Pensioni "corrette": via dal lavoro in anticipo e con l'assegno più basso

"Mantenere il collegamento fra età pensionabile e aspettativa di vita, adeguando i parametri previdenziali": questo il consiglio del Fondo Monetario internazionale che rilancia l'allarme sui costi di Quota 100: "Accresce spesa e crea discontinuità"

In pensione in anticipo, o comunque prima dei 67 anni previsti dalla riforma Fornero: dopo Quota 100 ci si interroga su come garantire il tournover nei posti di lavoro senza intaccare la solidità del sistema previdenziale. I conti dell'Inps sono in ordine, come sottolinea anche il Fondo Monetario Internazionale nella dichiarazione finale sulla missione in Italia, anzi a detta degli esperti economici internazionali il nostro Paese ha fatto molto di più del resto dei paesi sui risparmi nel lungo termine. La principale criticità sollevata dagli economisti verte sull'impatto di 'Quota 100': la riforma inserita sperimentalmente lo scorso anno "accresce la spesa e crea una discontinuità sull'età pensionabile". 

Ne avevamo già parlato: nel giro di 18 anni - tra il 2019 e il 2036 - l'introduzione di Quota 100 (almeno 62 anni di età e 38 anni di anzianità contributiva) potrebbe costare complessivamente circa 63 miliardi di euro. Una maggiore incidenza della spesa in rapporto al pil che ammonta a 0,5 punti percentuali. Inoltre con la naturale scadenza di quota 100 si andrà a creare uno scalone secco di 5-6 anni tra coloro che fino al 2022 potranno utilizzare lo scivolo previdenziale e chi, da gennaio sarà fuori dal beneficio concesso dal "decretone".

Per questo il Fondo Monetario internazionale incoraggia l'Italia ad applicare nella programmata riforma delle pensioni quella "correttezza" nel caso di pensionamenti anticipati che fino ad oggi è mancata. Per gli economisti di Washington affinché le pensioni siano corrette occorre "collegare i benefici ai contributi".

"L'Fmi invita infatti il Governo a mantenere il collegamento fra età pensionabile e aspettativa di vita, adeguando i parametri previdenziali per garantire la sostenibilità del sistema.

Ovvero collegare strettamente gli assegni pensionistici ai contributi versati dai lavoratori. Inoltre l'Fmi invita a mantenere l'indicizzazione dell'età pensionabile alle aspettative di vita e "garantire l'equità attuariale anche per il pensionamento anticipato": in poche parole, pensioni più basse per chi sfrutterà gli scivoli previdenziali.

C'è poco altro da fare, la coperta è corta perché come è evidente ormai da una decade, l'economia italiana è entrata in una fase di stagnazione dopo il crollo avvenuto durante gli anni zero di questo secolo. 

economia italia stima Fondo monetario internazionale-2

Come rileva l'FMI lo spazio fiscale rimane a rischio: principale imputato è il debito pubblico che già oggi consuma il 135% del Pil (ovvero molto più di tutta la ricchezza prodotta in una anno, ndr) ed è previsto in aumento a causa della spesa pensionistica.

Basterebbe uno schock economico - è l'avvertimento del Fondo Monetario Internazionale -  e il debito pubblico andrebbe fuori controllo.

Va ricordato che ora i bassi tassi di interesse accordati dalla Banca centrale Europea permettono all'Italia quella zavorra di ossigeno per non vedere la propria inflazione galoppare e mandare i conti pubblici fuori asse. 

Pensioni e Rdc: l'Fmi sbertuccia l'Italia

L'Fmi pertanto chiede al governo italiano un aggiustamento economico che porti ad un avanzo complessivo di almeno mezzo punto percentuale del PIL entro il 2025. Una via che - visti i bassi consumi privati - non può che tradursi in un contenimento della spesa pubblica.

Ma non sono le uniche raccomandazioni: anche il reddito di cittadinanza finisce sotto la penna rossa degli ispettori. Come noto il sussidio è ben più generoso rispetto ai parametri internazionali, ma al contempo troppo sbilanciato verso i single e finisce per penalizzare le famiglie più grandi e povere. Inoltre per gli economisti l'assegno così come congegnato rappresenta un disincentivo al lavoro, anche perché il sussidio si interrompe troppo bruscamente anche se si accettano lavori a basso salario. 

Altre considerazioni vertono invece le grandi malattie dell'economia italiana: la bassa produttività e il disallineamento rispetto ai salari e quello che l'FMI bolla come "ostacoli normativi" e che chi vuol fare impresa in Italia ben conosce. 

"Le riforme per liberalizzare i mercati e decentralizzare la contrattazione salariale dovrebbero essere prioritarie. L'attuazione tempestiva degli sforzi in corso per migliorare l'efficienza del settore pubblico e i quadri di insolvenza e giustizia aumenterebbero questi vantaggi."

Leggi il report completo sul sito dell'FMI

Intanto si va delinando il progetto del governo per la riforma pensionistica. Il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri ha spiegato che l'approccio dell'esecutivo sarà sistemico legando la riforma delle pensoni a politiche a sostegno della natalità.

"Se facciamo nidi gratis o un piano straordinario per la natalità è una riforma strutturale che sostiene l'occupazione femminile e la natalità. Se si fanno più figli in Italia è probabile che anche il sistema pensionistico diventi più sostenibile''.

Intanto il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo ha firmato il decreto istitutivo del Tavolo tecnico di studio sulle tematiche previdenziali aprendo ufficialmente il cantiere per la riforma delle pensioni. Alla Commissione è affidato un compito a vasto raggio; oltre alla valutazione dell'impatto delle proposte che saranno elaborate ai tavoli infatti, è previsto anche che definisca le "linee di indirizzo ed interventi di riforma del sistema pensionistico". Tra i partecipanti quattro esperti in materia: Giovanni Geroldi, Stefano Giubboni, Roberto Riverso e Massimiliano Tancioni. Al tavolo tra gli altri anche rappresentanti del Mef, Marco Leonardi e Federico Giammusso e due rappresentati nell'Inps.

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