In ospedale mancano medici, assunti 10 dottori dalla Romania: "Costano meno"

Il caso a Treviso. Si tratta di medici che hanno studiato in Italia e che poi si sono recati a Timisoara per la specializzazione

Foto di repertorio Ansa

Carenza di medici negli ospedali italiani. I giovani laureati non bastano più: la domanda di assistenza sanitaria è infatti sempre molto più alta rispetto alla disponibilità di professionisti medici. Proprio per questo nelle ultime settimane l'Ulss 2 Marca Trevigiana ha intensificato i contatti con l'Università romena di Timisoara, città con cui Treviso è gemellata, per assumere dieci medici locali per coprire un ammanco di professionisti che al momento negli ospedali trevigiani si assesta su una cinquantina.

Al momento, le assunzioni sono allo studio della quinta commissione regionale che si occupa delle politiche socio-sanitarie, ma i tempi non dovrebbero essere lunghi. "Da tempo la direzione aveva annunciato di voler ricorrere a colleghi stranieri - dichiara Pasquale Santoriello, delegato dell’Anaoo Assomed, sigla degli ospedalieri - ma non certo per la carenza di specialisti italiani. La verità è che da anni il sistema pubblico sta creando condizioni di lavoro tali da allontanare i migliori professionisti nazionali, perché preferisce cercare camici bianchi low cost. Costano meno e sono sempre contenti. Fanno loro un contratto base di 2500 euro al mese, che per il tenore di vita dell’Est sono bei soldi, e via. Dopodiché - aggiunge il sindacalista - non sappiamo se abbiano la nostra stessa preparazione, abbiamo chiesto lumi all’Ordine dei Medici".

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"E' una sconfitta ricorrere a medici stranieri, ma è il segno dei tempi - ha commentato il governatore del Veneto Luca Zaia -. Ha fatto bene il direttore generale dell’Usl 2, Francesco Benazzi, a provvedere alle esigenze di questo comparto sanitario per garantire la continuità assistenziale. Va infatti ricordato che in Veneto mancano 1300 specialisti, 56mila in Italia. Per colmare tale gap bisogna drasticamente e urgentemente cambiare la programmazione a livello di formazione universitaria. Io sono per eliminare il numero chiuso a Medicina, se non altro perchè non possiamo selezionare un bravo chirurgo a 19 anni con un test di ammissione, ma lo dobbiamo vedere in sala operatoria. E poi — ha aggiunto Zaia — va rivisto il modello delle Scuole di specialità. Spieghiamo ai cittadini che un neolaureato non può fare il medico, deve prima completare la specializzazione per lavorare in ospedale o diventare dottore di famiglia". 

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