Non riesce a vendere il bar, la svolta dopo l'annuncio in cinese: tre offerte in due giorni

L'ex proprietario: "Erano più di sei mesi che cercavo un acquirente, ma nulla". Poi la decisione di pubblicare l'inserzione su un portale per acquirenti cinesi: "Ho ricevuto tre offerte e ho venduto subito"

Foto d'archivio

Una storia emblematica? Un segno dei tempi? Giudicate voi. Certo è che la vicenda di Francesco, ormai ex proprietario di un’attività commerciale nel Torinese, in qualche modo fa riflettere. Lui, a vendere il suo bar, ci aveva provato in tutti i modi, collezionando solo tentativi andati a vuoto. "Erano più di sei mesi che cercavo un acquirente, ma nulla. Solo un possibile compratore si era fatto avanti, ma alla fine si è scoperto che non aveva i soldi" ha raccontato il commerciante all'agenzia AdnKronos.

Insomma un mezzo disastro. Poi, grazie al consiglio di un amico, la situazione si è sbloccata nel giro di qualche giorno:  "Vendi ai cinesi - mi ha detto - e io che non avevo nulla da perdere, quasi per scommessa, ci ho provato".

Detto, fatto. Francesco ha pubblicato il suo annuncio su un portale per acquirenti cinesi che si occupa – ovviamente dietro compenso – di tradurre anche le inserzioni in cinese mandarino. 

"E' andato tutto liscio"

"Ho speso un po' di più rispetto all'offerta base, ho 'investito' 60 euro per dare maggiore visibilità al mio annuncio". Il successo è stato immediato, tanto che l'imprenditore riceve tre offerte nel giro di 48 ore. 

"Due giorni dopo mi hanno chiamato - racconta ancora il commerciante - e sono arrivati anche abbastanza rapidamente, considerando che venivano da altre regioni. Solo uno era della mia stessa città, l'altro era di Bologna e un terzo di Padova. Abbiamo usato il mio commercialista ed è andato tutto liscio"

Il commerciante ha raccontato anche che al buon esito della trattativa ha contribuito la presenza del figlio del compratore, "poco più che maggiorenne, nato qui", che a differenza del padre "parlava perfettamente l'italiano". A pagare però è stato il papà: "250mila euro solo l'attività. Per le mura, che non erano mie, hanno stipulato un affitto a parte". 

"Hanno accettato di non cambiare i due baristi storici"

Il comportamento degli acquirenti insomma non solo è stato impeccabile, ma addirittura d’esempio per tanti altri imprenditori, stranieri o italiani che siano. I nuovi proprietari, racconta infatti Francesco, "hanno anche accettato di non cambiare i miei due baristi storici e di questo sono stato particolarmente contento". 

"Questa era la mia priorità - spiega il commerciante all’Adnkronos -. I due ragazzi hanno famiglia e loro non hanno fatto una piega, anzi. 'Per noi è altrettanto importante, per non perdere la clientela' - mi hanno detto -. Ogni tanto ci passo, a fare due parole, a prendermi qualcosa - aggiunge lasciandosi andare a un pizzico di nostalgia -. Sì, il caffè è rimasto lo stesso. Non hanno cambiato neanche i fornitori".

Un cartello in cinese e il palazzo va a ruba

Una vicenda se vogliamo simile è stata raccontata di recente dal Corriere della Sera. È la storia di un imprenditore di Cremona e di uno stabile (500 mq di appartamenti) che sembrava impossibile da vendere. "Non chiamava quasi nessuno. I pochi che telefonavano chiedevano di acquistare una minima parte del complesso" ha raccontato il proprietario del complesso al Corsera. Poi il colpo di "genio".

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L’imprenditore ha sostituito la scritta "vendesi" con l’equivalente in lingua cinese, "Chushòu wùyè". Anche in questo caso la trovata ha funzionato e "adesso - ha detto il venditore - ho l'imbarazzo della scelta". Ma perché stupirsi? "Da anni in città e nel resto di Italia si vede che a fare gli affari che contano sono i cinesi, non più gli italiani. Quindi mi sono chiesto: perché non rivolgermi direttamente a loro?".

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