel 2004, su richiesta del datore di lavoro, un account yahoo per il servizio clienti. Ma a seguito del monitoraggio dell’azienda sarebbe emerso che lo usava anche per scopi personali e lo aveva licenziato nel 2007. Il lavoratore aveva protestato invocano il diritto alla privacy della corrispondenza, protetto dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e aveva fatto ricorso ai tribunali romeni, evidenziando anche che si trattava di messaggi privati a suo fratello e alla fidanzata. In Romania i giudici gli avevano dato torto e nel 2008 il lavoratore aveva portato la questione alla Corte europea dei dirtti dell’uomo, che a sua volta, il 12 gennaio 2016, aveva dato ragione al datore di lavoro, rilevando, in particolare, che se la privatezza della sua vita e della sua corrispondenza erano state violate, tuttavia il suo datore di lavoro, nel controllo, era stato ragionevole motivando il procedimento disciplinare e lo aveva informato debitamente circa i suoi obblighi. La questione, però, era andata avanti sino alla sentenza della Grande Sezione della Corte, che aveva svolto la prima udienza del 30 novembre 2016. E oggi ha ribaltato la decisione di primo grado: la Corte ha condannatola Romania per non aver difeso a sufficienza i diritti del lavoratore licenziato. 

Secondo i togati di Strasburgo, i tribunali nazionali non si sono assicurati che: 

  1. la privacy del lavoratore fosse sufficientemente protetta da eventuali abusi da parte del datore di lavoro, soprattutto sotto il profilo dell’informazione preventiva al lavoratore sull’uso dei controlli;
  2. il datore di lavoro avrebbe potuto fare usi di modalità meno intrusive per i controlli;
  3. che l’accesso ai contenuti della sua corrispondenza fosse possibile a sua insaputa.

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