Italia al palo: crescita a zero, consumi fermi e deficit in salita

Le nuove previsioni dell'Ocse sull'economia italiana sono tutt'altro che rosee: stagnazione del pil nel 2019, con il deficit che nel 2020 potrebbe sfiorare il temuto 3%

Foto di repertorio

Altro che straordinaria ripresa economica e anni bellissimi: le previsioni economiche sull'Italia sono molto meno rosee di quanto annunciato negli ultimi mesi dai nostri personaggi politici, almeno secondo le stime dell'Ocse. Secondo l'ultimo documento pubblicato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nel 2019 l'economia italiana vivrà nella stagnazione più totale, tra i consumi in continua frenata e la crescita di deficit e debito, mentre il livello di occupazione rimane tra i più bassi di tutta Europa. A peggiorare ancor di più la situazione c'è poi l'incertezza politica, che rischia di bloccare anche le trattative con l'Ue, con conseguenti effetti sullo spread.

Ocse: zero crescita e consumi in calo

Nel Paese si prevede una "stagnazione del pil nel 2019 e un'espansione dello 0,6% nel 2020", si legge nel documento, segnalando che una lenta crescita dell'occupazione e l'aumento del tasso di risparmio delle famiglie sta frenando i consumi privati, mentre la domanda esterna debole e il commercio globale e le tensioni stanno danneggiando le esportazioni. Inoltre "la bassa fiducia delle imprese e la domanda debole deprimono il privato investimento, mentre i ritardi nella pianificazione dei progetti e nell'esecuzione continuano a ostacolare gli investimenti pubblici", avverte l'Ocse. L'inflazione dei prezzi si è moderatamente accentuata, mentre la crescita dei salari nel settore privato rimane modesta.

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Conti pubblici, aumentano deficit e debito

Sul fronte dei conti pubblici, l'Ocse rileva che l'espansione fiscale e la bassa crescita faranno risalire il deficit al 2,4% del pil nel 2019 e al 2,9% nel 2020. Nel dettaglio, il bilancio 2019 prevede nuove misure nette pari allo 0,6% del pil per lo più dovute alla maggiore spesa per Quota 100 e Reddito di cittadinanza, "politiche espansive compensate solo in parte da tagli alla spesa, di almeno 2 miliardi di euro, come concordato con l'Europa e maggiori imposte sul reddito d'impresa". Inoltre queste proiezioni presuppongono che il governo applicherà circa la metà dei previsti aumenti dell'Iva nel 2020 (oltre 11 mld sui 23 mld totali). Sul fronte debito, una bassa crescita nominale, un aumento progressivo dei costi per interessi e un deficit più ampio, lo farebbero risalire dal 132,2% del 2018 al 134,1% nel 2019 e al 135% nel 2020: un andamento che "rende l'Italia vulnerabile alle fluttuazioni dei tassi di interesse, limitando le scelte politiche a stimolare crescita o a perseguire obiettivi sociali", avverte l'Ocse.

Il problema dell'incertezza politica

Ma i rischi non si fermano qui: "Incertezza politica - ammonisce l'organizzazione - e una nuova situazione di stallo con la Commissione europea sul prossimo bilancio genererebbero forti e persistenti aumenti dello spread sui titoli di debito sovrano, un aumento dei costi di finanziamento delle banche e danni ai bilanci e ai coefficienti patrimoniali, con la conseguenza di una riduzione del credito bancario e degli investimenti". In più "una Brexit disordinata danneggerebbe il commercio, deprimendo le esportazioni e spingendo le imprese a ridurre ulteriormente gli investimenti".

Occupazione, siamo tra i peggiori d'Europa

Quanto al mercato del lavoro, per l'Ocse "aumentare il tasso di occupazione, che è ancora uno dei più bassi tra i paesi dell'Ocse, è anche cruciale per stimolare la crescita e l'inclusione sociale" ma aumentare il tasso di occupazione dipenderà dalla riduzione dei contributi in busta paga, dal miglioramento dei servizi per l'impiego e dal rafforzamento degli incentivi, ricalibrando il reddito del cittadino e introducendo un sistema di incentivi per i lavoratori a basso reddito.

L'Ocse riconosce infine che "l'atteso grande aumento della spesa sociale contribuirà a ridurre la povertà" osservando che ad ogni modo "la spesa sociale dovrebbe essere equa tra generazioni e al tempo stesso promuovere anche la crescita dell'occupazione, in particolare tra le donne e i giovani".

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