Quando è lo Stato a fare il furbetto: più di 100 giorni per farsi pagare dalle PA

Per i "ritardi sistematici" dei pagamenti alle imprese da parte della Pubblica amministrazione, l'Italia è stata deferita dalla Commissione Ue alla Corte Europea. Le le pubbliche amministrazioni sono tenute a pagare le proprie fatture entro 30 giorni

Per i "ritardi sistematici" dei pagamenti alle imprese da parte della Pubblica amministrazione, l'Italia è stata deferita dalla Commissione Ue alla Corte di giustizia Europea. Nei confronti dell'Italia la procedura d'infrazione era stata aperta 3 anni fa. A febbraio scorso c'era stato un ulteriore avvertimento.

Secondo Bruxelles, nonostante gli "sforzi fatti", la media dei tempi di pagamento resta a 100 giorni, con "picchi che possono essere anche nettamente superiori".

La puntualità dei pagamenti è particolarmente importante per le piccole e medie imprese, che confidano in un flusso di cassa positivo per assicurare la propria gestione finanziaria, la propria competitività e, in molti casi, la propria sopravvivenza. 

Eppure...

Eppure come riportato dallo stessso ministero dell'Economia tutte le pubbliche amministrazioni sono tenute a pagare le proprie fatture entro 30 giorni dalla data del loro ricevimento, ad eccezione degli enti del servizio sanitario nazionale, per i quali il termine massimo di pagamento è fissato in 60 giorni.

Lo stabilisce una precisa direttiva Ue sui ritardi di pagamento: le amministrazioni pubbliche sono tenute a pagare le merci e i servizi acquistati entro 30 giorni o, in circostanze eccezionali, entro 60 giorni dal ricevimento della fattura.

L'introduzione della fatturazione elettronica, obbligatoria per tutte le pubbliche amministrazioni dal 31 marzo 2015, ha ridotto il numero delle pubbliche amministrazioni che paga i fornitori con tempi medi più lunghi.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze svolge un ruolo primario nel monitoraggio costante e puntuale del processo di estinzione dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni, attraverso l’utilizzo del sistema informatico denominato Piattaforma dei crediti commerciali (PCC), realizzata e gestita per il Ministero dal Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, che rileva le informazioni sulle singole fatture ricevute dalle oltre 22.000 amministrazioni pubbliche registrate.

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