Mutui più cari, salgono i tassi d'interesse: gli esperti invitano alla cautela

Anche a Dicembre secondo quanto rileva l'Abi nel suo ultimo bollettino mensile di gennaio 2019 il costo dei prestiti ha continuato la propria corsa che continua da tre mesi

Nuovi mutui più cari: una crescita costante quella dei tassi di interesse che continua da tre mesi. Anche a Dicembre infatti, secondo quanto rileva l'Abi nel suo ultimo bollettino mensile di gennaio 2019, i prezzi dei prestiti hanno continuato la loro corsa: il tasso d'interesse medio sulle nuove operazioni per l'acquisto di abitazioni è risultato pari a 1,94% (1,91% a novembre, 5,72% a fine 2007).

Banche, l'incognita della tempesta perfetta

Il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è risultato pari a 1,39% (1,50% il mese precedente; 5,48% a fine 2007). 5. Il tasso medio sul totale dei prestiti è pari al 2,55% (2,57% il mese precedente e 6,18% prima della crisi, a fine 2007).

mutui tassi di interesse-2

Quanto al totale delle nuove erogazioni di mutui, rende ancora noto l'associazione bancaria, i tre quarti sono a tasso fisso: nell'ultimo mese la quota del flusso di finanziamenti a tasso fisso è risultata pari al 75% (74% il mese precedente).

"In generale, sui tassi di interesse c'è una tendenza al rialzo che però ancora non può essere confermata, i dati potrebbe essere influenzati da specifiche operazioni" spiega Gianfranco Torriero, vicedirettore generale dell'Abi, nel presentare i dati. "Queste informazioni vanno valutate mai come singole e almeno in un trend di sei mesi. Al momento serve cautela, dobbiamo vedere nel medio termine".

Tornando allo stato di salute delle banche italiane, sempre stando ai dati pubblicati da Abi, a dicembre 2018 l'ammontare dei prestiti alla clientela erogati dalle banche operanti in Italia era pari a 1.732 miliardi di euro superiore, di circa 15 miliardi, all'ammontare complessivo della raccolta da clientela, 1.717 miliardi di euro.

Banche, prestiti superano i depositi 

Le sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni e accantonamenti già effettuati dalle banche con proprie risorse) a novembre 2018 si sono attestate a 37,5 miliardi di euro; un valore inferiore rispetto ai 38,3 miliardi del mese precedente e in forte calo, -49,3 miliardi, rispetto al dato di dicembre 2016. In 23 mesi le sofferenze bancarie si sono quindi ridotte di quasi il 57%. Rispetto al livello massimo delle sofferenze nette, raggiunto a novembre 2015 (88,8 miliardi), la riduzione è di oltre 51 miliardi, pari a circa il 57,7%.

Aumentano i depositi (in conto corrente, certificati di deposito, pronti contro termine): rispetto al dicembre 2017 si parla di una variazione del 2.2% pari a circa 32 miliardi di euro, mentre si conferma la diminuzione della raccolta a medio e lungo termine, cioè tramite obbligazioni. 

Resta pari al 0,66% il tasso di interesse medio sul totale della raccolta bancaria: il tasso praticato dalle banche sui depositi resta al 0,38%, 1% sui pronti contro termine, 2,34% sulle obbligazioni.

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Lo spread fa infiammare i mutui: aumentano ancora i tassi dei prestiti

Secondo quanto sottolinea un rapporto di Intesa Sanpaolo sul mercato immobiliare residenziale, lo spread elevato si ripercuote sui tassi bancari sia per la perdita di valore del capitale delle banche sia per il maggior costo del funding degli istituti di credito. Il mercato, inoltre, ipotizza un progressivo rialzo dei tassi euribor.

Il livello elevato dello spread fra Btp e Bund decennali e la fine del Quantitative easing della Bce si ripercuotono sui mutui delle abitazioni, con l'aumento dei tassi di interesse.

I tassi sui mutui immobiliari, nonostante rimangano ancora a livelli bassi, mostrano alcuni segnali di aumento. Il tasso medio complessivo è risalito all'1,9% a novembre dal minimo storico dell'1,79% toccato lo scorso luglio. Il tasso variabile si è alzato dall'1,59% dall'1,52% medio dei primi nove mesi del 2018, mentre il tasso fisso è salito al 2,07% dal minimo dell'1,95% segnato a settembre.

Il mercato immobiliare residenziale in Italia, ha spiegato Gregorio De Felice, capo economista di Intesa Sanpaolo, "si è ripreso, non siamo ancora ai livelli di compravendita che avevamo prima della crisi del debito, ma c'è un trend moderatamente positivo, sostenuto da un livello dei tassi di interesse basso e da una discreta crescita del reddito disponibile delle famiglie". Negli ultimi sei anni, dal 2014 fino alle previsioni per il 2019, la media di crescita del reddito disponibile delle famiglie italiano è dello 0,9%, mentre negli anni della crisi la flessione media è stata dell'1,8%. Anche l'erogazione di muti sulle abitazioni è su livelli elevati, con le erogazioni mensili nuovamente in crescita da luglio 2018, con un balzo del 14,7% su base annua a ottobre.

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