Spread, mutui ed economia reale: cosa accadrebbe con il deficit al 2,4%

Preoccupano gli effetti sul lungo periodo: secondo molti esperti fare più deficit rischia di innescare una spirale negativa e diminuire la crescita. Ma i 5 Stelle la vedono all'opposto: "Grazie all'aumento dei consumi il reddito di cittadinanza si finanzierà da solo"

Luigi Di Maio

La Borsa di Milano questa mattina è partita in deciso calo dopo le indiscrezioni di stampa sui piani del Governo per la manovra del 2019, che potrebbe prevedere un deficit pubblico superiore al 2% per finanziare alcune misure. Il Ftse Mib perde circa l'1%, mentre lo spread tra Btp e Bund tedeschi ha aperto in deciso rialzo a 243 punti (dopo i 229 punti della chiusura di ieri) per poi scendere a quota 240.

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E' un primo assaggio di ciò che potrebbe accadere domani, quando gli investitori che comprano il nostro debito conosceranno con certezza le intenzioni dell'esecutivo. Per ora i mercati sono in attesa, ma hanno già fatto capire di non aver gradito il pressing di Lega e 5 Stelle su Tria per portare il deficit intorno al 2,4-2,5% del Pil.

Che cosa aspettarsi dunque? Il Sole 24 Ore riporta oggi una previsione degli analisti di Bloomberg, secondo cui "l’attuale livello di spread sarebbe compatibile con un deficit al 2,4 per cento. Ma è probabile che, se questo scenario si concretizzasse, ci possa essere una fiammata violenta del differenziale che potrebbe in poco tempo riguadagnare la soglia critica dei 300 punti base. Se non oltre".

Manovra a tutto deficit, le conseguenze sul medio periodo

Ma a preoccupare maggiormente sono le conseguenze a medio e lungo termine. A ottobre le agenzie di rating S&P e Moody’s dovranno infatti pronunciarsi sul rating sovrano dell'Italia, attualmente a Baa2. Un eventuale declassamento potrebbe innescare nuovi aumenti dei tassi di interesse sul debito pubblico. 

Secondo il professor Marcello Messori, docente di Economia alla Luiss, l'Italia rischierebbe grosso. "Se si arrivasse davvero a un 2,4-2,5% questo sarebbe un fattore di profonda instabilità per la nostra economia".

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Gli effetti sull'economia reale

Il motivo è presto detto: il 2,4%, ha spiegato Messori all'AdnKronos, "renderebbe difficilmente sostenibile in un'ottica di medio periodo il debito pubblico italiano. E questo determinerebbe un aumento degli spread e quindi dei tassi di interesse"; fatto che "indebolisce il settore bancario che detiene molti titoli del debito pubblico nei propri bilanci" perché, con tassi di interesse più alti, diminuisce il prezzo dei titoli stessi e le banche potrebbero avere problemi nel rispettare le regole patrimoniali internazionali, "trovandosi davanti all'alternativa: o ricapitalizziamo o riduciamo il credito".

Una delle conseguenze sarà che "il denaro costerà più caro e ci sarà meno liquidità e questo creerà molta incertezza che si propagherà al settore reale e si ridurranno gli investimenti. Proprio l'opposto di quanto si persegue a parole". Insomma, la tempesta finanziaria farà sentire i suoi effetti anche sull'economia reale. Le banche vorranno più garanzie per concedere prestiti e i mutui potrebbero finire per costare di più. E a pagare il conto potrebbero essere le fasce più deboli della popolazione. 

Più spesa è uguale a più crescita? Non è così automatico

In poche parole fare più deficit rischia di innescare una spirale negativa e diminuire la crescita. Il contrario di quanto affermano M5s e Lega che invece sostengono da tempo l'equazione 'più spesa più crescita'. "Il ragionamento per il quale sia sufficiente aumentare la spesa pubblica per far crescere l'economia, purtroppo, non è così", dice Messori. "Dipende molto dalla qualità della spesa". 

Opinione condivisa dal giornalista del Corriere della Sera Federico Fubini, secondo cui "l’incertezza fra le imprese e i consumatori generata dal peggioramento dei conti pubblici può contribuire a frenarje la crescita dell’economia" e, in seconda battuta "a far salire in proporzione il debito in rapporto al prodotto interno lordo".

Secondo i 5 Stelle il reddito di cittadinanza si pagherà da solo

Ovviamente dalle parti del governo la pensano in maniera diametralmente opposta. Secondo il M5s, "dal lato della domanda, il reddito di cittadinanza produce effetti positivi sui consumi e gli investimenti perché aumenta il potere d’acquisto di coloro che ne hanno maggiormente bisogno e che hanno una maggiore propensione al consumo, innescando un virtuoso processo di crescita. Il moltiplicatore medio della spesa pubblica italiana, secondo diverse stime prodotte dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, si colloca intorno all’unità e ciò significa che nel tempo il reddito di cittadinanza è in grado di autofinanziarsi: inoltre, dal momento che la spesa viene indirizzata laddove è maggiormente in grado di produrre consumi, il moltiplicatore può essere rivisto al rialzo".

"La spesa necessaria per finanziare il reddito di cittadinanza", dicono i 5 Stelle, "non si traduce esclusivamente in spesa per consumi, ma migliora le aspettative delle imprese ed è perciò in grado di indurre una maggiore crescita degli investimenti". 

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