Pensioni, reddito di cittadinanza e flat tax: tutte le domande (per ora) senza risposta

Numerosi i nodi che il governo giallo-verde ha deciso di non sciogliere subito, rinviandoli al passaggio alle Camere della manovra e del decreto fiscale: su alcuni temi chiave (pensioni, reddito di cittadinanza, flat tax) è stato definito per ora soltanto l'impianto generale

Prima o poi si dovrà arrivare al dunque, e prendere anche decisioni impopolari (leggasi tagli alla spesa pubblica). I tagli alla spesa pubblica, ma anche i dettagli sulla flat tax e sul reddito di cittadinanza. Rischiano di essere diversi i nodi, le spine nel fianco, che il governo giallo-verde potrebbe aver deciso di non affrontare subito rinviandoli al passaggio alle Camere della manovra e del decreto fiscale, che contiene buona parte delle coperture. Qual è il problema vero, spiegato nel modo più semplice possibile: su alcuni temi chiave è stato sì definito l'impianto, ma i dettagli non si conoscono ancora, nonostante ieri l'esecutivo abbia inviato il 'Draft budgetary plan' a Bruxelles. E le tensioni tra i due partiti di governo continuano a tenere banco come sulla pace fiscale, su cui è stato trovato un accordo all'ultimo minuto.

Il clima resta teso e affrontare l'esame della legge di bilancio in Parlamento, con il ministro dell'Economia talvolta in disaccordo con i due "pesanti" vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, e sempre più spesso sotto il fuoco del Movimento Cinque Stelle, non aiuta. Ad esempio, lascia perplessi quanto accaduto su una norma sulla Croce Rossa, poi cancellata dal decreto fiscale, con i grillini all'attacco della struttura dei tecnici del Mef colpevoli, a detta loro, di aver provato con una "manina" a favorire l'ente di liquidazione della Croce rossa. Un colpo che alla fine della giornata è stato respinto dallo stesso Tria, il quale ha sottolineato che la norma serviva a pagare il Tfr dei lavoratori e ha puntualizzato che, "come sempre", era stata sottoposta alla presidenza del Consiglio.

Verso la manovra: i nodi si sciolgono a tappe

In questo clima "i nodi si sciolgono a tappe", come scrive Askanews e il Dpb non offre risposte compiute. Si legge ad esempio che l'introduzione di una flat tax del 15% per i redditi fino a 65mila euro nel 2019 è rivolta "inizialmente alle sole attività svolte da imprenditori individuali, artigiani e lavoratori autonomi" e nel testo non c'è traccia della seconda soglia caldeggiata dai leghisti per i ricavi fino a 100mila euro che, nelle ipotesi circolate, prevedeva una aliquota aggiuntiva del 5%. Che se ne riparlerà lo conferma il sottosegretario all'economia, il leghista Massimo Garavaglia, per il quale "l'impianto generale è così, poi vediamo" perché "la legge di bilancio si finisce a Natale e il confronto proseguirà anche con le categorie".

Per il "potenziamento della lotta alla povertà si introduce il reddito di cittadinanza" che dal primo gennaio 2019 supererà il reddito di inclusione e sarà accompagnato a una riforma dei centri per l'impiego. Ne beneficeranno "maggiorenni residenti in Italia da almeno 5 anni disoccupati o inoccupati (inclusi pensionati). Nulla si sa ancora di certo sulle modalità per i controlli sugli abusi né sui tempi di messa a regime. Il reddito di cittadinanza vedrà la luce in un collegato e "i criteri di attuazione sono demandati a successivo decreto di natura non regolamentare". Il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri, della Lega, lo ha definito un "primo passo".

Cosa ha deciso il Governo e perché l'Ue non è d'accordo

Tagli spesa pubblica e pensioni con Quota 100

Altra spina sarà riuscire a mettere nero su bianco i tagli alla spesa pubblica che il governo ha annunciato di voler fare. Quando si dovrà spiegare dove usare la mannaia è probabile che esplodano ancora una volta le contraddizioni tra le due anime del governo del cambiamento. Di Maio ha dichiarato che la manovra deve vedere il governo "con in mano un paio di forbici e che cominci a tagliare tutto quello che non serve". Lotta che non ha mai dato i risultati sperati. Ciò che, per il momento, si legge nel Dpb è che la revisione della spesa dei ministeri porterà circa 2,43 miliardi di euro nel 2019 (0,14% del Pil) e circa 1 miliardo nel 2020 e nel 2021.

E poi c'è il tema pensioni, capitolo tutt'altro che chiuso: dal taglio di quelle d'oro sopra i 4.500 euro netti al mese (da cui si dovrebbe recuperare 1 miliardo in tre anni) alla riforma della Fornero con la quota 100 a cui si potrà accedere con quattro finestre annuali, tutte ancora da costruire. Infine non si può non accennare allo spettro dell'ingorgo parlamentare: a completamento della manovra di bilancio, del decreto fiscale e del decreto "deburocratizzazione" approvati infatti due giorni fa dal Consiglio dei ministri, l'esecutivo ha ipotizzato ben 12 disegni di legge collegati. Non ultimo, viste le implicazioni che ha, c'è anche da considerare il decreto su Genova dopo il crollo del Ponte Morandi.

Pensioni, quattro finestre per uscire con Quota 100 

Conte a Juncker: "Manovra solida"

Nel colloquio telefonico di martedì sera con il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker il premier Giuseppe Conte ha ribadito, secondo quanto si apprende, che la manovra appena varata dal governo è "solida e ben strutturata" e che il deficit programmato al 2,4% per il prossimo anno è stato pensato "per garantire la crescita economica e lo sviluppo sociale del Paese".

Il presidente del Consiglio ha inoltre precisato che questo deficit è destinato a rientrare già nel biennio successivo, e anche per questo non impedirà il contenimento del nostro indebitamento. Il premier Conte e il presidente Juncker inoltre si sono accordati, secondo quanto si apprende, di affidare al ministro Tria l'illustrazione dei contenuti della manovra al commissario Moscovici, che verrà prossimamente a Roma. Conte e Juncker al termine di una telefonata definita cordiale si sono dati appuntamento nelle settimane successive per parlarne personalmente.

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