Restrittiva, senza svolta e col rischio recessione: la manovra delude

Confindustria lancia l'allarme sulla nuova finanziaria: "Italia come la Grecia, c'è il rischio crescita zero". Unimpresa: "La manovra sarà il solito pasticcio". Gualtieri risponde: "Dateci fiducia"

Il premier Conte e il ministro dell'Economia Gualtieri

La ripresa resta in bilico, l'economia italiana resta sotto i valori pre-crisi mentre nell'ombra rimane vivo l'incubo recessione. La situazione stagnante dell'Italia viene confermata dai dati del Centro studi di Confindustria, che ancora una volta ribadiscono un Pil a crescita zero che in caso di rialzo Iva potrebbe bissare il risultato anche nel 2020: solo una sterilizzazione dell’Iva infatti consentirebbe al Pil del prossimo anno di salire del +0,4%. L’andamento della crescita del Paese dunque "molto dipenderà, più che in passato, dalle scelte di politica economica e in particolare da come il Parlamento sterilizzerà gli aumenti dell’Iva e delle accise per 23,1 mld da 1 gennaio prossimo", annota ancora il Csc. 

 Il rapporto deficit/Pil, nel 2019 si attesterà infatti all’1,8%, mentre nel 2020, se il governo decidesse di lasciar aumentare le imposte indirette, il rapporto deficit Pil potrebbe arrivare all’1,7%, Tuttavia, se l’aumento delle imposte indirette venisse annullato, a fronte di un impatto positivo sul Pil si avrebbe però un contraccolpo "pericoloso" sul rapporto deficit/Pil che arriverebbe "pericolosamente" vicino al 3% e molto al di sopra del 2,2% stimato dal governo nella Nadef. A questo punto, stimano ancora gli economisti, "sarebbe necessario indirizzare tutti i risparmi di Quota 100 e del reddito di Cittadinanza alla riduzione strutturale del deficit".

Economia ferma ai valori pre-crisi: ''Siamo gli unici insieme alla Grecia a non aver recuperato''

L’economia italiana, dicono ancora gli economisti di viale dell’Astronomia, resta comunque sotto i valori pre-crisi: a politiche invariate, infatti, (senza aumenti Iva dunque), il Pil a fine 2020 si attesterebbe poco sotto i livelli raggiunti del 2011 ma ancora inferiori del 4,3% rispetto ai massimi del 2008. "Siamo l’unico paese dell’Eurozona, insieme alla Grecia, a non aver recuperato il calo degli anni della crisi", spiega il capo economista del Centro Studi di Confindustria, Andrea Montanino.

Per Confindustria, inoltre la crescita del Pil per il 2020 appare sovrastimata sopratutto nello scenario tendenziale mentre la sterilizzazione della clausola di salvaguardia non sembra essere strutturale: significa che l’anno prossimo occorrerà recuperare ancora 28,8 miliardi. "Problematico" anche il raggiungimento del deficit programmatico 2020, al 2,2% del Pil "perché le copertura indicate nella Nadef non appaiono esaustive: per la metà infatti sono riconducibili agli effetti di misure di contrasto all’evasione che per definizione sono incerte o di tagli di spesa rinviati a un’azione di revisione in corso d’anno", spiega ancora il Csc.

''La manovra più restrittiva dal governo Letta''

 "La manovra del governo giallo-rosso si profila la più restrittiva dai tempi del governo Letta: ma non vuole essere un giudizio negativo. La precedente legge di bilancio, infatti, aveva lasciato una ipoteca forte sui conti pubblici: è restrittiva per 8 miliardi di euro non considerando le clausole di salvaguardia", afferma il direttore del Centro studi di Confindustria, Andrea Montanino, spiegando l’impatto e il peso dei 23,1 miliardi necessari a sterilizzare le clausole di salvaguardia. 

La manovra netta che il Governo intende proporre con la prossima legge di stabilità "sarà espansiva per 0,8 punti di Pil pari a 15,3 miliardi", si legge ancora nel rapporto Csc per il quale però la parte di manovra che inciderà effettivamente sull'economia reale "si otterrebbe escludendo i 23,1 mld necessari ad annullare la clausola di salvaguardia". In questo caso dunque "il deficit tendenziale ebbe apri al 2,7%" che costringerebbe il governo, per portarlo a quel 2,2% previsto nella Nadef, a mettere in campo una manovra netta restrittiva per 0,5 punto di Pil, pari a circa 8 miliardi".

Lavoro, l'occupazione non potrà continuare a crescere

Secondo le previsioni di autunno, senza un Pil che riparta anche l’occupazione non potrà continuare a crescere. I primi segnali sono già arrivati tra luglio e agosto scorsi, mesi duranti i quali l’espansione si è quasi fermata. Per questo se nel 2019 i nuovi posti di lavoro potranno ancora segnare un +0,6%, nel 2020 a fronte di una probabile stagnazione e crescita zero del Pil l’occupazione si attesterà sul +0,2%. Un rallentamento che, spiegano gli economisti di viale dell’Astronomia, tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 à stato accompagnato da un ritorno nell’utilizzo della CIG che e’ il "segno delle difficolta’ delle imprese". Conseguentemente anche la disoccupazione potrebbe arrestare il suo percorso di rientro e subire una battuta di arresto: per questo il Csc stima che il tasso di disoccupazione nel 2019 si attesterà sul 9,8% in media d’anno e rimarrà ancorato intorno a questo valore , il 9,7%, il prossimo anno.

Unimpresa, aumenta il costo del lavoro: ''La manovra rischia di essere un pasticcio''

Anche da Centro studi di Unimpresa arriva un'analisi che non fa di certo sorridere: nel triennio 2020-2022 il gettito complessivo nella casse dello Stato salirà di 61,9 miliardi (+7,6%) da 827 a 889 miliardi. Sono infatti destinati a salire di oltre 13 miliardi di euro i contributi sociali nei prossimi tre anni pari a un incremento di oltre il 5%. Il gettito che di fatto corrisponde ai versamenti previdenziali a carico delle aziende si attesterà a quota 241 miliardi di euro quest'anno per poi crescere costantemente: 245 miliardi nel 2020, 249 miliardi nel 2021, 254 miliardi nel 2022. 

"Per dare fiato alle imprese, servono urgentemente misure dirette all'alleggerimento del costo del lavoro per le nostre imprese: è quello che le aziende chiedendo continuamente. Si era tanto parlato di interventi a vantaggio delle imprese con una riduzione del costo del lavoro, col principale obiettivo di ridurre proprio il carico contributivo, ma a oggi di tutto questo, nelle intenzioni del governo e della maggioranza, non vi è nulla di concreto" commenta il consigliere di Unimpresa con delega al welfare e al lavoro, Giovanni Assi.

Secondo l'analisi del Centro studi di Unimpresa, realizzata sulla base della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza del 30 settembre scorso, nei prossimi anni, nell'ambito di una crescita complessiva delle entrate nelle casse pubbliche, è previsto un incremento sensibile proprio dei contributi sociali ovvero i versamenti delle imprese relativi alla forza lavoro. Nei prossimi tre anni, i contributi sociali saliranno di 13,5 miliardi di euro (+5,75%): dai 241,4 miliardi di quest'anno si passerà a quota 254,9 miliardi nel 2022 (245,4 miliardi nel 2020 e 249,3 miliardi nel 2021). Un forte incremento che segue una crescita complessiva di tutte le entrate pubbliche: dagli 827,1 miliardi del 2019 agli 889,1 miliardi del 2022 con una salita di 61,9 miliardi (+7,62%). 

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Saliranno tutte le entrate tributarie di 48,4 miliardi (+9,62%) da 506,3 miliardi del 2019 a 554,8 miliardi del 2022 (+9,62%): un aumento legato soprattutto alle imposte indirette (di cui l'Iva è la principale) che cresceranno di 40,5 miliardi (+16,02%) da 255,1 miliardi del 2019 a 295,5 miliardi del 2022; le dirette (Irpef, Ires, Irap) sono destinate ad aumentare di 7,9 miliardi (+3,20%) da 250,1 miliardi del 2019 a 258,1 miliardi del 2022. Complessivamente, la pressione fiscale passerà dal 41,9% di quest'anno al 42,3% del 2022. Per il consigliere di Unimpresa "le aziende addirittura si stanno vedendo sottrarre quelle già poche misure a disposizione per mancanza di fondi. Gli imprenditori vogliono interventi tangibili e soprattutto stabili nel tempo su cui programmare la loro attività nel tempo".

"Con troppi veti incrociati, la manovra sarà il solito pasticcio. L'ennesima legge di bilancio scritta per racimolare voti guardando al consenso, non un provvedimento lungimirante nell'esclusivo interesse del Paese e della sua economia". Lo dichiara in una nota il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara. "Dalle tasse sul lavoro alla sciagurata stretta al contante, dai ticket sanitari più cari alle concessioni autostradali - si legge ancora - le due forze che compongono la maggioranza parlamentare hanno visioni distanti e cercano continuamente di affermare la loro linea, in un gioco di potere che si rivelerà dannoso per le imprese e per le famiglie", conclude Ferrara.

Le risposte di Gualtieri: ''Chiediamo fiducia agli imprenditori''

Il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, ha risposto alle critiche avanzate da Confindustria, chiedendo fiducia sul lavoro che stanno svolgendo in vista della legge di Bilancio: "A imprenditori chiediamo di avere fiducia, di pungolarli se necessario e di partecipare insieme per definire i pilastri delle politiche". 

"La resilienza del sistema finanziario e sociale spesso ci stupisce positivamente e io spero che il prossimo anno saremo qui a commentare una crescita italiana ed europea in fase di sostanziale miglioramento e con una previsione ampiamente superiore a quella dell'anno in corso". 

No a "ricette improvvisate" sulla spending review e sulla riforma fiscale. Così il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri a Confindustria, sottolineando che la manovra del governo cerca "un equilibrio tra il necessario e il possibile", assicurando un "percorso di discesa del debito".Su pil "non siamo stati troppo ottimisti", ha aggiunto Gualtieri, che ha anche osservato come il rapporto del Csc sia basato su dati "pre-Nadef" perché contempla anche lo scenario di non disattivazione delle clausole Iva, che invece verranno disinnescate. Quest'anno il governo intende "avviare una prima riduzione del carico fiscale che metta più soldi in tasca a lavoratori, ma anche definire i contorni di una riforma fiscale". ''Le risorse - conclude Gualtieri - saranno tanto maggiori quanto più sapremo aggredire la sacca delle inefficienze della spesa pubblica e rafforzare la lotta all'evasione".

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