Un'altra azienda chiude due fabbriche in Italia e ''trasloca'' all'estero: 450 lavoratori a rischio

La Mahle, specializzata nella produzione di componenti automobilistici, con due grandi fabbriche in Piemonte, ha annunciato ai sindacati l'intenzione di chiudere per andare in Polonia

I lavoratori davanti alla sede dell'Unione Industriale di Torino (Foto da TorinoToday)

Ancora un'azienda in crisi, che vuole chiudere due fabbriche in Italia per andare in Polonia, con moltissimi dipendenti che rischiano di trovarsi senza lavoro. Parliamo della Mahle e dei due siti di La Loggia, in provincia di Torino, e Saluzzo, in provincia di Cuneo. Durante un incontro con i sindacati l'azienda ha annunciato la chiusura dei due stabilimenti piemontesi, con 450 lavoratori che di punto in bianco si ritroverebbero disoccupati.

La Mahle chiude in Italia: 450 lavoratori a rischio

La decisione, spiega l'azienda in una nota, "si è resa necessaria a causa della sempre più difficile situazione di mercato a livello globale, che sta conducendo ad un ulteriore declino negli ordinativi, dopo che per oltre un decennio i due siti hanno sofferto di una continua contrazione delle vendite e della conseguente situazione economica negativa e ci si attende purtroppo che questa situazione deteriori ulteriormente a causa della mutata direzione strategica delle case automobilistiche europee".

"La riduzione del livello di ordini a livello europeo, principalmente nella produzione di motori diesel, ha notevolmente ridotto la capacità utilizzata, attuale e futura, degli stabilimenti di La Loggia e Saluzzo", prosegue l'azienda annunciando che "a breve saranno avviate le consultazioni con le organizzazioni sindacali e che collaborerà strettamente con i rappresentanti dei lavoratori al fine di considerare ogni possibile misura alternativa e minimizzare il potenziale impatto sui circa 450 dipendenti dei due stabilimenti coinvolti".

La Mahle chiude due fabbriche in Italia, la crisi del settore

Dall'inizio dell'anno le previsioni per l'azienda tedesca non erano rosee e con la crisi generale del settore dell'auto e in particolare dei motori diesel, le cose sono andate peggiorando e a maggio la situazione si è presentata tutt'altro che positiva. Gli stabilimenti non hanno più fornito Fca e i vertici di Mahle hanno pensato di ricorrere alla cassa integrazione, in più c'è stato il cambio di giunta in Regione e da allora, con le istituzioni, non ci sono stati più incontri.

Una crisi quella dell'automobile in Piemonte - la cui produzione è calata dell'80% in 10 anni - , che non si arresta e che dopo l'ex Embraco, la Olisistem e la Lear, non risparmia nemmeno la Mahle. "Considerando un rapporto 1 a 3 sull’indotto abbiamo circa 20/25mila posti di lavoro a rischio - ha dichiarato Claudio Chiarle, segretario generale della Fim Cisl Piemonte - L’impatto soprattutto sull’automotive è forte, ed è dato anche dal rallentamento delle economie francesi e tedesche per cui l’export automotive rallenta".

Questa mattina, mercoledì 23 ottobre,  i lavoratori della Mahle di La Loggia e Saluzzo, in sciopero per otto ore, stanno protestando davanti alla sede dell'Unione Industriale di Torino. Le voci di uno spostamento della produzione in Polonia hanno messo in allerta i sindacati a proposito del futuro dell'azienda. In Italia, oltre alle fabbriche di La Loggia e Saluzzo, la Mahle ha anche degli stabilimenti a Grugliasco, sempre in Piemonte, a Parma, Reggio Emilia e Trento.

La Mahle chiude due fabbriche in Italia, Fismic: "Il Mise intervenga"

"Va impedito alle multinazionali di considerare il territorio italiano come un limone da spremere, intervenga da subito il ministro Patuanelli". Così, in una nota il segretario generale Fismic Confsal Roberto Di Maulo a seguito della decisione annunciata da Mahle di chiudere due siti in Piemonte, con la messa a rischio di circa 450 addetti.

"Pur in presenza di una profonda crisi di mercato che attraversa tutte le case automobilistiche d'Europa e del salto tecnologico che sta vivendo in questi anni il settore - prosegue - non giustifichiamo in alcun modo un'operazione di chiusura dei siti produttivi italiani che toglie qualunque prospettiva a oltre 450 lavoratori e alle loro famiglie, oltre che incrementare il disastro occupazionale nella provincia di Torino e in Piemonte", conclude Di Maulo annunciando "ci attiveremo al più presto per chiedere un incontro urgente al ministero dello Sviluppo Economico".

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