Guerra e pace (fiscale): perché la misura potrebbe aiutare ricchi ed evasori

Pioggia di critiche per la sanatoria inserita nel decreto fiscale collegata alla Legge di Bilancio 2019: il risparmio c'è, ma soltanto per alcune categorie di contribuenti

Foto di repertorio

Tra le misure più discusse e controverse inserite dal governo gialloverde nel documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles c'è sicuramente la cosiddetta 'pace fiscale'. Al di là della diatriba sulla definizione 'condono', la misura tanto voluta dalla Lega non è altro che una sorta di sanatoria per i debiti con il Fisco, fino ad una cifra massima di 100mila euro, che stabilisce un'aliquota al 20% per sanare il pregresso, ma soltanto per i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi. Oltre a questo esiste anche la possibilità di fornire una dichiarazione integrativa, potendo far emergere fino ad un massimo del 30% in più rispetto alle somme già dichiarate, per cui resterà sempre valido il tetto dei 100mila euro. Invece, in caso di contenzioso con il Fisco, i contribuenti potranno 'sanare' la loro posizione pagando il 20% del non dichiarato in 5 anni in caso di vittoria al secondo grado, senza pagare sanzioni e interessi. Ovviamente diventerà tutto ufficiale soltanto dopo l'approvazione definitiva della legge di Bilancio. Nella bozza del decreto legge si fa anche rifermento al 'pugno duro' nei confronti dei 'furbetti': ''Chiunque fraudolentemente si avvale" della sanatoria ''al fine di far emergere attività finanziarie e patrimoniali o denaro contante o valori al portatore provenienti da reati diversi da quelli' previsti sarà punito con il carcere, da un minimo di un anno e mezzo a un massimo di 6 anni".

"Pace fiscale", il condono è un azzardo: c'è già l'effetto boomerang 

Cgil: “Un condono che aiuta gli evasori”

Ma non tutti hanno accolto a braccia aperte le misure contenute nella manovra e nel decreto fiscale. Proprio la pace fiscale è stata pesantemente criticata, perché potrebbe avvantaggiare gli evasori invece che lavoratori e pensionati. Un pensiero espresso in una nota ufficiale da Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil: “Tutti i nostri timori sono stati purtroppo confermati. Un enorme condono, mascherato da eufemismi lessicali, con il quale si ricercano consenso e risorse è stato licenziato ieri dal Consiglio dei Ministri. Tuttavia, il messaggio è chiaro: si premiano gli evasori”.

“Ogni condono è un incentivo a proseguire nell’evasione – continua la nota - nonostante le minacce di future sanzioni draconiane. Sembra che l’esecutivo voglia applicare il principio di legalità solo agli ultimi, ai più poveri, ai migranti e agli sfrattati. In particolare, rileviamo che non è priorità di questo Governo abbassare le tasse a lavoratori e pensionati, e investire per favorire la crescita di occupazione e lo sviluppo del Paese”.

Pace fiscale, un vantaggio per pochi

Un'altra chiave di lettura da cui sono scaturite ulteriori critiche alla pace fiscale riguarda una semplice domanda: a chi conviene questa misura destinata a chi ha debiti con il Fisco? Il timore è che possano trarne vantaggio soltanto alcune categorie di contribuenti, in particolare quelli con i redditi più alti. Una tesi avallata dai calcoli effettuati dal Consiglio nazionale dei commercialisti, secondo cui la maggiore convenienza in caso di dichiarazione integrativa e flat tax del 20% spetterebbe ai contribuenti che fanno emergere redditi non dichiarati che si aggiungono a redditi già dichiarati per almeno 75mila euro. Infatti in questo particolare caso, sul reddito non dichiarato che viene fatto emergere verrebbe applicato uno sconto del 56% rispetto alla tassazione ordinaria, una condizione migliore di quanto avverrebbe per i contribuenti che hanno dichiarato il maggior reddito fin da subito.

I debiti col Fisco si potranno saldare in dieci rate (multe comprese)

Ma cosa provoca questo effetto? Da quanto spiega il Consiglio nazionale dei commercialisti “ciò è dovuto alla differenza tra il 46% di tassazione ordinaria sui redditi eccedenti 75mila euro (43% di Irpef + 3% medio di addizionali regionali e comunali) e il 20% di flat tax sostitutiva”.

Redditi bassi, risparmio quasi azzerato

Ma facciamo un altro esempio. Se un contribuente che ha dichiarato redditi per 100mila euro utilizza la pace fiscale per far emergere altri 30mila euro, acquisisce un risparmio non da poco. Se avesse dichiarato subito 130mila euro avrebbe dovuto pagare 13.800 euro di imposte, che con il condono diventano circa 6mila, con uno sconto di 7.800 euro rispetto a chi ha dichiarato tutto e subito. Un vantaggio direttamente proporzionale all'aumento del reddito dichiarato: su 200mila euro dichiarati a cui si aggiungono altri 60mila emersi con il condono il risparmio diventa di circa 15.600 euro. Infatti, chi dichiara subito un reddito di 260mila euro è costretto a pagare 27.600 euro di maggiori imposte, che in caso di condono diventano 12mila. I calcoli dei commercialisti proseguono per questa strada, dimostrando come, più crescono i redditi e le cifre non dichiarate e maggiore è lo sconto che il contribuente ottiene attraverso il condono. Su 300mila euro di reddito e 90 non dichiarati il contribuente che usufruisce della pace fiscale dovrà pagare 18mila euro, 21.400 in meno dei 41.400 euro che dovrebbe pagare chi dichiara da subito 390mila euro di guadagni. 

Rottamazione cartelle, c'è l'incognita pace fiscale: non pagare conviene?

Un risparmio annuale che va poi moltiplicato per il numero degli anni condonabili per i quali il contribuente decide di avvalersi, con il vantaggio fiscale che invece decresce con il diminuire del reddito di partenza, come confermato dagli esempi forniti dai commercialisti: “Un contribuente che ha dichiarato 50mila euro e approfitta del condono per farne emergere ulteriori 15mila, ottiene uno sconto del 53% (pari a 3.300 euro) rispetto a chi ha dichiarato subito tutto il proprio reddito di 65.000 mentre un contribuente che ha dichiarato 30mila euro e approfitta del condono per farne emergere ulteriori 9mila, ottiene uno sconto del 50% (pari a 1.800 euro) rispetto a chi ha dichiarato subito tutto il proprio reddito di 39.000”. Un risparmio che viene più che dimezzato per i redditi sotto i 22mila euro di partenza, passando dal 50% a meno del 25%, arrivando vicino alla soglia dello zero con i redditi da 12mila euro annui in giù.

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