Pagamento stipendi, cambia tutto: dal 1 luglio vietato usare i contanti

Dal 1 luglio i datori di lavoro non potranno più corrispondere la retribuzione in contanti, qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato. Cosa dice la legge e cosa rischia chi non si adegua

Dall’1 luglio 2018 proibiti i pagamenti in contanti dei salari dei dipendenti 

Stop da luglio al pagamento dello stipendio in contanti. E' stata infatti confermata la tracciabilità della busta paga per combattere l'evasione fiscale e il fenomeno delle finte retribuzioni. I lavoratori infatti si trovano spesso sotto ricatto, costretti a firmare una busta paga con un importo diverso e più alto rispetto a quello che poi viene loro effettivamente corrisposto brevi manu, in contanti. 

Stop al pagamento degli stipendi in contanti: cosa dice la legge

Giro di vite quindi a partire dal 1 luglio 2018, quando i datori di lavoro o i committenti dovranno corrispondere ai lavoratori la retribuzione attraverso strumenti tracciabili.

  • bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;
  • strumenti di pagamento elettronico;
  • pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
  • emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato.

Questo è quello che si legge all'articolo 1 comma 910 della Legge di Bilancio 2018. Tutto è partito dalla proposta di legge presentata dall'onorevole del Pd Titti Di Salvo nel 2013. 

Pagamento dello stipendio solo in banca o alle Poste: ecco cosa cambia con la nuova legge 

"I datori di lavoro o committenti non possono corrispondere la retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore, qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato", spiega inoltre il comma 911 dell'articolo 1.

Stipendi pagati con bonifico e assegno: i contratti di lavoro coinvolti

Il pagamento tracciabile dello stipendio vale nei confronti dei seguenti contratti di lavoro: 

  • contratto di lavoro a tempo indeterminato;
  • contratto di lavoro a tempo determinato o contratto a termine, anche part-time:
  • contratto di lavoro a tempo parziale o part-time;
  • contratto di apprendistato;
  • collaborazione coordinate e continuative o cococo;
  • lavoro intermittente o accessorio o a chiamata;
  • contratti di lavoro con soci di cooperative;
  • e qualsiasi rapporto di lavoro subordinato.

Inoltre, “la firma della busta paga apposta dal lavoratore non costituisce prova dell'avvenuto pagamento della retribuzione" (comma 910). 

Pagamento stipendio in contanti: le sanzioni

Ovviamente sono previste sanzioni pecuniarie nel caso la legge non venga rispettata. La proposta di legge di Di Salvo prevedeva inizialmente sanzioni da 5mila a 50mila euro. Il comma 913 della legge approvata invece ha ridotto l'importo della multa. Per chi sbaglia infatti è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da 1000 a 5000 euro. 
 

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Commenti (2)

  • Marco secondo te e buona cosa firmare buste paga da due mila euro e prenderne appena mille? Perche' poi il datore di lavoro deve scaricare tasse iva ecc per somme che effettivamente non ha mai pagato?dovrebbe proprio essere cosi' per ogni operaio in ditta un versamento in banca dello stipendio e controllo incrociato di quanti operai quante buste paga e quanto versato..

  • E certo...bisogna controllare anche i cent ai contribuenti italiani che pagano le tasse...

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