Millennials, la metà dei giovani ha un lavoro precario (e il 55% andrebbe a vivere all'estero)

Scarsa copertura previdenziale, con lavori irregolari e mal pagati tanto che per il 64% degli intervistati è difficile arrivare a fine del mese e tre su dieci sono costretti a chiedere aiuto alla famiglia. I dati dell'Eurispes lanciano un nuovo allarme

Fanatici della tecnologia, critici, costantemente aggiornati, multimediali e creativi: sono i Millennials, i giovani nati tra gli anni ’80 e il 2000, rappresentano l’ultima generazione del XX secolo e l'Italia rischia di vederli andare via. 

Un'emorragia che fa male perché secondo i dati del 2016 diffusi dal Ministero dello Sviluppo Economico, le start up fondate da imprenditori under 35 sono 1.200 in tutto il Paese, ossia quasi un quinto del totale, il quadruplo rispetto alla quota delle società di capitali con prevalenza giovanile.

Il lavoro rimane il problema più grande

Secondo un sondaggio realizzato dall'Eurispes quasi la metà dei giovani tra i 18 e i 24 anni ha un lavoro precario (48,7%). Un terzo di chi ha un'occupazione dichiara di essere pagato in modo irregolare, il 38,5% di avere una scarsa copertura previdenziale e assicurativa. Per il 64% degli intervistati è difficile arrivare alla fine del mese, tanto che tre su dieci sono costretti a chiedere aiuto alla famiglia.

Il risultato è che oltre la metà, ovvero il 55,4%, andrebbe a vivere in un altro Paese. Un vero e proprio capitale umano che fugge in cerca di una prospettiva migliore.

Come si può intervenire sui complessi temi dell'occupazione, del lavoro, dello sviluppo economico, fondamentali per garantire un futuro al nostro Paese? Cosa serve per preparare i ragazzi di oggi a diventare gli adulti di domani? Di cosa avrebbero bisogno per sentirsi più consapevoli e pronti ad affrontare le grandi sfide del futuro?

L'Associazione Italiana per l'Educazione Demografica lancia in rete #COSTRUIREILFUTURO, una gara di idee nazionale e mette in palio un premio di 2.500 euro per le proposte migliori. Il contest sarà aperto fino al prossimo 6 novembre, data ultima per poter spedire il proprio contributo.

Salute e prevenzione, diritti e innovazione sociale, educazione e cultura, lavoro, sviluppo economico e tecnologico: attorno a queste macro aree tematiche ruotano le sfide che i giovani dovranno affrontare. L'Aied invita i ragazzi a condividere proposte che possano aiutare a promuovere il rispetto per l'altro, il valore della libertà e l'accettazione della diversità, lo sviluppo economico e un corretto utilizzo delle gigantesche opportunità tecnologiche e digitali.

Sarà possibile inviare il proprio progetto fino al prossimo 6 novembre. E sarà possibile esprimere la propria preferenza fino al 10 novembre.

Leggi anche: quando i migranti sono italiani, i giovani in fuga ci costano 14 miliardi

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Commenti (2)

  • Amazon, tramite le agenzie interinali,negli hub che sta aprendo in Piemonte,offre i contratti voluti dalla UE:"Lavoro minimo garantito"è la denominazione,che si traduce per esempio nello stipendio mensile di 600 euro per un part time notturno di sei ore... peccato che l'unione Europea abbia dato quelle linee guida per i migranti,invece loro ci fanno lavorare gli italiani....

  • in piemonte si dice: a cunta nen le bale al cuntadin! e chi ha orecchie per intendere,intenda!

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