Pensioni, con la nuova indicizzazione ci perdono (quasi) tutti

Ad aprile conguaglio nullo o negativo per la maggior parte dei pensionati, con un piccolo sorriso solo per chi percepisce tra i 1.540 e i  2.052,04 euro. Ma non finisce qui, è in arrivo anche il taglio delle pensioni d'oro

Foto di repertorio

Saranno almeno 3 milioni i pensionati penalizzati dal nuovo schema di indicizzazione previsto dal governo Lega-M5s nella Legge di Bilancio che, tra le altre cose, ha introdotto anche la quota 100 e il reddito di cittadinanza. Se questo non fosse abbastanza, a 'perdere' di più nell'assegno pensionistico dovrebbero essere proprio quelle persone che hanno sempre versato contributi e imposte, al contrario degli 8 milioni di pensionati che vengono assistiti parzialmente o totalmente dallo Stato. Ad evidenziare questa situazione sono i numeri contenuti in un report del Centro Studi Itinerari Previdenziali sul ricalcolo effettuato dall'Inps su tutte le pensioni secondo l'ultima riforma del sistema pensionistico. 

Pensioni, chi ci 'perde' con la nuova indicizzazione

Secondo il documento curato Mara Guarino e Giovanni Gazzoli, si tratta di "una rivalutazione delle pensioni penalizzante e simile a quella precedente del Governo Renzi e che, in particolare, considera minore il peso dell'inflazione". Il nuovo importo pensionistico, come stabilito dalla circolare 22/2019 dell'Inps, spiegano gli autori "viene messo in pagamento dalla mensilità di aprile 2019'', e il conguaglio riguarderà le prime tre mensilità del 2019. Ma sarà, avvertono i ricercatori "nullo per le prime due classi di importo (quelle che vanno da 513 a 1.539 euro circa lordi al mese ndr), positivo (di poco) per la terza (da 1.540 circa a 2.052,04 euro), e negativo per tutte le altre".

Pensioni, si va verso quota 100mila (e occhio al conguaglio)

Facendo un esempio, un pensionato che riceve 2.052,04 euro lordi avrà con la legge introdotta dal governo Conte una rivalutazione mensile di 21,90 euro (l'1,1% di inflazione pesa per il 97%) a fronte dei 20,32 (solo il 90%): dunque beneficerà di 1,58 euro al mese in più. Al contrario, chi ne riceve 2.565,05 lordi dovrà ''rimborsare'' lo Stato di circa 11 euro, poiché la sua pensione mensile verrà rivalutata di 3,66 euro in meno ogni mese. Lo stesso avverrà per tutti coloro che percepiscono una pensione lorda superiore 2.052,05 euro.

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Arriva il taglio delle pensioni d'oro

Ma le note dolenti per le pensioni non sono finite qui, avverte Itinerari Previdenziali. infatti, probabilmente a giugno, entrerà in vigore anche il ''taglio'' delle cosiddette pensioni d'oro, cioè quelle superiori ai 100.000 euro lordi l'anno, come deciso in Legge di Bilancio. "Anzitutto occorre sottolineare che di taglio si tratta, perché non c'è alcun ricalcolo delle pensioni sulla base dei contributi versati, e per giunta un taglio ''brutale'' che per la percentuale di riduzione e per la durata (5 anni) non ha precedenti", avvertono gli esperti di Itinerari previdenziali.

Quota 100: in pensione senza verifica, ma c'è il rischio 'trappola'

In pratica, un pensionato che riceve una pensione annua lorda di 130.000 euro, sui 30.000 eccedenti il massimale dei 100.000 euro, si troverà un taglio del 15% ossia 4.500 euro lordi. Con una pensione di 350.000 euro, dovrà contribuire per 67.000 euro, somma delle aliquote applicate sui tre scaglioni che compongono la sua pensione lorda; con una pensione pari a 700.000 euro la riduzione sarà pari a 199.500 euro, quindi la nuova pensione, per i prossimi 5 anni, ammonterà a 500.500 euro.

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"Anche in questo caso i pensionati colpiti dai tagli sono molto pochi, ossia 35.642, pari allo 0,22% dei pensionati totali. Inoltre il ricavo lordo per lo Stato è modesto soprattutto se si considera che si tratta, appunto, di pensioni lorde; al netto il ricavo per le finanze pubbliche si riduce a poco più di 120 milioni l'anno che con molta probabilità produrranno costi maggiori per lo Stato a seguito dei numerosi ricorsi. In conclusione, due ulteriori considerazioni. In primis, è utile specificare che gli stessi parametri saranno applicati anche a coloro che usufruiscono di Quota 100 e pensione anticipata; secondo, il risparmio totale per le casse dell'Erario è modesto, poiché le percentuali di indicizzazione sono di poco superiori a quelle previste dalla Legge 208/2015 del Governo Renzi. Ne valeva la pena?", conclude il report.

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