Un 'esercito' in pensione senza ricambio: perché la Pubblica Amministrazione è a rischio collasso

Mezzo milione di dipendenti pubblici nei prossimi cinque anni matureranno i requisiti per uscire dal lavoro, ma senza un adeguato turnover molti settori potrebbero accusare un duro colpo. L'8 giugno i sindacati scendono in piazza a Roma: "I servizi pubblici saranno presto al collasso"

Foto di repertorio

Nei prossimi cinque anni circa 500mila dipendenti della Pubblica Amministrazione andranno in pensione. Un numero elevato di uscite dal lavoro che coinvolgerà non soltanto chi avrà raggiunto i requisiti anagrafici richiesti, ma anche chi potrà usufruire di altre modalità di pensionamento come 'Opzione donna', Quota 100 e pensione anticipata. In questo modo nei prossimi anni mezzo milione di dipendenti pubblici raggiungerà i requisiti per ritirarsi dal lavoro, una situazione che rischia di portare l'intero sistema al collasso se non ci sarà un adeguato 'ricambio'. I posti che rimarranno liberi potranno essere occupati da nuovo personale grazie allo sblocco del turnover di compensazione al 100% , per cui le Pubbliche amministrazioni possono reinvestire sui nuovi assunti ciò che risparmiano con i pensionamenti. 

Pubblica Amministrazione a rischio collasso: sindacati in piazza

Nonostante questo, l'uscita dal lavoro di questo 'esercito' di dipendenti pubblici preoccupa e non poco le sigle sindacali: ''I servizi pubblici saranno presto al collasso e rischieranno di implodere a causa dell'uscita di mezzo milione di dipendenti pubblici nei prossimi anni, in relazione anche all'entrata in vigore di 'quota 100'. Uscite che soltanto in minima parte saranno rimpiazzate da nuovi ingressi, visto che la manovra del 2019 ha previsto 33 mila assunzione straordinarie ma che saranno spalmate nell'arco di 5 anni". 

A lanciare l'allarme sono le categorie del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil che sabato 8 giugno, hanno organizzato una grande manifestazione unitaria a Roma dal titolo "Il futuro è dei servizi pubblici" alla quale parteciperanno anche i segretari generali di Cgil Maurizio Landini, di Cisl Annamaria Furlan e di Uil Carmelo Barbagallo. Le ragioni della protesta sono state illustrate oggi in una conferenza stampa i segretari nazionali di Fp Cgil Fabrizio Rossetti, di Cisl Fp Franco Berardi, di Uilpa Sandro Colombi e di Uil Fpl Daniele Ilari. 

Perché la Pubblica Amministrazione è a rischio collasso

A destare le maggiori preoccupazioni nei sindacati è la tenuta dei servizi: "interi comparti rischiano la chiusura, la sanità sarà paralizzata, già in Molise ci sono interi comparti scoperti" hanno spiegato esprimendo timore per una privatizzazione massiva dei servizi alle persone, visto che "nella legge di bilancio sono stati stanziati 10 miliardi per privatizzare molti servizi alle persone- aggiungono i responsabili delle segreterie nazionali - è bene che ognuno si assuma le proprie responsabilità perché 'Il futuro è nei servizi pubblici'", hanno sottolineato.

"Un effetto depauperamento che in dieci anni, dal 2008 al 2017, è stato "devastante", commentano i sindacati. Ad esempio negli enti non economici i lavoratori sono scesi del 27,6% (15.499 unità), nei ministeri del 18,5% (33.683 unità), negli enti locali 16,8% (97.516 unità). Oltre all'allarme per il massiccio numero di uscite nel pubblico impiego non adeguatamente rimpiazzato dalle assunzioni, i sindacati porteranno in piazza anche il tema dei rinnovi contrattuali e delle scarse risorse stanziate, esprimendo "un alto grado di insoddisfazione verso l'azione del governo". Le risorse stanziate nella legge di bilancio per la prossima tornata di rinnovi, 1,7 miliardi sono di molto inferiori ai 2,7 stanziati per l'ultimo rinnovo di maggio 2018, (dopo nove anni di blocco). 

Gli incrementi percentuali programmati tra il 2019 e il 2021 saranno rispettivamente di 1,3%, 1,65% e 1,95% contro l'incremento del 3,48% sul monte salario della passata tornata. "Dunque si ragiona su risorse assolutamente inferiori - rilevano i sindacati - se l'anno scorso si è arrivati a un aumento medio di 85 euro, oggi siamo sicuramente fuori da un rinnovo degno, 50 euro lordi, e non si parla neanche di confronto".

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Tra il 2010 e il 2017 la retribuzione media complessiva dei dipendenti pubblici è stata di 34.687 euro, nel 2017 34.491 anche per effetto anche del blocco dei contratti, ci sono settori come ministeri ed enti locali che sono sotto la media e sono andati persi 3.000 euro rispetto al recupero del potere di acquisto. La manifestazione di sabato prossimo si svolgerà con un corteo che partirà da piazza della Repubblica alle 9,30 per arrivare in piazza del Popolo alle 11 dove i delegati delle diverse sigle terranno i comizi.

Pubblica Amministrazione, i settori più in sofferenza

Secondo una ricerca presentata durante la trentesima edizione di Forum Pa 2019, i settori che più potrebbero accusare questa massiccia uscita di lavoratori sono sanità e scuola, per cui solo per requisiti anagrafici si stima il pensionamento in 3-4 anni rispettivamente di 100mila e 204 mila persone. Qualche problema di gestione dovrebbe arrivare anche per i Comuni e per gli enti che non rispettano il pareggio di bilancio, anche se questo fenomeno potrebbe rivelarsi anche un'opportunità per rinnovare una Pa sempre più anziana, in cui l’età media del personale è di 50,6 anni, e sale oltre i 54 anni nei ministeri, alla presidenza del Consiglio, nelle prefetture o negli enti pubblici non economici. Gli over 60 sono il 16,4% e gli under 30 solo il 2,8%.

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Lo studio presentato il mese scorso aveva messo in evidenza anche una Pa poco qualificata, in cui ciascun dipendente ha usufruito mediamente solo di 1,04 giornate di formazione l’anno, mentre gli investimenti per l’aggiornamento si sono dimezzati in 10 anni (da 263 milioni di euro nel 2008 a 147 nel 2017). Poco qualificata ma anche molto precaria, con 340mila lavoratori flessibili nel 2017, di cui sono stati stabilizzati solo lo 0,6% nell’ultimo anno. La forza lavoro però non è troppo abbondante: con 3,2 milioni di persone, l’Italia ha il 70% dei dipendenti pubblici rispetto alla Germania, il 65% rispetto all’Inghilterra, il 60% della Francia e il personale si è ridotto di quasi 200mila unità in 10 anni (-5,6%).

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