'Massacrati' e dimenticati: perché i medici protestano contro il Governo

Le principali sigle sindacali di categoria hanno annunciato un sit-in davanti al ministero della Pubblica Amministrazione: “Condizioni di lavoro sempre peggiori e contratto fermo da 10 anni. Senza risposte via agli scioperi"

Foto di repertorio

Camici bianchi sul piede di guerra contro Governo e Regioni. L'Intersindacale che raccoglie le maggiori sigle del comparto della dirigenza medica del Sistema Sanitario Nazionale, ha annunciato un sit-in giovedì 17 gennaio alle 11 davanti al ministero della Pubblica Amministrazione. I motivi che hanno portato i medici a queste mobilitazione di massa sono diverse, come fanno presente le sigle sindacali: “Un contratto di lavoro fermo da 10 anni, turni massacranti, ogni anno almeno 15 milioni di ore di lavoro eccedenti il dovuto contrattuale, tutti i weekend passati a coprire reperibilità e turni di guardia, estenuanti trattative per conquistare le ferie, aggressioni verbali e fisiche”.

La protesta, che coinvolge anche i veterinari e i dirigenti sanitari, si basa su tre semplici hashtag: #dignità, #assunzioni, #contratto. “Le condizioni di lavoro negli ospedali peggiorano senza sosta con una crescita esponenziale del rischio clinico e medico-legale, a fronte di retribuzioni inchiodate al 2010 e di progressioni di carriera rarefatte ed invase dalla politica, provocano un esodo di massa verso settori più remunerativi che consentono anche una migliore qualità della vita”.

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“Per far fronte alla carenza dei medici è necessario correggere la rotta della programmazione della formazione specialistica, aumentando il numero dei contratti di formazione per sopperire alla mancanza di 16.500 specialisti entro il 2025. E cancellare insopportabili vincoli di spesa per garantire almeno il turnover”.

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“Quest'anno si 'festeggia' il decimo compleanno del contratto che non c'è, fermato al 2009 da leggi e finanziarie che negli anni ne hanno reiterato il blocco. Una ricorrenza amara - rimarcano i sindacati - resa ancora più spiacevole dal 'regalo' dell'ultima legge di Bilancio, il comma 687, che pesa sul rinnovo del triennio 2016-2018 allungando ulteriormente i tempi della sua chiusura. Con la manifestazione del 17 gennaio vogliamo dare un segnale forte della nostra presenza e anche la scelta della sede non è casuale. Al ministro della Funzione Pubblica competono molte decisioni che possono sbloccare la trattativa per il rinnovo del contratto. In assenza di risposte positive noi andremo avanti nella protesta che porterà a due giornate di sciopero, la prima il 25 gennaio, la seconda entro la prima decade di febbraio”.

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