Pensioni, così si cambia nel 2020: i tre pilastri e tutte le novità

Da quota 100 all'Ape sociale, passando per l'opzione donna e la mini rivalutazione per gli assegni, ecco cosa dobbiamo aspettarci l'anno prossimo sul fronte pensioni

Pensioni, così si cambia nel 2020: cosa succede con quota 100, opzione donna e Ape sociale

Quota 100, Ape sociale, opzione donna: quali sono le novità in tema pensioni per il 2020? In estrema sintesi, quota 100 rimarrà invariata almeno per il prossimo anno (con scadenza naturale nel 2021); vengono invece prorogate di un anno sia l'opzione donna sia l'Ape Sociale. Infine, è stata annunciata la mini rivalutazione delle pensioni per gli assegni compresi fra tre e quattro volte il minimo. Vediamo nel dettaglio tutte le novità sul fronte pensioni da gennaio 2020.

Pensioni, così si cambia nel 2020: cosa succede con quota 100

Su Quota 100, la possibilità di uscire dal lavoro andando in pensione con 62 anni di età e 38 di contributi, nel governo ci sono pareri contrastanti. Matteo Renzi di Italia Viva è pronto a presentare un emendamento per cancellare la riforma del sistema pensionistico messa a punto dal precedente governo M5s-Lega. "Noi diciamo che per le pensioni quota 100 per 150mila persone, con un costo di 20 miliardi in tre anni, è un'assurdità. Sapete quanto costano gli 80 euro? Costano la metà, eppure vanno a 10 milioni di persone. Quota 100 è un'ingiustizia. Noi non facciamo polemiche, noi facciamo proposte", ha detto l'ex premier dal palco della Leopolda. Posizione ribadita ieri sera a "Che tempo che fa".

Pensioni, piccolo ritardo per l'assegno di novembre

La pensa diversamente il Movimento 5 stelle: "Quota 100 non si tocca", hanno detto a più riprese i parlamentari pentastellati nei giorni scorsi. E la pensa diversamente il premier Giuseppe Conte: "Quota 100 c'è ed è un pilastro della manovra. Abbiamo fatto un tavolo, tutte le forze politiche l'hanno accettata. Poi capisco che una misura piaccia di meno, un'altra di più. Rispetto tutte le opinioni, è fisiologico". Per il presidente del Consiglio, dunque, la riforma partorita dal governo gialloverde non è in discussione.

Dopotutto, quota 100 sulle pensioni è uscita indenne dagli interventi messi a punto nella manovra di bilancio. La possibilità di andare in pensione con 62 anni di età e 38 di contributi rimarrà dunque invariata almeno per il prossimo anno, con scadenza naturale al 31 dicembre 2021. La legge attuale prevede finestre trimestrali mobili di uscita per i lavoratori del settore privato. Nel settore pubblico, invece, la finestra è di sei mesi. Rimane al momento l'incognita di come potrà variare il sistema pensioni prima della scadenza della norma nel 2021, che a legislazione invariata provocherebbe uno "scalone" nel 2022, quando ci vorranno cinque anni in più per andare in pensione (con il trattamento di vecchiaia che richiede 67 anni), oppure la maturazione del requisito pieno per la pensione anticipata (42 anni e dieci mesi, uno in meno per le donne).

Pensioni, opzione donna e Ape sociale: cosa succede nel 2020

Nel Documento programmatico di Bilancio (Dpb) il governo parla di "possibilità per le lavoratrici pubbliche e private di andare in pensione anticipata con l'opzione donna anche per il 2020". C'è una proroga di un anno, dunque, che consente di andare in pensione anticipata alle lavoratrici che compiono 58 o 59 anni ( rispettivamente se dipendenti o autonome), entro il 31 dicembre 2019, avendo alla stessa data anche 35 anni di contributi. Ricordiamo che la pensione con l'opzione donna è calcolata interamente con il sistema contributivo: la lavoratrice va in pensione prima, ma rinuncia a una parte dell'assegno, con un taglio che può arrivare al 20-30%. Sono previste alcune finestre fra maturazione del diritto e decorrenza della pensione, pari a dodici mesi per le lavoratrici dipendenti e diciotto mesi per le autonome. Secondo i dati forniti dall'Inps, nei primi sei mesi del 2019 sono state presentate circa 15mila domande per l'opzione donna. Proroga di un anno anche per l'Ape Sociale - l'anticipo pensionistico che consente a determinate categorie di lavoratori (disoccupati, disabili, addetti a mansioni ritenute pesanti e gravose) di ritirarsi con 30 o 36 anni di contributi - che dunque sarà utilizzabile fino al 31 dicembre 2020.

Infine, nel 2020 dovrebbe arrivare anche la mini rivalutazione delle pensioni fra tre e quatto volte il minimo, ovvero gli assegni pensionistici lordi tra i 1.522 e 2.029 euro. Oggi questi trattamenti si rivalutano al 97%, mentre dal prossimo primo gennaio riprenderanno a rivalutarsi al 100%, adeguandosi all'inflazione. Secondo le stime dei sindacati l'aumento dovrebbe attestarsi sui sei euro all'anno per una platea di due milioni e mezzo di pensionati.

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