Pensioni, verso il blocco degli aumenti? I conti che preoccupano il Governo

In assenza di novità legislative dal 1° gennaio 2019 tornerebbe in vigore il meccanismo della perequazione: si tratterebbe di un sostanzioso aumento che sottrarrebbe soldi agli interventi previsti dal governo

Ultim'ora: approvato il Dl Fiscale e la legge di bilancio 2019

Entro mezzanotte il governo dovrà inviare a Bruxelles la prima manovra targata Lega - 5stelle, ma come abbiamo visto sono ancora tanti i nodi da sciogliere tra cui quello spinoso delle coperture finanziarie. Sebbene siano stati stanziati 37 miliardi, infatti, sembra che le risorse a disposizione non siano sufficienti a coprire tutte le misure in cantiere. Ecco perché anche il governo guidato da Lega e M5S, come quelli precedenti, potrebbe puntare ad un blocco della rivalutazione delle pensioni per ottenere rapidamente dei risparmi.

Introdotto dal governo Monti nel 2011, il blocco degli assegni pensionistici è stato poi confermato nel 2013 dall'esecutivo guidato da Enrico Letta, che ha fissato un sistema basato su 5 scaglioni di reddito con relative percentuali di rivalutazione valido per una fase transitoria con scadenza nel 2016, poi prorogata fino al 2018.

In assenza di novità legislative, quindi, dal 1° gennaio 2019 tornerebbe in vigore il meccanismo della perequazione, lo strumento con cui gli importi delle pensioni vengono adeguati all'aumento del costo della vita rilevato dall'Istat.

Quanto si prende di pensione: gli importi degli assegni

Come abbiamo detto senza una modifica legislativa ci si troverebbe davanti ad un ritorno al passato dopo il blocco della perequazione voluto dalla Fornero e la fase transitoria approvata da Letta che scade appunto quest'anno.

In particolare, a partire dal prossimo anno sarebbero reintrodotte le percentuali previste dalla finanziaria 2001 legge 388/2000 secondo cui l'adeguamento sarà pari al 100% degli indici Istat per gli importi fino a 3 volte il minimo, del 90% tra 3 e 5 volte il minimo Inps ed del 75% per gli importi oltre le 5 volte.

In questo modo le pensioni, in caso di aumento dell'inflazione, sarebbero più alte, comportando quindi una spesa più onerosa per le casse dello Stato. A trarne i maggiori benefici sarebbero i pensionati con assegni superiori a 2mila euro lordi mensili.

Da qui l'ipotesi che il governo intervenga, ancora una volta, per 'bloccare' gli assegni pensionistici impedendone l'adeguamento in base all'inflazione.

Come spiega il portale specializzato PensioniOggi.it col ritorno al passato verrà ripristinato anche il sistema che vede l'applicazione della rivalutazione su fasce d'importo e non più a scaglioni singoli di importo, uno stratagemma tecnico, introdotto sempre con la legge 147/2013, che determina una ulteriore perdita lieve di valore dell'assegno nel tempo.

Come cambiererrebbero gli assegni dal 2019

Attualmente, infatti, un assegno di 1600 euro lordi al mese viene rivalutato in misura unica pari al 95% dell'importo dell'inflazione. Ad esempio se l'inflazione è pari all'1% l'assegno, con le regole attuali, subisce un incremento di 15,2 € annui (1600 x 1% x 0,95). Con il sistema a fasce di importo l'assegno verrà rivalutato in misura piena sino a tre volte il trattamento minimo inps e misura pari al 90% dell'inflazione per la parte eccedente il precedente scaglione d'importo, portando così in dote al pensionato una piccola somma in più sull'assegno (1500 x 1% + (1600-1500) x 1% x 0,90= 15,90€).  

Come vediamo si tratterebbe di un sostanzioso aumento che sottrarrebbe soldi agli interventi previsti dal governo. Si fa strada dunque l'ipotesi di una nuova proroga come quella stabilita dalla legge di Bilancio 2017 che cancellò la perequazione per altri due anni (fino al 31 dicembre 2018 appunto) per finanziare l'Opzione Donna.

Riepilogando, senza un intervento legislativo, dal 1° gennaio 2019 saranno ripristinate le fasce di reddito:

  • 100% per le pensioni di importo inferiore a tre volte il trattamento minimo (che oggi è 507,42€ ma subirà una piccola variazione nel 2019);
  • 90% per gli assegni di importo compreso tra 3 e 5 volte il trattamento minimo;
  • 75% per le pensioni superiori a 5 volte il trattamento minimo.

Come calcola il portale Money.it chi oggi ha una pensione di importo lordo pari 3mila euro che viene rivalutata del 45% dell’aumento dell’inflazione, con le percentuali che entreranno in vigore il prossimo anno la perequazione sarà del 75%.

Col ritorno al sistema che prevede la rivalutazione su fasce di importo la pensione sarà rivalutata in maniera piena fino a tre volte l’importo del trattamento minimo, al 90% la parte che non eccede 5 volte il trattamento minimo e al 75% il resto.

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Prendiamo come esempio la solita pensione di 3.000 euro lordi. Questa sarà rivalutata al 100% per la metà (1.500€, ovvero tre volte il trattamento minimo), al 90% per ulteriori 1.000€ (5 volte il trattamento minimo, quindi 2.509,45€) e al 75% per i restanti 500€

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