"Dopo Quota 100 si va in pensione a 67 anni": l'affondo di Gualtieri contro Salvini

Il ministro dell'Economia: "Salvini parla del governo che vuole negativamente intervenire sui pensionati, semmai è quello che ha fatto la Lega. Bisogna ricordare ai cittadini che quota 100 fatta da Salvini finisce nel 2021, poi si va in pensione a 67 anni''. Intanto sta per ripartire il confronto sulle pensioni in vista di una futura necessaria riforma del sistema

Foto Ansa

Pensioni, quota 100 continua a fare notizia. Sono i politici stessi a riportarla al centro del dibattito. ''Ho ascoltato Matteo Salvini in una delle sue numerose incarnazioni quella di esperto di pensioni - ironizza il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, in un'intervista ad Agorà su Raitre - e di dire cose totalmente false: parla del governo che vuole negativamente intervenire sui pensionati, semmai è quello che ha fatto la Lega. Bisogna ricordare ai cittadini che quota 100 fatta da Salvini finisce nel 2021, poi si va in pensione a 67 anni''.

Quota 100, Gualtieri: "Intervento spot, molto costoso e molto limitato nel tempo"

''Questa è la riforma che ha fatto Salvini. L'ha fatta lui e sta nascondendo questo piccolo fatto. Ha fatto un intervento per una parte ridotta platea di persone -aggiunge Gualtieri-. Quando ha governato ha fatto un intervento spot, molto costoso e molto limitato nel tempo. Lasciando poi nel tempo, dopo la scadenza di quota 100 ci fosse uno 'scalone' altissimo che ripristinasse la Fornero. Questo l'ha fatto Salvini che ci ha abituato ad una propaganda sfacciata, su questo siamo a livelli altissimi di bugia''.

Nel governo però il giudizio negativo su Quota 100 è tutt'altro che unanime. Il Movimento 5 stelle si intesta la misura. Lo ha fatto non da ulltimo Luigi Di Maio nel discorso in cui ha annunciato le dimissioni da capo politico del Movimento, elencando tutti i successi (o presunti tali) conseguiti durante la sua guida.

Pensioni, via al confronto: i quattro punti sul tavolo

Intanto sta per ripartire il confronto sulle pensioni in vista di una futura necessaria riforma del sistema. Sul tavolo ci sono sostanzialmente quattro punti: pensioni di garanzia per i giovani, flessibilità in uscita, previdenza integrativa e rivalutazione delle pensioni.

Governo e sindacati si incontrano il 27 gennaio, quando ci si limiterà a stabilire un'agenda di appuntamenti su questi temi. L'ipotesi lanciata dai sindacati di un'uscita flessibile dai 62 anni con 20 anni di contributi senza penalizzazioni e senza calcolo dell'assegno con il metodo contributivo è considerata da quasi tutti gli osservatori e gli esperti del settore assolutamente insostenibile per i costi, che sfiorerebbero i 20 miliardi.

Pensioni, le proposte Acli per la riforma

Flessibilità, abolizione delle ''soglie'', pensione di inserimento e una riforma fiscale che realmente integri reddito e spese. Su questi pilastri si basano le proposte illustrate dal presidente delle Acli, Roberto Rossini, intervenuto al convegno ''Un sistema pensionistico sostenibile socialmente e finanziariamente'' promosso da Fap Acli e Patronato Acli al quale ha partecipato, tra gli altri, anche la sottosegretaria al Lavoro, Francesca Puglisi.

''Fisco e previdenza dovrebbero essere pensati ad hoc per ogni contribuente, perché le regole fiscali e pensionistiche non sono adatte a tutti i cittadini ma vanno modulate secondo le diverse esigenze. Le istituzioni hanno il dovere di impegnarsi in riforme che abbiano come obiettivi l'equità, la sostenibilità e la redistribuzione in chiave solidale delle risorse''.

Pensioni, tutte le ipotesi della nuova riforma (e una brutta sorpresa, parola di Fornero)

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