Pensioni, assegno prosciugato per chi sceglie la quota 100: i dati e le tabelle

L'uscita dal lavoro con il nuovo meccanismo, invece che con il requisito anagrafico attualmente previsto, sarà sconveniente, in diversa misura, per un gran numero di lavoratori: le stime del Barometro Cisl

La tabella del Barometro Cisl

Andare in pensione con Quota 100 sarà conveniente o no? La riforma del sistema previdenziale è ancora in fase embrionale, ma una cosa sembra chiara: chi nel 2019 uscirà dal lavoro con il nuovo meccanismo riceverà un assegno pensionistico decisamente inferiore a quello che avrebbe percepito se avesse aspettato l'età prevista dalla norma attualmente in vigore, pur riscuotendolo per un numero di anni superiore. Di quanto sarà più bassa la pensione? Ovviamente dipende dall'età in cui si decide di uscire dal lavoro, ma rispetto alla pensione di vecchiaia che il prossimo anno si otterrà con 67 anni, le perdite oscilleranno da un minimo del 16% ad un massimo superiore al 23%

Pensioni, nel 2019 cambiano gli importi degli assegni

Sono i dati che emergono dal consueto Barometro Cisl, che evidenzia come l'uscita con Quota 100 sia svantaggiosa anche se confrontata con l'attuale pensione anticipata, che nel 2019 si otterrà con 43 anni e 3 mesi di contributi, indipendentemente dall’età (un anno in meno per le donne): in questo caso le perdite saranno tra il 3% e il 22,3%. Le diminuzioni di cui parla la Cisl considerano gli importi netti degli assegni pensionistici, con le perdite che sul lordo sarebbero ancora più elevate. 

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Assegno inevitabilmente più basso

Come spiegato anche nel dossier della Cisl si tratta di tagli inevitabili in quanto frutto di minori anni di contributi versati e di un coefficiente di calcolo sul montante contributivo che è più basso quanto più si anticipa l’età di pensionamento, in quanto tiene conto che l'assegno previdenziale verrà riscosso per un numero maggiore di anni. Tali perdite, più alte per alcuni lavoratori, unite al divieto ai pensionati con Quota 100 di fare cumulo con altri redditi, potrebbero dissuadere alcuni contribuenti dallo scegliere il nuovo meccanismo, considerandolo meno conveniente.

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Dubbi e critiche 

Nelle conclusioni del Barometro Cisl il sindacato mette in evidenza i principali dubbi e le criticità del nuovo metodo. Al di là dell'assegno prosciugato, un altro nodo che lascia perplessi è l'elevata età contributiva richiesta. Con la Quota 100 si potrà andare in pensione con minimo 38 anni di contributi e 62 di età (requisiti minimi) ma, mentre l'età potrà essere più alta, gli anni di contributi dovranno sempre essere 38 o più, cosicché si andranno a creare situazioni con Quota 100 e somma 101 (per es. 63 anni di età e 38 di contributi), 102 e così via. Secondo Maurizio Benetti, esperto di previdenza che cura il Barometro Cisl, la Quota 100 è “un canale di uscita riservato ai lavoratori 'forti'”. Gli unici ad avere realmente dei vantaggi con l'uscita dal lavoro con il nuovo sistema saranno quelli che hanno iniziato a lavorare intorno ai 20 anni. Chi lo ha fatto prima potrà uscire dal lavoro con altre 'strade', decisamente più convenienti della Quota 100. Un vantaggio che va ad assottigliarsi con l'avanzare dell'età, fino a scomparire per chi ha iniziato a lavorare a 28 anni. 

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